ROBERT McCAMMON.
.
MARY TERROR.
.
Titolo originale: Mine. 1990.
.
Parte 2.
.
Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
.
TERZO.
.
Deserto di dolore.
.
1.
.
Inchiodaporci.
.
 assolutamente sicura di non avere mai visto quella donna prima d'ora?
- S. Sicura.
Ha pronunciato il suo nome o il suo cognome?
- No, io non... no.
Ha pronunciato il nome del bambino?
- No.
Aveva un accento?
- Del sud - rispose Laura. - Ma diverso. In qualche modo. Non so.
- Rispondeva a quelle domande nello stordimento dei tranquillanti, e la
voce del tenente di polizia di nome Garrick sembrava giungerle, fluttuando
lungo un tunnel pieno di echi. Nella stanza c'erano altri due uomini: Ne-
wsome, il capo del servizio di sicurezza dell'ospedale, dal viso rude, e un
poliziotto pi giovane che prendeva appunti. Miriam veniva interrogata in
un'altra stanza, mentre Franklin e Doug, che era tornato dopo una bevuta in
un bar vicino al suo ufficio, erano gi nell'ufficio dell'amministrazione.
Laura faticava a concentrarsi su quello che Garrick le chiedeva. Le pillo-
le le avevano fatto uno strano effetto, rilassando il corpo e la lingua, men-
tre la mente continuava a lavorare frenetica, in un vertiginoso saliscendi da
montagne russe.
Un accento meridionale? In che senso, diverso?
- Non del profondo sud - disse lei. - Non era un accento della Geor-
gia. Saprebbe descrivere la donna a un disegnatore della polizia?
- Penso di s. S, posso farlo.
Newsome fu chiamato fuori della stanza da un terzo poliziotto. Torn
pochi minuti dopo accompagnato da un uomo dall'aria di ragazzo, in com-
pleto grigio scuro, camicia bianca e cravatta nera con minuscoli puntini
bianchi. Segu una consultazione sottovoce, Garrick si alz dalla sedia vi-
cino al letto e il nuovo arrivato prese il suo posto. - Signora Clayborne?
Mi chiamo Robert Kirkland. - Le mostr una tessera di riconoscimento
plastificata. - Federal Bureau of Investigation.
Quelle parole le causarono una nuova ondata di panico, ma i tranquillan-
ti mantennero la sua espressione calma e sognante. Soltanto il luccichio
umido degli occhi tradiva il terrore allo stato puro. Storie di biglietti di ri-
scatto e di vittime di rapimenti assassinate le turbinavano nella mente co-
me costellazioni maligne. - La prego, mi dica - mormor. Aveva la lin-
gua di piombo, il gusto acre dei tranquillanti in bocca. - La prego... per-
ch ha preso il mio bambino?
Kirkland fece una pausa, con la penna sospesa su un grande blocco di
carta gialla a righe. Aveva degli occhi, pens Laura, che somigliavano a
occhiali azzurri a specchio, che non lasciavano nemmeno uno spiraglio su
quanto avveniva dentro. - La donna non era una infermiera di questo o-
spedale - le disse. - Non esiste nessuna Janette Leister nel ruolo, e l'uni-
ca persona con quel cognome che ha lavorato qui  stata un tecnico di ra-
diologia, nel 1984. - Controll gli appunti presi in precedenza. - Un
maschio negro, et 33 anni, che ora risiede al 2137 di Oakhaven Drive a
Conyers. - Il suo sguardo impenetrabile torn su di lei. - Stiamo con-
trollando gli archivi di altri ospedali. Forse ha fatto l'infermiera per un cer-
to periodo, oppure pu avere semplicemente acquistato o preso in affitto
l'uniforme. Stiamo controllando anche i negozi di uniformi e costumi tea-
trali a nolo. Se ha preso in affitto l'uniforme, se un commesso ha trascritto
l'indirizzo dalla patente, e se  l'indirizzo esatto, siamo fortunati.
- Allora potrete trovarla presto, non  cos? Potrete trovare lei e il mio
bambino?
- Agiremo non appena ottenuta l'informazione. - Ricontroll gli ap-
punti. - Quello che lavora a nostro favore in questo caso  la taglia e la
statura della donna, entrambe fuori della norma. Ma tenga presente che
l'uniforme potrebbe appartenere a lei, e in tal caso non comparirebbe su
una lista di abiti presi a nolo. Potrebbe averla acquistata un anno fa, o pre-
sa in affitto fuori citt.
- Ma la troverete, non  vero? Non la lascerete fuggire?
- No, signora - rispose Kirkland. - Non la lasceremo fuggire. -
Non le disse che la donna era stata introdotta nell'ospedale da un'addetta
alla lavanderia, e che evidentemente aveva fatto uscire il bambino nascosto
in una cesta della biancheria. Non le disse che non esisteva nessuna descri-
zione della macchina, che la lavandaia era stata vaga riguardo al viso della
donna, ma risaltavano due particolari: la statura della donna, un metro e ot-
tanta, e il bottone giallo di Smiley appuntato sul taschino. A Kirkland era
venuto in mente che la donna lo avesse appuntato l per distogliere l'atten-
zione dal suo viso. Si era mossa in fretta, sapendo quello che faceva: non
era un lavoretto abborracciato da dilettanti. Gli appunti dicevano che aveva
indossato l'uniforme bianca con guarnizioni blu, gli stessi colori delle in-
fermiere autentiche. Era quella l'uniforme che stavano cercando di rintrac-
ciare. Aveva recitato la sua parte, come si era espressa Miriam Beale, con
autorit. La lavandaia aveva detto che sembrava un'infermiera e si com-
portava anche come tale. La donna doveva avere controllato l'ospedale in
precedenza, perch sapeva come entrare e uscire in fretta. Ma c'era un pun-
to interessante: la donna era entrata anche nelle stanze 24 e 23. Era venuta
espressamente per il piccolo Clayborne, oppure cercava a caso un bambino
da rapire? Era importante che avesse rapito un maschio? In tal caso, per-
ch?
Kirkland trascorse circa venti minuti con Laura, tornando su terreno gi
arato. Per lui era evidente che non poteva fornirgli niente di nuovo. Laura
entrava e usciva dallo stato di choc, diventando sempre meno coerente.
Due volte scoppi in lacrime, e Kirkland chiese a Newsome di andare a
chiamare il marito.
- No. - L'energia e la ferocia della sua voce lo sorpresero. - Non lo
voglio qui dentro.
Mentre Kirkland tornava in ufficio, squill il telefono della sua macchi-
na. - Dite pure - rispose.
Era uno degli altri agenti che si occupavano del caso. Una commessa
della Costumes Atlanta aveva noleggiato una uniforme da infermiera taglia
extra-large, bianca, senza guarnizioni blu, a una "donna grossa" venerd
pomeriggio. L'indirizzo, copiato da una patente di guida della Georgia, era
4408 Sawmill Road, interno 6, a Mableton. Il nome era Ginger Coles. Kir-
kland disse: - Procurami un mandato di perquisizione e incontriamoci l.
- Attacc e invert la direzione di marcia della Ford, con i tergicristalli
che respingevano la pioggia regolare.
Quaranta minuti dopo, Kirkland e altri due agenti dell'FBI erano pronti a
fare irruzione nell'appartamento all'interno 6 del piccolo e squallido con-
dominio di Mableton. L'orologio aveva segnato da poco le quattro, il cielo
era coperto da basse nuvole grigie. Kirkland controll la rivoltella di ordi-
nanza. Era rimasto seduto nel parcheggio a sorvegliare la porta del-
l'appartamento numero 6, e non aveva visto nessun movimento, ma un
comportamento poco prudente poteva costare la vita. - Andiamo - disse
parlando nel walkie-talkie, scese dalla macchina e s'incammin sotto la
pioggia con gli altri due uomini verso l'appartamento numero 6.
Kirkland buss. Attese. Buss ancora. Nessuna risposta. Tent la mani-
glia. Chiusa a chiave, naturalmente. Chi poteva avere la chiave? Il custode
del condominio? - Proviamo questa - disse, e si diresse alla porta vici-
na. Buss. Attese. Riprov un po' pi forte. Nessuno in casa? Tent la ma-
niglia, e fu sorpreso quando'la porta si apr.
- Salve! - esclam nella penombra. - Non c' nessuno in casa? -
Ne sent l'odore: il sentore di rame, inconfondibile, del sangue. Non aveva
un mandato di perquisizione per quell'appartamento, ed entrare poteva si-
gnificare andare a caccia di guai. Ma poteva vedere nella casa l'effetto di
una devastazione, poteva guardare al centro della camera da letto e scor-
gere il materasso rovesciato e sventrato e l'imbottitura di cotone sparsa in
giro. - Io vado. - Entr con la mano sul calcio della pistola.
Quando usc meno di tre minuti dopo, Robert Kirkland era invecchiato.
- C' un omicidio l dentro. Un vecchio nella vasca da bagno con la gola
tagliata. - "Merda alta" pens. - Ci serve una chiave! Trovatemi il cu-
stode, presto!
Il custode non era in casa. Kirkland si ritrov davanti la porta chiusa del-
l'appartamento numero 6. Il poliziotto torn verso la macchina e us il te-
lefono per fare una chiamata alla polizia metropolitana. Poi form il nume-
ro della centrale dell'FBI di Atlanta, chiedendo informazioni su una certa
Coles, Ginger. Il computer fece un buco nell'acqua. Anche il nome Leister,
Janette non diede risultati. Tutti e due nomi falsi? Chi poteva avere biso-
gno di un nome falso se non un ricercato? E cosa c'entrava il vecchio nella
vasca con il rapimento di un bambino dall'ospedale St. James a Buckhead?
"Merda alta" pens.
Meno di un'ora dopo, mentre la polizia metropolitana interrogava gli al-
tri residenti del condominio e una squadra di specialisti cercava impronte
digitali e prove in mezzo al caos, il vento cominci ad aumentare. Turbin
intorno al cassonetto dei rifiuti, e sollev dal fondo la foto accartocciata di
un neonato sorrridente. Il vento la fece volare lontano dai poliziotti e dagli
agenti dell'FBI, e veleggi a nord su una corrente fredda, prima di restare
impigliata fra i pini.
Il custode del condominio, si seppe da un inquilino che era appena arri-
vato a casa, lavorava in un negozio di calzature Kinney's in un vicino cen-
tro commerciale. Due poliziotti furono incaricati di rintracciarlo, e arriv
sotto la loro scorta verso le cinque e mezza, trovando il posto che brulicava
di agenti in impermeabile scuro. Apr la porta dell'appartamento di Ginger
Coles con la mano che gli tremava, mentre operatori armati di minicamere
cominciavano a volteggiare come avvoltoi che fiutavano la morte.
- Resti indietro - disse Kirkland all'uomo. Poi gir la maniglia e apr
la porta.
Mentre la porta si apriva, Kirkland sent un lieve click.
Vide quello che lo aspettava, ed ebbe una frazione di secondo per pensa-
re: "Merda al..."
La trappola di filo collegato al grilletto e avvolto intorno alla maniglia
della porta funzion in modo eccellente. Il fucile a canne mozze che era
stato disposto su una sedia, con la canna sollevata in modo ben calibrato,
spar con un boato cupo non appena il grilletto ricevette una scossa, e la
forza dell'esplosione colp in pieno Robert Kirkland tagliandolo quasi a
met. Le pallottole trapassarono la gola di un secondo agente dell'FBI e fe-
cero esplodere la spalla destra del custode in una cascata di carne, sangue e
ossa proprio davanti alle telecamere. Kirkland barcoll all'indietro, senza
pi cuore, polmoni e gran parte di quello che lo teneva insieme, e si acca-
sci in un mucchio di tessuti pulsanti. I poliziotti si gettarono ventre a terra
sull'asfalto bagnato, i cameramen urlarono e indietreggiarono, ma non
troppo, per non perdere l'inquadratura. Qualcuno fece fuoco nell'apparta-
mento, un altro poliziotto spaventato cominci a sparare, porte e finestre
dell'appartamento numero 6 danzarono nell'aria insieme a intonaco e
frammenti di legno. - Cessate il fuoco! Cessate il fuoco! - grid l'unico
agente dell'FBI rimasto, e pian piano la sparatoria si spense.
Infine due poliziotti coraggiosi, o sventati, fecero irruzione nell'apparta-
mento crivellato di pallottole. La lampada era stata colpita, e il contenuto
gelatinoso era spiaccicato tutt'intorno sulle pareti. Gli armadietti di cucina
aperti, scheggiati dai proiettili, erano vuoti. Restavano un impianto stereo e
un televisore, insieme con alcuni dischi. Se la polizia avesse saputo guar-
dare, avrebbe scoperto che non era rimasto nessun album dei Doors. C'era-
no segni sulle pareti dove erano stati appesi dei quadri, ma non c'erano
quadri. In un armadio a muro fu trovata una scatola di cartone piena di
bambolotti di plastica e gomma mutilati, e dietro c'era una carabina da ra-
gazzo privata del mirino telescopico. Gli armadi non contenevano abiti, e i
cassetti del com erano stati svuotati.
Le ambulanze stavano arrivando. Qualcuno aveva gi coperto con un
impermeabile il cadavere di Kirkland. Il suo sangue si stava raccogliendo
in un incavo del pavimento, con un braccio che sporgeva dalle pieghe del-
l'impermeabile e le dita curvate verso l'alto ad artiglio. I reporter si spinto-
navano per ottenere le inquadrature migliori. Alla CNN, la rete stava gi
per dare inizio a una trasmissione in diretta dal condominio di Mableton.
Oltre 150 chilometri a nord-est di Atlanta, sull'interstatale 85, un furgone
Chevy verde oliva avanzava tossicchiando a ottanta all'ora sotto una fitta
pioggia. Mentre il nuovo bambino dormiva in una piccola scatola di carto-
ne sul pavimento, avvolto nella sua copertina azzurra, Mary Terror cantava
Age of Aquarius a voce bassa, e si domandava chi avrebbe trovato l'in-
chiodaporci che aveva lasciato armato e pronto sulla porta di casa sua. Non
indossava pi l'uniforme da infermiera. Si era cambiata a casa, aveva mes-
so l'uniforme in un sacco dei rifiuti e l'aveva lanciata da un ponte in una
gola boscosa, mentre la targhetta col nome era stata gettata via a quaranta
chilometri dalla citt. Ma i porci avrebbero scoperto abbastanza presto do-
ve aveva preso in affitto l'uniforme, e avrebbero avuto in mano il nome di
Ginger Coles e il suo indirizzo. Era impossibile evitarlo, perch non aveva
avuto il tempo di procurarsi una patente falsa. Non aveva importanza, si
stava lasciando alle spalle il nido di vespe, e aveva il suo bambino, e tutto
sarebbe filato a meraviglia quando avrebbe incontrato Lord Jack presso la
signora piangente.
Una sirena. Luci lampeggianti. Il cuore di Mary sussult, e lei cominci
a rallentare, ma l'autopattuglia la super e scomparve nel turbinio di piog-
gia e foschia davanti a lei.
Aveva molta strada da fare. Aveva la Magnum grossa come un pugno e
la Colt, e vestiti e viveri, dietro. Pannolini e latte artificiale in abbondanza.
Un thermos di plastica in cui fare pip in modo da non dover fare soste.
Scomodo, ma adeguato. Prima di lasciare Atlanta, aveva fatto il pieno di
benzina e controllato le gomme. Portava il bottone di Smiley sulla cami-
cetta stampata a motivi cachemire. Era vestita di puro cotone.
Si chiedeva chi avrebbe trovato l'inchiodaporci, e quando. Sarebbe valsa
la pena di perdere il fucile a canne mozze per abbattere un servo dello stato
di quelli grossi, per sgonfiare uno di quei superporci con le medaglie sul
petto. Lanci un'occhiata in basso alla creaturina rosea nella scatola di car-
tone e disse: - Ti voglio bene. La mamma vuol bene al suo bambino, s,
proprio cos.
Le gomme stridevano sull'interstatale resa liscia dalla pioggia. Mary
Terror, automobilista prudente che rispettava tutti i limiti di velocit e le
regole del codice stradale, prosegu il viaggio.
2
Armata e pericolosa
L'uomo nel Michigan non riusciva a dormire.
Controll l'orologio. Le lancette luminose segnavano sette minuti dopo
la mezzanotte. Rimase a letto ancora un po', ma la placca metallica nella
sua mascella captava i suoni della radio. Apr la bocca e pot sentire un
frastuono di chitarre rock and roll. Sarebbe stata una nottata schifosa.
Non c'era altro da fare che ubriacarsi, decise, e si alz al buio.
Fuori fischiava il vento, portando il freddo oltre le Grandi Pianure sul
dorso da bisonte dell'inverno. La casa di assicelle di legno tremava e ge-
meva, anch'essa incapace di dormire a causa della turbolenza. L'uomo, co-
perto sul petto e sulla schiena da peli grigi e fitti come un vello, and con i
soli pantaloni del pigiama in cucina, dove apr il frigorifero. La luce fioca
invest la sua faccia da teschio, tutta zigomi scavati e occhi profondamente
infossati nelle orbite. L'occhio sinistro aveva qualcosa che non andava, e la
mascella era sbilenca. Il respiro era un lento e roco ansimare da mantice.
Allung la mano verso le quattro lattine di Budweiser che restavano, an-
cora nell'imbracatura di plastica, e se le port tutte nello studio.
Nel suo rifugio di pannelli di noce, con le targhe del bowling alle pareti,
e i trofei vinti come tiratore disposti tutt'intorno come sculture greche, ac-
cese il televisore e si sistem sulla vecchia poltrona da riposo a quadri, lo-
gorata dall'uso. Prima us il telecomando per sintonizzarsi sull'ESPN, dove
due squadre australiane stavano giocando la loro versione del football.
Bevve quasi tutta una delle birre, mandandola gi in poche sorsate lunghe.
Nella sua bocca qualcuno cantava sott'acqua. Gli faceva male anche la te-
sta, un lento dolore tormentoso che cominciava in cima al cranio calvo, e
si diffondeva come mercurio bollente fino alla nuca. Lui era un conosci-
tore di mal di testa, come certi uomini lo sono di vini o di farfalle; quel
mal di testa lo avrebbe riempito di dolore delizioso, e gli avrebbe lasciato
un retrogusto di fumo di pistola e metallo.
Fin la seconda birra" e decise che gli australiani non capivano un'acca
di football. La mano dalle grosse nocche si mosse sul telecomando. Ades-
so era nel regno del cinema: La Regina d'Africa su un canale, Easy Rider
su un altro, Godzilla contro Megalon su un terzo. Poi un passaggio nella
giungla degli intrattenitori televisivi, gente che vendeva creme contro la
cellulite e prometteva la ricrescita dei capelli a uomini disperati. Delle
donne lottavano sul canale seguente, GLOW. Le guard per un po', perch
la Terrorista colp la sua attenzione. Poi continu a cambiare, cercando il
deserto elettrico mentre la sua testa cantava e il cranio vibrava di note di
basso.
Arriv ai titoli del notiziario, e ferm il dito impaziente per guardare
quei mentecatti che si facevano a pezzi a Beirut. Stava per cambiare, diret-
to in territorio religioso, quando il conduttore del notiziario disse: Una
scena bizzarra si  verificata oggi a poca distanza da Atlanta, quando agen-
ti di polizia e agenti dell'FBI sono caduti in una trappola, tesa da una don-
na che forse ha rapito un bambino da un ospedale della zona.
La terza lattina di Bud rimase sospesa sulle sue labbra. Assistette alle ri-
prese sussultanti della scena di un carnaio. Boom, fece un'arma sparando.
Un fucile, gli sembr. La gente urlava e indietreggiava. Qualcuno era ri-
masto a terra, dibattendosi per il dolore. Chiunque fosse a puntare la tele-
camera, cadde in ginocchio. Altri spari, stavolta di pistola. State gi, dan-
nazione! url qualcuno. L'angolazione della telecamera scese all'altezza
del marciapiede, e gocce di pioggia s'infransero sull'obiettivo.
Si ritiene che la sospetta aggiunse il commentatore identificata dal-
l'FBI come Ginger Coles, abbia sottratto un bambino dall'ospedale St. Ja-
mes, approssimativamente intorno alle due di sabato pomeriggio. Nel suo
appartamento, agenti dell'FBI e della polizia si sono trovati di fronte un fu-
cile azionato da un filo, che ha ucciso l'agente dell'FBI Robert Kirkland, di
32 anni, e ferito gravemente un altro agente e un giovane uomo.
L'uomo sulla sedia emise un basso grugnito. La scena mostrava un corpo
coperto da un lenzuolo che veniva caricato su un'ambulanza.
La sospetta, nota anche col nome di Janette Leister, potrebbe trovarsi
ancora nella zona di Atlanta.
"Leister" pens l'uomo. "Janette." Oh, Ges! Si raddrizz di scatto sulla
sedia, dimenticando il mal di testa, e la birra trabocc dalla lattina di Bud
finendo sul tappeto.
La Coles  implicata anche nell'assassinio di un vicino, Grady She-
cklett, di 66 anni, e si ritiene che sia armata ed estremamente pericolosa.
Avremo altre informazioni su questa storia man mano che si svilupper.
Ora restate sintonizzati per le notizie sportive.
"Leister. Janette." Lui conosceva quei nomi, ma non andavano insieme.
Un tic gli tormentava l'occhio destro. "Gary Leister. Janette Snowden." S,
erano quelli i nomi che conosceva. Due membri dello Storm Front, morti.
Oh, Cristo! Poteva essere? Poteva essere?
Rimase dov'era finch il servizio fu ritrasmesso, mezz'ora dopo. Stavolta
aveva il videoregistratore acceso, e lo registr. La casa tremava sotto l'as-
salto dei venti invernali, ma l'attenzione dell'uomo era inchiodata sul vio-
lento dramma che si svolgeva sullo schermo. Quando fu finito, lo riproiet-
t ancora una volta. Caduti in trappola. Un fucile azionato da un filo. Gin-
ger Coles. Janette Leister. Un bambino rapito. Forse si trova ancora nella
zona di Atlanta. Armata ed estremamente pericolosa.
"Puoi scommetterci la pelle" pens l'uomo sulla poltrona letto a quadri.
Il cuore gli batteva a precipizio. Il fucile col filo era un trucco che aveva
escogitato lei, eccome. Un piccolo sforzo supplementare per inchiodare la
prima persona che entrava dalla porta. Ma ancora nella zona di Atlanta? Di
quello dubitava seriamente. Lei era una viaggiatrice notturna. In quel mo-
mento probabilmente era in viaggio. Ma per andare dove? E perch con il
bambino?
Allung la mano vicino alla sedia. Prese un filo elettrico con una spina a
una estremit e l'altro capo collegato a una piccola scatola nera con un al-
toparlante inserito. Inser la spina in una presa color carne sulla propria go-
la, tenne la scatola nera nella mano destra e l'accese. Si sent un lieve ron-
zio.
- Sei tu, non  vero, Mary? - disse la voce metallica attraverso l'alto-
parlante. Le labbra dell'uomo si muovevano appena, ma la sua gola si con-
torceva a ogni parola. - Sei tu, Mary. "Mary, Mary, fiorellino, cosa cresce
nel tuo giardino?"
Riavvolse il nastro del videoregistratore e lo guard per la terza volta,
con eccitazione crescente.
- "Bossoli di fucile e fuoco infernale e morti tutti in file" - complet
la filastrocca.
Stacc la spina dalla presa nella gola per risparmiare le batterie. Erano
costose, e lui viveva della pensione. Aveva le lacrime agli occhi: le lacrime
lucenti, fisse, di una grande gioia. Apr la bocca per ridere, e ci che ne
scatur fu un cupo suono metallico.
3
Quando si sono spente le candele
- Pronta? - chiese Newsome.
Laura annu, con gli occhi gonfi di pianto dietro gli occhiali da sole,
mentre Newsome afferrava lo schienale della sedia a rotelle.
L'ascensore arriv al pianterreno. Ramsey tenne schiacciato il pulsante
di chiusura, ma sentirono ugualmente il brusio oltre la porta. Newsome in-
spir a fondo, disse: - Andiamo, allora - e Ramsey lasci andare il pul-
sante.
La porta dell'ascensore si apr e Newsome spinse fuori Laura verso il
nugolo di giornalisti.
Era domenica pomeriggio, quasi ventiquattr'ore dopo che David era stato
rapito. Laura lasciava l'ospedale senza di lui, con i punti lacerati fra le
gambe, che lasciavano filtrare ancora un po' di sangue, e le viscere dilania-
te dall'angoscia. Alle prime luci dell'alba, fra le tre e le quattro, l'angoscia
era diventata allucinante, e forse si sarebbe tolta la vita, se avesse avuto
una pistola o delle pillole. Anche in quel momento, ogni movimento e ogni
respiro erano una fatica, come se la stessa forza di gravita fosse diventata
un nemico. La pioggia era cessata, ma il cielo era ancora coperto di nuvole
grigie e il vento era diventato freddo e tagliente. Le luci abbaglianti delle
telecamere portatili la centrarono con un fuoco incrociato. Laura abbass il
viso mentre Newsome diceva: - Lasciatele spazio, per favore. State indie-
tro, ora - e gli agenti di sicurezza nell'atrio cercavano di interporsi fra
Laura e i cronisti.
- Signora Clayborne, guardi da questa parte! - grid qualcuno. Lei
non obbed. - Di qua, Laura! - insistette qualcun altro. Le lanciavano
domande: - Ha gi ricevuto una richiesta di riscatto, Laura? - o: - Pen-
sa che Ginger Coles la sorvegliasse? - oppure: - Ha intenzione di fare
causa all'ospedale? - e infine: - Laura, teme per l'incolumit del bambi-
no?
Lei non rispose, e Newsome continu a spingere la sedia a rotelle. Seb-
bene non portasse pi David in grembo, non si era mai sentita cos appe-
santita. Le telecamere ronzavano, azionate da motori elettrici. - Signora
Clayborne, guardi in alto! - alla sua sinistra. A destra, il raggio ardente di
una minitelecamera sul viso. - Indietro, ho detto! - impose Newsome.
Laura guardava il pavimento. Newsome e il suo avvocato le avevano dato
istruzioni di non rispondere a nessuna domanda, ma gliele scagliavano
contro come uccelli squittenti che le mordicchiavano le orecchie. - Che
ne dice della scatola dei bambini? - grid un giornalista al di sopra del
frastuono. - Ha saputo dei bambolotti bruciati?
"I bambolotti bruciati?" pens lei. Cos'era quella storia di bambolotti
bruciati? Alz la testa per guardare Newsome in faccia. Era impenetrabile,
come un pezzo di roccia, e lui continuava a guidarla in avanti, attraverso la
marea umana.
- Sapeva che ha tagliato la gola a un vecchio prima di prendere il suo
bambino?
- Che cosa prova in questo momento, Laura?
-  vero che la donna appartiene a una setta satanica?
- Signora Clayborne, ha saputo che  pazza?
- Indietro! - ringhi Newsome, e in quel momento raggiunsero la por-
ta principale dell'ospedale, con la Mercedes di Doug in attesa. Doug le ve-
niva incontro a lunghe falcate, col viso tirato per la mancanza di sonno. La
madre e il padre di Laura erano gi in macchina. C'erano altri giornalisti in
attesa fuori, che convergevano su di lei, con una gioia quasi rapace. Doug
tese la mano per aiutarla ad alzarsi dalla sedia, ma Laura lo ignor. Sal sul
sedile posteriore vicino alla madre, e Doug si mise al volante. Part cos in
fretta che una troupe della rete ABC dovette sparpagliarsi per non essere
investita, e uno degli uomini perse il parrucchino per lo spostamento d'aria
della Mercedes.
- Sono anche a casa - disse Doug, allontanandosi a tutta velocit dal-
l'ospedale. - Quei bastardi escono strisciando dalle pareti.
Laura vide che la madre indossava un vestito nero con le perle. Era ve-
stita a lutto, si chiese Laura, o in pompa magna per le telecamere? Chiuse
gli occhi, ma dietro le palpebre vide David, e cos le riapr. Aveva l'im-
pressione di sanguinare all'interno, diventando sempre pi debole. Il ronzio
del motore la cullava, e il sonno era un dolce rifugio: il suo unico rifugio.
- L'FBI porter delle foto fra un'ora o due - le disse Doug. - Hanno
preso il disegno della polizia che hai aiutato a realizzare e lo hanno inserito
in un computer che lo confronta con le foto degli archivi. Forse potrai i-
dentificare la donna.
- Potrebbe non essere negli archivi - ribatt Miriam Beale. - Potreb-
be essere una pazza evasa da un manicomio.
- Zitta! - disse il padre di Laura. Bene, pens lei. Poi il padre aggiun-
se: - Tesoro, non turbiamo Laura ancora di pi!
- Non la turbiamo? Laura  quasi pazza dalla pena! Come si pu evitar-
lo?
"Parlano di me come se non fossi nemmeno qui" pens Laura. "Sono in-
visibile, partita."
- Non saltarmi addosso, tesoro.
- Be', e tu non startene l seduto a dirmi cosa fare e cosa non fare! Mio
Dio, questa  una crisi!
Realt oscure si agitarono nella testa di Laura, come bestie che emerges-
sero dal fango di una palude. - Che significa la storia dei bambolotti bru-
ciati? - domand con una voce scoperta come una ferita.
Nessuno rispose.
" grave" pens Laura. "Oh Ges, oh Dio,  grave molto grave." - Vo-
glio sapere. Per favore.
Ancora nessuno era disposto a raccogliere la sfida. "Fingono di non aver
sentito quello che sto dicendo" pens. - Doug - disse. - Parlami dei
bambolotti bruciati. Se non lo fai tu, lo sapr da un giornalista a casa.
- Non  niente. - Intervenne la madre. - Hanno trovato uno o due
bambolotti nell'appartamento della donna.
- Oh, Cristo! - Doug sbatt il pugno contro il volante, e la Mercedes
sband per un attimo. - Hanno trovato una scatola di bambolotti in un
armadio a muro. Erano tutti mutilati, alcuni bruciati e altri... schiacciati ec-
cetera. Ecco! Hai voluto saperlo tu! Va bene?
- Allora... - La sua mente stava ricominciando a chiudersi, per autodi-
fesa. - Allora... la polizia pensa che lei potrebbe... fare del male al mio
bambino?
- Al nostro bambino! - la corresse Doug con violenza. - David  no-
stro figlio! C'entro anch'io, in questa storia, no?
- La fine - disse lei.
- Cosa? - Lui la guard nello specchietto retrovisore.
- La fine di Doug e Laura - rispose lei, e non disse pi una parola.
Sua madre le afferr la mano con dita gelide. Laura si liber.
I giornalisti erano in attesa a casa. I furgoni erano schierati in ordine
compatto, ma c'era anche la polizia a mantenere l'ordine. Doug mise la
mano sul clacson e si fece largo strombazzando fino al garage. La porta del
garage si chiuse automaticamente, e furono a casa.
Mentre Miriam portava Laura in camera da letto per farla riposare, Doug
controll la segreteria telefonica. C'erano le voci che si aspettava: NBC,
CBS, ABC, la rivista People, Newsweek e altri periodici e quotidiani. Era-
no tutti immortalati sul registratore lasciato dalla polizia per controllare u-
n'eventuale richiesta di riscatto. Ma c'era una voce che Doug non si era a-
spettato. Una parola frettolosa: - Chiamami. - Anche la voce di Cheryl
era finita nel registratore.
Lui alz gli occhi e vide il padre di Laura che lo fissava.
Laura era nella stanza del bambino. Miriam disse: - Andiamo, vieni a
letto. Su, ora vieni.
La stanza del bambino era un posto stregato. Laura sentiva i suoni fanta-
sma di un bambino, e sfior il gioco mobile dai colori vivaci appeso sopra
la culla, facendolo roteare dolcemente. Stava piangendo di nuovo, con le
lacrime che pungevano le guance screpolate dal freddo. Sentiva piangere
anche David, con la voce che s'innalzava e si abbassava nella stanzetta.
Dalla culla sorridevano gli animali di peluche. Laura raccolse un orsac-
chiotto, se lo strinse al petto e singhiozz piano contro la sua pelliccia mar-
rone.
- Laura! - esclam la madre proprio alle sue spalle. - Vieni a letto
subito!
Quella voce, quella voce. Fa' quello che ti dico quando te lo dico. Salta,
Laura! Salta! Abbi successo, Laura! Sposa qualcuno con i soldi e una buo-
na posizione sociale! Smettila di portare quelle orribili camicette batik e i
blue-jeans! Fatti la messa in piega come una signora! Cresci, Laura! Per
amor di Dio, cresci!
Laura sent di essere tesa al limite delle forze. Ancora un solo piccolo
strappo e sarebbe scattata. David era nelle mani di una pazza che si chia-
mava Ginger Coles, che aveva tagliato la gola a un vecchio, il sabato mat-
tina, e ucciso un agente dell'FBI, il sabato pomeriggio. Fra un avvenimento
e l'altro, Laura aveva consegnato il bambino a quelle mani assassine. Ri-
cord la crosta rossa sotto l'unghia. Sangue, naturalmente. Il sangue del
vecchio. Quel solo pensiero sarebbe bastato a farle perdere la ragione e a
finire i suoi giorni vaneggiando in un manicomio. "Tieni duro!" pens.
"Dio, tieni duro!"
- Mi hai sentito? - la pungol Miriam.
Il pianto di Laura cess. Si asciug le lacrime con l'orsacchiotto e si vol-
t per affrontare la madre. - Questa ... casa mia - le disse. - Casa mia.
Qui sei un'ospite. In casa mia, faccio quello che mi pare quando mi pare.
- Questo non  il momento di fare la scioc...
- STAMMI A SENTIRE! - grid lei, e Miriam fu costretta a indie-
treggiare dalla potenza della voce di sua figlia, come se fosse stata colpita
da un pugno. - Lasciami un po' di spazio per respirare! Non posso tirare
il fiato con te che mi soffi sul collo!
La donna pi anziana, un osso duro, riprese il suo atteggiamento calmo.
- Hai perso il controllo - disse. - Lo capisco. - Doug e Franklin sta-
vano arrivando lungo il corridoio.
- Penso che tu abbia bisogno di un sedativo.
- HO BISOGNO DEL MIO BAMBINO! ECCO DI CHE COSA HO
BISOGNO!
- Sta perdendo la ragione - disse Miriam al marito, in tono spassiona-
to.
- Esci fuori! Esci! - Laura spinse la madre, che ansim inorridita nel
sentirsi toccare, e poi sbatt la porta della stanza in faccia ai tre sbalorditi e
mise il chiavistello.
- Vuoi che chiami il medico? - sent chiedere a Doug mentre si ap-
poggiava contro la porta.
- Penso che sarebbe meglio. - Era Franklin che parlava.
- No, lasciatela in pace. Vuole stare sola, lasciamola sola. Buon Dio,
ho sempre saputo che aveva un carattere instabile! S, la lasceremo sola!
- Alz la voce a beneficio della figlia.
- Franklin, telefona allo Hyatt e fissa una camera per noi. Non restere-
mo qui a fiatarle sul collo!
Lei stava quasi per aprire la porta. Quasi. Ma no, l dentro c'era quiete.
Calma. Che andassero pure allo Hyatt a mettere il broncio. Lei aveva biso-
gno di spazio, sia pure fra quelle quattro mura stregate.
Laura si sedette sul pavimento con l'orsacchiotto, mentre una luce fioca
filtrava dalle veneziane alla finestra. Aveva consegnato David a un'assas-
sina. Aveva messo suo figlio fra mani macchiate di sangue. Chiuse gli oc-
chi e url dentro di s, dove nessuno poteva sentire, tranne lei stessa.
Un'ora pi tardi, o poco pi, sent bussare timidamente alla porta.
- Laura? - Era Doug. - C' l'FBI con le foto.
Lei si alz, con le gambe intorpidite, e apr la porta della stanza. Mentre
usciva, l'orsacchiotto rimase stretto sotto il suo braccio. Nel soggiorno,
trov un uomo di mezza et in abito gessato, con i capelli castano chiaro
tagliati cortissimi sulle tempie. Aveva caldi occhi castani e un sorriso buo-
no, e Laura lo vide lanciare una rapida occhiata all'orsacchiotto, e poi fin-
gere di non averlo visto. Suo padre era rimasto in casa, ma sua madre si
era ritirata allo Hyatt: lo scontro di volont era cominciato.
L'agente dell'FBI si chiamava Neil Kastle, "con la K", le disse, mentre
lei si sedeva su una sedia. Aveva delle fotografie, a colori e in bianco e ne-
ro, che voleva farle esaminare. Apr una busta di manila con le dita tozze,
non abituate a piccole incombenze, e sparpagli una mezza dozzina di foto
sul tavolino da caff, vicino a un libro su Matisse. Erano tutte foto di don-
ne, alcune delle quali prese di fronte, istantanee, e altre di scorcio. C'era
una foto di una donna alta e robusta che puntava un fucile su un impiegato
di banca. Un'altra mostrava una donna tarchiata, che si guardava alle spalle
mentre saliva a bordo di una Camaro nera: la luce scintillava sulla pistola
che teneva in mano.
- Queste sono donne comprese nella lista dei ricercati speciali - le
spieg Kastle. - Sei di loro corrispondono a Ginger Coles come taglia,
et e statura. Abbiamo inserito lo schizzo della polizia nel nostro computer
e definito le variabili, ed ecco che cosa  venuto fuori.
Una delle donne, alta e bionda, portava pantaloni a zampa d'elefante, una
cintura a stelle e strisce e una camicetta verde a disegni cachemire. Sfog-
giava un gran sorriso, e teneva in mano una granata. - Alcune sono vec-
chie - osserv Laura.
- Esatto. Risalgono... oh... a vent'anni fa all'incirca.
- Sono vent'anni che cercate alcune di queste donne? - chiese Fran-
klin, sbirciando sopra la spalla di Laura.
- Una, s. Una  della fine degli anni Settanta, una  del 1983 e le altre
tre vanno dal 1985 a oggi.
- Quali reati hanno commesso? - insistette Franklin.
- Un assortimento - rispose Kastle. - Le guardi con molta attenzio-
ne, signora Clayborne.
- Mi sembrano simili. Tutte: stessa taglia, tutto uguale.
- I nomi e i dati sono sul retro.
Laura volt la fotografia della rapinatrice di banca. Margie Cummings,
alias Margie Grimes, alias Linda Kay Souther, alias .Gwen Becker. Altez-
za 1,77, capelli castani, occhi blu-verde, luogo di nascita Orren, Kentucky.
Guard il retro della foto con la Camaro nera: Sandra June McHenry, alias
Susan Foster, alias June Foster. Altezza 1,72, capelli castani, occhi grigi,
luogo di nascita Fort Lauderdale, Florida.
- Per quale motivo pensate che potrebbe essere una di queste donne? -
chiese Franklin. - Non potrebbe essere... per esempio... una pazza o qual-
cuno di cui non sapete nemmeno che esiste?
- La polizia cittadina sta mettendo insieme la sua lista di foto. Com-
prender delle ricercate locali. La ragione per cui abbiamo deciso di ricor-
rere al nostro fascicolo dei ricercati speciali  il fucile.
- In che senso?
- Ginger Coles sapeva che avremmo trovato il suo appartamento. Ha
sistemato la trappola in modo da eliminare il primo uomo che avesse supe-
rato la soglia. Ci significa che ha una certa... diciamo... mentalit. Un'atti-
tudine a fare certe cose. Ha anche ripulito con molto scrupolo l'apparta-
mento. Tutte le maniglie delle porte e dei cassetti sono state lucidate. Per-
fino i dischi sono stati puliti. Abbiamo ricavato delle impronte parziali da
un fucile trovato in un armadio, e una buona impronta del pollice dal bulbo
della doccia.
- E quell'impronta corrisponde a qualcuna di queste donne? - chiese
Doug.
- Non posso dirlo - rispose Kastle. - Non mi hanno ancora informa-
to.
Laura volt un'altra foto. Debra Guesser, alias Debbie Smith, alias De-
bra Stark. Altezza 1,80, capelli castano rossiccio, occhi azzurri. Luogo di
mascita New Orleans, Louisiana. Guard con attenzione quella faccia: era
simile al viso di Ginger Coles, ma aveva una piccola cicatrice sul labbro
superiore che metteva un lieve sogghigno nel suo sorriso. - Questa... for-
se - disse. - Non ricordo la cicatrice.
- Va bene cos. Guardi con attenzione e se la prenda comoda. - Non
le disse che la stava mettendo alla prova. Tre delle donne, compresa Debra
Guesser, erano state condannate e ora si trovavano nelle prigioni federali.
Una quarta, Margie Cummings, era morta nel 1987.
Laura volt la foto della ragazza con i pantaloni a zampa d'elefante.
Mary Terrell, alias Mary Terror. Altezza 1,80, capelli castani, occhi gri-
gio-blu, luogo di nascita Richmond, Virginia.
- Qui dice che ha i capelli castani, ma nella foto sono biondi.
- Tinti di biondo - replic Kastle. - I dati si basano sulle informa-
zioni della famiglia, quindi nelle foto ci possono essere delle piccole diffe-
renze.
Laura fiss il viso di Mary Terrell. La donna, col viso fresco e innocen-
te, per cos dire, aveva un sorriso rilassato, aperto, e la bomba a mano le
pendeva da un dito. - Questa  la pi vecchia? - domand.
- S.
- Ginger Coles ha... l'aria pi dura. Anche questa donna le si avvicina,
ma... non so.
- Aggiunga vent'anni di vita dura al viso di quella donna - sugger
Kastle.
- Non so. Non riesco a vederlo.
- Come pu una donna sfuggire all'FBI per vent'anni? - Franklin pre-
se la fotografia e Laura pass alla successiva.
- Sembra impossibile!
-  un paese molto vasto. In pi ci sono il Canada e il Messico da con-
siderare. La gente cambia pettinatura e vestiti, si crea nuove identit e im-
para a camminare e a parlare in modo diverso. E la stupirebbe sapere quan-
ti ricercati la fanno franca: ne abbiamo trovato uno che faceva il ranger nel
parco di Yellowstone da circa sette anni. Un altro era direttore di una ban-
ca del Missouri. So di un terzo che era diventato capitano di un pescherec-
cio nelle Keys, e lo catturammo quando si present candidato come sinda-
co a Key West. Vede, la gente non guarda veramente gli altri. - Si sedette
su una sedia di fronte a Laura. - Le persone sono fiduciose. Se qualcuno
le dice una cosa,  probabile che lei ci creda. In tutte le citt c' qualcuno
che accetta denaro, senza fare domande, per falsificare una patente di gui-
da, un certificato di nascita, qualsiasi cosa lei voglia. In questo modo ci si
procura un lavoro in cui non si tenda a fare troppe domande, e ci si rintana
come una piccola talpa astuta. - Intrecci le mani mentre Laura riesami-
nava da capo le foto. - Questi ricercati speciali hanno gli occhi dietro la
testa. Imparano a fiutare il vento e ad accostare l'orecchio ai binari della
ferrovia. Probabilmente non dormono troppo bene la notte, ma questo gli
aguzza l'ingegno. Vedete, la maggior parte delle persone, compresi i tutori
della legge, ha un grosso difetto: dimentica. L'FBI non dimentica mai. Ab-
biamo dei computer per tenere aggiornata la nostra memoria.
- Chi  questo sullo sfondo? - chiese Doug, guardando la foto di
Mary Terrell.
Kastle la prese, e anche Laura guard. Mary Terrell era in piedi sull'erba
verde e umida di rugiada, con i sandali di legno ai piedi. In alto c'era un
cielo azzurro, un po' sbiadito, e la macchina fotografica gettava sull'erba
un'ombra sottile. Ma sullo sfondo in cima a una collinetta verde stava in
piedi una figura sfocata, con un braccio piegato per lanciare un frisbee
giallo.
- Non so. Pare che la foto sia stata scattata in un...
Laura tolse di mano a Kastle la foto. Prima aveva guardato il viso della
donna, e non se n'era accorta. Comunque era sfocata e difficile da distin-
guere. - Mi serve una lente d'ingrandimento.
Doug si alz. Kastle si protese in avanti, strizzando gli occhi.
- Che cosa sta guardando?
- L. Il frisbee. Lo vede?
- S. Che cos'ha?
- Proprio in quel punto. Pu vedere la parte superiore del frisbee, nel
modo in cui  inclinato. Vede? - Il cuore le martellava. Doug le port una
lente d'ingrandimento, e lei la mise sopra il frisbee giallo. Dispose la lente
in modo da ingrandire la foto al massimo, al limite della definizione. -
Ecco - disse.
- Eccolo l. Guardi.
Kastle obbed. - Lo vedo - disse.
Sulla faccia superiore del frisbee erano stati dipinti due puntini neri co-
me occhi e un semicerchio come bocca. Era una faccia di Smiley, pronta
per essere lanciata verso destinazione ignota.
Laura tenne la lente d'ingrandimento sul viso di Mary Terrell, la studi
con attenzione.
Conosceva la sua nemica.
Il tempo aveva cambiato quella donna, s. L'aveva resa pi pesante e a-
veva intaccato la levigatezza della sua pelle, aveva scorticato a sangue la
sua bellezza. Ma la vera somiglianz era negli occhi, quegli specchi dell'a-
nima grigio-azzurri. Occorreva avere una lente d'ingrandimento, e anche
allora occorreva guardare da vicino e con attenzione. Gli occhi racchiude-
vano un odio mortale, dirompente. Non s'intonavano con i riccioli biondi
da hippie o con il sorriso smagliante di dentifricio. Quegli occhi erano gli
stessi che l'avevano guardata dall'alto, quando Laura aveva consegnato il
suo bambino in mani insanguinate. S. S. Erano gli stessi, ma pi vecchi.
S. Gli stessi.
-  lei - disse Laura.
Subito Kastle s'inginocchi vicino a lei, guardando la foto dalla prospet-
tiva di Laura. - Ne  sicura?
- Io... - Nessun dubbio. Quegli occhi. Mani grosse. La faccia di Smi-
ley sullo sfondo. Nessun dubbio. -  Ginger Coles - afferm.
- Lei identifica Mary Terrell come la donna che ha preso suo figlio?
- S. - Lei annu. - S.  lei.  questa la donna. - Sent un duplice
schianto dentro di s: sollievo e orrore.
- Posso usare il suo telefono? - Kastle prese la fotografia e and in
cucina. Un attimo dopo, Laura lo sent dire: - Abbiamo un'identificazione
sicura. Tienti forte.
Quando Kastle torn, Laura era seduta con la faccia grigia, le braccia
strette intorno al corpo e Franklin che le carezzava la schiena. Doug era al-
la finestra alla parte opposta della stanza, come un paria. - Tutto a posto.
- Kastle si sedette di nuovo e pos la fotografia sul tavolino. - Mettere-
mo insieme un fascicolo su Mary Terrell. Tutte le foto disponibili, stampa-
ti del computer, indirizzo attuale della famiglia, dei parenti, tutto. Ma pen-
so che ci siano cose che dovrebbe sapere e che posso dirle subito.
- Trovi il mio bambino e basta. La prego.  tutto quello che voglio.
- Lo capisco. Ho il dovere di dirle, per, che Mary Terrell, Mary Ter-
ror, probabilmente ha ucciso di recente un bambino di dieci anni, nei bo-
schi intorno a Mableton. Gli ha preso il fucile, e abbiamo confrontato i
numeri di serie con il venditore. Con questo sono tre le persone che ha uc-
ciso a nostra conoscenza, senza contare le altre.
- Le altre? Quali altre?
- Se non ricordo male, sei o sette agenti di polizia, un professore uni-
versitario con la moglie e un regista di documentari. Tutti quegli omicidi
hanno avuto luogo tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio dei Settanta.
Mary Terrell apparteneva allo Storm Front. Sa che cos'era?
Laura ne aveva gi sentito parlare, s. Un gruppo terrorista militante si-
mile all'Esercito di Liberazione Simbionese. Mark Treggs ne parlava in
Bruciate questo libro.
- A quell'epoca facevo parte del Bureau di Miami, ma mi tenevo ag-
giornato - continu Kastle. - Mary Terrell era un'assassina politica. Era
convinta di essere una giustizier al servizio delle masse. Ne erano convin-
ti tutti. Lo sa come stavano le cose; un gruppo di hippies drogati per tutto il
tempo, che ascoltavano musica strampalata e prima o poi cominciavano a
pensare come sarebbe stato divertente ammazzare qualcuno.
Laura annu con aria assente, ma una parte di lei ricordava che era stata
una hippie, che fumava erba e ascoltava musica strampalata, ma non aveva
mai desiderato assassinare nessuno.
- Il Bureau la cerca dall'inizio degli anni Settanta. Non so per quale
motivo adesso abbia mandato all'aria la copertura per rapire suo figlio. Ora
credo di correre troppo, perch non avremo la certezza fino a quando non
confronteremo delle impronte digitali, ma devo dirle una cosa: Mary Ter-
rell  molto, molto pericolosa. - Non le disse che Mary Terrell era tanto
temuta che nel poligono di tiro dell'FBI, a Quantico, c'era un bersaglio fat-
to a sua somiglianz. E non le disse neppure che meno di un'ora prima che
lasciasse l'ufficio, il Bureau di Washington aveva confermato un confronto
positivo su quattro punti fra l'impronta sul bulbo della doccia e l'impronta
del pollice destro di Mary Terrell. Ma aveva voluto l'identificazione posi-
tiva di Laura sulla fotografia, per essere del tutto sicuro. Buffo che non a-
vesse notato la faccia di Smiley. I pezzi grossi di Washington dovevano
essere ridotti a masticare le matite per la voglia di entrare in azione in que-
sto caso, soprattutto perch era stato assassinato un collega. - Stiamo fa-
cendo tutto il possibile per trovarla. Mi crede?
Lei annu di nuovo. - Il mio bambino. Non far del male al mio bambi-
no, vero?
- Non vedo perch. - Lui scacci dalla mente il pensiero della scatola
con i bambolotti mutilati. - Ha preso il suo bambino per qualche motivo,
ma non credo che abbia intenzione di fargli del male.
-  malata di mente? - chiese Laura.
Quella era una domanda difficile. Kastle cambi posizione sulla sedia,
riflettendo. La scatola di bambolotti diceva che poteva benissimo essere
pazza, come una bestia vissuta troppo a lungo in una tana a rosicchiare
vecchie ossa. - Sa - disse piano - me lo domando, nel caso di alcuni di
quei tipi degli anni Sessanta. Sa a quali mi riferisco: odiavano tutto e tutti,
e volevano spaccare il mondo e ricostruirlo a loro immagine e somiglianz.
Si nutrivano di odio, giorno e notte. Lo respiravano, nelle soffitte e nelle
cantine, mentre bruciavano incenso e candele. Mi domando cos'abbiano
fatto di quell'odio, quando si sono spente le candele.
Kastle cominci a riporre le fotografie e chiuse la busta. - Penso che
adesso uscir ad affrontare i giornalisti. Non dar loro granch, solo quan-
to basta per stuzzicare il loro appetito. Lei lavora per il Constitution, vero?
- S.
- Allora capisce cosa intendo. Non le chieder di uscire con me. Quello
sar per dopo. Pi a lungo terremo vivo l'interesse della stampa, maggiori
probabilit avremo di trovare Mary Terrell in fretta. Quindi dovremo tirar-
la un po' in lungo. - Sorrise. - Cos  la vita. Signor Clayborne, vuole
uscire insieme a me?
- Perch io? Non ero neanche nella stanza!
- Giusto, ma lei offre una buona prospettiva umana. Inoltre non potr
rispondere a nessuna domanda in modo particolareggiato. Mi occuper io
di tutti i dettagli. D'accordo?
- D'accordo - rispose Doug a malincuore. Kastle si alz, e Doug si
fece forza per affrontare l'assalto. C'era una domanda che Laura doveva fa-
re: - Quando... quando la troverete... non verr fatto del male a David,
vero?
- Le restituiremo il bambino - rispose Kastle. - Pu contarci. -
Quindi lui e Doug uscirono per andare incontro ai giornalisti.
Il padre di Laura la prese per mano, e le parl con voce sommessa e ras-
sicurante, ma Laura lo udiva appena. Pensava a una donna folle che teneva
in braccio un bambino su un balcone, e a un tiratore della SWAT che
prendeva la mira per uccidere. Chiuse gli occhi, ricordando il duplice pop
pop dei due spari, e la testa del bambino che esplodeva.
Non poteva succedere lo stesso a David.
No.
Non poteva.
No.
Si port le mani al viso e pianse da spezzare il cuore, e Franklin rest l
seduto, senza sapere che fare.
4
Speranza, mamma
Nella grande casa di mattoni rossi di Richmond che era stata costruita
nel 1853, squill il telefono.
Erano quasi le nove di domenica sera. Una donna dall'ossatura pesante
con i capelli argentei, il viso segnato da rughe profonde e il naso affilato
come una spada confederata, era seduta su una poltrona di cuoio dallo
schienale alto e fissava l'anziano marito con i gelidi occhi grigi. Alla tele-
visione trasmettevano una delle nuove serie di Perry Mason, e tanto la
donna quanto suo marito Edgar amavano Raymond Burr. L'uomo era sedu-
to su una sedia a rotelle, il corpo raggrinzito avvolto in un pigiama di seta
blu, la testa ciondolante da un lato e un lembo rosa di lingua che gli usciva
di bocca. Il suo udito non era pi quello di un tempo, dopo il colpo di sei
anni prima, ma la donna cap che sentiva il telefono perch aveva spalan-
cato gli occhi e tremava pi del solito.
Sapevano entrambi chi stava chiamando. Lo lasciarono squillare.
Il telefono smise di squillare. Dopo una pausa di neanche un minuto, ri-
cominci.
Gli squilli riempivano la casa imponente ed echeggiavano nelle 23 stan-
ze come una voce che urlasse nel buio. Natalie Terrell esclam: - Oh mio
Dio - si alz e attravers il tappeto orientale nero e cremisi per raggiun-
gere il tavolino del telefono. Lo sguardo di Edgar tent di seguirla, ma il
collo non poteva girarsi pi di tanto. Lei sollev il ricevitore con le dita
grinzose adorne di diamanti. - S?
Nessuna risposta. Respiro.
- S?
Poi venne. La voce: - Ciao, mamma.
Natalie s'irrigid. - Non intendo parlare con...
- Non attaccare. Per favore. D'accordo?
- Non intendo parlare con te.
- Sorvegliano la casa?
- Ho detto che non intendo parlare...
- La sorvegliano? Dimmi solo questo.
La donna anziana chiuse gli occhi. Ascolt il respiro della figlia. Mary
era la loro unica figlia, dato che Grant si era suicidato quando aveva 17
anni e Mary ne aveva 14. Natalie lott per un momento, soppesando giusto
e ingiusto. Ma come distinguerli? Non lo sapeva pi. - C' un furgone
parcheggiato pi avanti lungo la strada.
- Da quanto tempo?
- Due ore. Forse di pi.
- Tengono la linea sotto controllo?
- Non lo so. Non dall'interno della casa. Non lo so.
- Qualcuno vi ha infastiditi?
- Questo pomeriggio  venuto un cronista del giornale locale. Abbiamo
parlato un po' e se n' andato. Non ho visto poliziotti o agenti dell'FBI, se 
questo che intendi.
- L'FBI  in quel furgone. Ci puoi contare. Sono vicina a te.
- Cosa?
- Ho detto che sono vicina a te. Sono gi comparsa alla TV?
Natalie si port una mano alla fronte. Si sentiva svenire, e dovette ap-
poggiarsi alla parete per sorreggersi. - S. Su tutte le reti.
- L'hanno scoperto prima di quanto avessi previsto. Non  come una
volta. Hanno quei computer enormi e stronzate del genere. Ormai siamo
davvero al Grande Fratello, non  vero?
- Mary? - La voce s'incrin e minacci di spezzarsi. - Perch?
- Karma - rispose Mary, e fu tutto.
Silenzio. Natalie Terrell ud attraverso il ricevitore il grido acuto di un
bambino, e si sent strizzare lo stomaco. - Sei pazza - disse. - Assolu-
tamente pazza! Per quale motivo hai rapito un bambino? In nome di Dio,
non hai un briciolo di decenza?
Silenzio, a parte il pianto del bambino.
- I genitori sono comparsi oggi alla televisione. Hanno fatto vedere la
madre che lasciava l'ospedale, ed era in un tale stato di choc che non pote-
va nemmeno parlare. Stai sorridendo? Questo ti rende felice, Mary? Ri-
spondimi!
- Mi rende felice - disse Mary con calma - avere il mio bambino.
- Non  tuo! Si chiama David Clayborne! Non  il tuo bambino!
- Si chiama Drummer, tamburino - ribatt Mary. - Sai perch? Per-
ch il suo cuore batte come un tamburo, e perch il tamburo suona la sve-
glia per la libert. Cos adesso  Drummer.
Alle spalle di Natalie, il marito emise un suono incomprensibile, pieno
di rabbia e di pena.
-  pap? Non sembra in forma.
- Non lo . Sei stata tu la causa. Anche questo dovrebbe renderti felice.
- Circa otto mesi dopo il colpo, Mary aveva chiamato inaspettatamente.
Natalie le aveva raccontato quello che era successo, e Mary aveva ascolta-
to e attaccato senza rispondere. Una settimana dopo, era arrivato con la po-
sta un biglietto di auguri per la guarigione, senza l'indirizzo del mittente e
senza firma, impostato a Houston.
- Ti sbagli. - La voce di Mary era piatta, priva di emozioni. -  stato
pap a causarlo a se stesso. Ha stuprato la coscienza di troppe persone, e
tutte quelle vibrazioni negative gli hanno fulminato la testa come una lam-
padina vecchia. Tutti i suoi soldi lo fanno sentire meglio, adesso?
- Non ho intenzione di continuare a parlare con te.
Mary attese in silenzio. Natalie non abbass il ricevitore. Pochi istanti
dopo sent la figlia coccolare il bambino.
- Lascia libero quel bambino - disse Natalie. - Ti prego. Fallo per
me. Questa storia finir molto male.
- Sono in Virginia. Avevo dimenticato quanto pu fare freddo, quass.
- Mary, lascia libero quel bambino. Ti supplico. Tuo padre e io non
possiamo sopportare altro. - La voce si spezz, e vennero le lacrime ar-
denti. - Che cosa ti abbiamo mai fatto, perch tu debba odiarci tanto?
- Io non lo so. Chiedilo a Grant.
Natalie Terrell sbatt gi il telefono, accecata dalle lacrime. Sentiva il
cigolio affannoso della sedia a rotelle, mentre Edgar si spingeva in avanti
sul tappeto orientale, con tutte le forze che restavano al suo corpo emacia-
to. Lo guard, vide il viso contorto e la bocca sbavante, e distolse in fretta
lo sguardo.
Il telefono squill.
Natalie rimase ferma, con la testa e il corpo abbandonati come un burat-
tino rotto appeso a un chiodo. Le lacrime scorrevano lungo le guance, e lei
si port le mani alle orecchie, ma il telefono continuava a squillare... squil-
lare... squillare...
- Vorrei vederti - disse Mary quando Natalie sollev di nuovo il rice-
vitore.
- No. Assolutamente no. No.
- Sai dove sono, non  vero?
L'accenno a Grant glielo aveva fatto capire. - S.
- Sento l'odore dell'acqua. Ha un odore cos pulito. Perch non vieni?
- Non posso. No. Tu sei... tu sei una criminale.
- Sono una combattente per la libert - la corresse Mary. - Se com-
battere per la libert significa essere una criminale, allora s, okay, mi di-
chiaro colpevole. Ma vorrei vederti lo stesso. Sono passati... Ges... sono
passati pi di dieci anni, non  vero?
- Dodici.
- Mi sembra incredibile. - Poi, rivolta al bambino: - Zitto! La
mamma  al telefono.
- Non posso venire l - disse Natalie. - Non posso proprio.
- Rester qui per alcuni giorni. Forse. Ho alcune cose da fare. Se ve-
nissi a trovarmi, sarei... mi faresti sentire davvero bene, mamma. Non sia-
mo nemiche, vero? Ci siamo sempre capite, e riuscivamo a parlare come
persone vere.
- Io parlavo. Tu non mi hai mai ascoltato.
- Come persone vere - continu Mary. - Vedi, ora ho il bambino, e
ci sono delle cose che devo fare, e so che i porci mi danno la caccia, ma
devo proseguire perch cos stanno le cose,  cos che vanno. Ora ho il mio
bambino, e questo mi fa sentire... come se appartenessi di nuovo al mondo.
Speranza, mamma. Tu lo sai che cos' la speranza? Ricordi che parlavamo
della speranza, e del bene e del male, e di tutte quelle cose?
- Ricordo.
- Mi farebbe piacere vederti. Ma non devi lasciarti seguire dai porci,
mamma. No. Vedi, ora che ho il bambino, non lascer che i porci prenda-
no me e il mio Drummer. Riesci a capirlo?
- Capisco - rispose la donna pi anziana, con la mano stretta intorno
al ricevitore.
- Devo cambiare Drummer - disse Mary. - Ciao, mamma.
- Addio.
Click.
Natalie indietreggi dal telefono come si potrebbe indietreggiare di fron-
te a un serpente dal morso letale. Urt contro la sedia a rotelle di Edgar, e
lui le disse qualcosa che gli fece spruzzare saliva.
Passarono forse trenta secondi. Il telefono riprese di nuovo a squillare.
Natalie non si mosse.
Squill e squill, e alla fine Natalie si fece avanti, tese la mano e sollev
il ricevitore. Il suo viso era diventato di un pallore mortale.
- Abbiamo registrato tutto, signora Terrell - disse uno degli agenti
dell'FBI sul furgone bianco. Lei pens che era il pi giovane dei due, quel-
lo con i capelli biondi. - La centralinista dice che la telefonata  stata fat-
ta fuori Richmond, ma il prefisso della zona  lo stesso. Non  riuscita a
individuare il luogo esatto di provenienza, ma era una linea privata. Lei sa
dov' sua figlia, signora Terrell?
Natalie aveva un groppo in gola. Deglutiva e deglutiva, ma non riusciva
a mandarlo via.
- Signora Terrell? - incalz il giovane agente.
- S - rispose lei con uno sforzo. - S, lo so. ... nella nostra casa
sulla spiaggia. A Virginia Beach. L'indirizzo ... - Non riusciva a ripren-
dere fiato, e dovette fermarsi un momento. - L'indirizzo  2717 Hargo
Point Road.  una casa bianca con il tetto marrone. Non vi occorre altro?
- Ha il numero telefonico, per favore? Lei glielo dette. - Mary non ri-
sponder al telefono, per. Chiamer, ma non vorr rispondere.
- Vedo. Siamo certi di questo, allora? Sa, la centralinista avrebbe potu-
to localizzare la chiamata, se lei non avesse interrotto la comunicazione.
- Mi dispiace. Io... ho perso la calma. S, sono certa che Mary  l.
- In che modo?
- Ha nominato Grant, suo fratello. Lui si  suicidato nella casa sulla
spiaggia. E lei ha detto che poteva sentire l'odore dell'acqua.
- S, signora. Mi scusi, per favore. - Segu una lunga pausa. Stava fa-
cendo rapporto, immagin Natalie. Poi l'agente pi giovane torn in linea.
- Okay, quadra. Grazie della collaborazione, signora Terrell.
- Io... - Si sent la gola chiusa.
- Signora?
- Io... oh, Dio, non... voglio che accada niente a quel bambino. L'ha
sentita. Ha detto che ucciderebbe se stessa e anche il bambino. Diceva sul
serio. Lei l'ha sentita, non  vero?
- S, signora.
- Che cosa farete, allora? L'attaccherete?
- No, signora, prima metteremo la casa sotto sorveglianza. Aspettere-
mo l'alba, e tenteremo di localizzare la sua posizione e quella del bambino,
dentro la casa. Se necessario, evacueremo le altre case circostanti. Non fa-
remo irruzione all'interno come si vede nei film; l'unico risultato  far uc-
cidere gli ostaggi.
- Non voglio il sangue di quel bambino sulle mani. Mi sente? Non po-
trei sopportare di vivere se pensassi di aver contribuito a uccidere quel
bambino.
- La sento. - La voce del giovane era tanto calma e comprensiva. -
Prenderemo d'assedio la casa per un po', e poi vedremo il da farsi. Preghi
Dio che sua figlia decida di ascoltare la voce della ragione e si arrenda.
- Non si arrender mai - disse Natalie. - Mai.
- Spero che in questo si sbagli. Noi ce ne staremo qui per un po' a fare
delle telefonate, quindi, se le viene in mente qualcosa, conosce il nostro
numero. Ancora una cosa: le dispiace se lasciamo il congegno d'ascolto
sulla sua linea?
- No, non mi dispiace.
- Grazie di nuovo. So che non  stato facile.
- No. Tutt'altro che facile. - Attacc, e il marito emise un suono inin-
tellegibile.
Alle dieci e mezza, Natalie mise Edgar a letto. Gli baci la guancia e gli
asciug la bocca, e lui le rivolse un sorriso debole, impotente. Gli rimboc-
c le coperte fino al mento, e si domand che ne era stato della sua vita.
Il furgone bianco si allontan poco dopo le undici. Da una finestra in al-
to, Natalie lo guard partire, la stanza buia alle spalle. Immagin che ormai
un'altra squadra di agenti tenesse sotto sorveglianza la casa sulla spiaggia.
Lasci trascorrere un'altra ora per sicurezza.
Poi, infagottata in un cappotto per difendersi dal freddo pungente, Nata-
lie usc di casa e raggiunse il garage. Sal sulla Coup de Ville grigia, ac-
cese il motore e part nella notte. Per quindici minuti o poco pi, guid per
le strade di Richmond, a bassa velocit, rispettando tutti i semafori, anche
se non si vedeva quasi nessuna auto in giro. Si ferm a una stazione di ser-
vizio di Monument Avenue per fare il pieno, e compr una Diet Pepsi e
una barretta di Snickers per calmare il nervosismo allo stomaco. Lasci la
pompa di benzina e guid di nuovo in cerchio senza meta, controllando in
continuazione lo specchietto retrovisore.
Entr in una zona di magazzini e binari ferroviari, e arrest la Cadillac
vicino a una rete metallica per guardare un treno merci che passava veloce.
Il suo sguardo perlustrava le strade buie intorno a lei. Per quanto ne poteva
capire, non era pedinata.
Le credevano. Perch non avrebbero dovuto? Lei era la donna che aveva
dichiarato con veemenza, in un'intervista del 1975 nello spettacolo di Dick
Cavett, insieme alle famiglie di altri criminali ricercati, che sperava che la
polizia rinchiudesse sua figlia nella gabbia dove doveva stare e gettasse la
chiave nell'Oceano Atlantico.
La dichiarazione aveva suscitato una larga eco. L'FBI sapeva che era di-
sposta ad aiutarli in tutti i modi possibili. La pensava ancora cos. Ma in
quel momento c'era una differenza essenziale: Mary aveva con s un bam-
bino.
Verso l'una di notte, Natalie Terrell s'immise con la Cadillac su una
rampa d'accesso all'interstatale 95, e punt a nord verso le colline ricoperte
di boschi.
5
Nel vortice
Era orribile, l'incubo.
In sogno, Laura consegnava David nelle mani dell'assassina, e vedeva
gocce di sangue cadere dalle dita della donna, cadere come foglie scarlatte
nell'aria di ottobre, cadere e spandersi su bianche lenzuola corrugate e
gualcite come terre sterili coperte di neve. Rinunciava al bambino, e l'as-
sassina e David diventavano ombre che scorrevano via su una parete verde
pallido. Ma qualcosa le era stato dato in cambio; c'era qualcosa nella mano
destra di Laura. Lei schiudeva le dita e vedeva la faccina gialla di Smiley
appuntata sulla carne del palmo.
Poi la scena cambiava. Si ritrovava in un parcheggio, in una notte calda
e afosa, con le luci azzurre delle autopattuglie che roteavano intorno a lei.
Le voci rimbombavano attraverso i megafoni, e lei udiva lo scatto secco
dei caricatori di proiettili inseriti nei fucili automatici. Poteva vedere una
donna in piedi su un balcone, investita da un riflettore bianco, che con una
mano impugnava una pistola, mentre con l'altra teneva David per la nuca.
La donna portava una camicetta verde a disegni cachemire, e pantaloni a
zampa d'elefante con una cintura a stelle e strisce, e vaneggiava mentre te-
neva David sospeso nel vuoto e lo scrollava. Laura intuiva il pianto, pi
che udirlo, come una lama di rasoio passata lungo le pieghe delle sue pic-
cole labbra. Voglio il mio bambino! diceva a un poliziotto ombra che
passava oltre senza parlare. Il mio bambino! Voglio il mio bambino! Si
aggrappava a qualcun altro, ma l'uomo la guardava senza capire. Lei rico-
nosceva Kastle. La prego! implorava. Non lasci fare del male al mio
bambino.
Le restituiremo il bambino rispondeva lui. Pu contarci.
Kastle si liberava e scompariva nel vortice di ombre, e Laura, vedendo i
tiratori scelti prendere posizione, si rendeva conto con un sussulto di orrore
che Kastle non aveva promesso di restituirle David vivo.
Non sparate finch non vi dar il segnale! ordinava qualcuno con un
megafono. Lei vedeva Doug seduto sul cofano di una macchina della poli-
zia, con la testa china e gli occhi socchiusi, come se tutto quello non aves-
se alcun significato per lui. Un luccichio attirava l'attenzione di Laura.
Guardava verso l'alto, all'angolo di un tetto, e l riusciva a distinguere u-
n'ombra nebulosa che puntava un fucile su Mary Terror. Le pareva che
l'uomo fosse calvo, completamente calvo, e che avesse qualcosa che non
andava nel viso, ma non poteva dirlo con certezza. Le sembrava di cono-
scerlo, ma anche quello non era sicuro. L'uomo sollevava il fucile per
prendere la mira. Non aspettava il segnale; aveva intenzione di sparare a
Mary Terror, e sarebbe stato il suo proiettile a indurre la folle a sparare e
far esplodere la testa di David.
No! gridava Laura. Fermo! Cominciava a correre verso il palazzo
sul quale era appostato il cecchino, ma il cemento le invischiava i piedi
come bitume fresco. Sentiva lo scatto del fucile, il proiettile che entrava in
canna. Sentiva il folle vaneggiare della voce di Mary Terror e il pianto
acuto, frenetico, di suo figlio. C'era una porta davanti a lei. Laura tentava
di varcarla, lottando per liberare i piedi, ed era allora che due cani musco-
losi con gli occhi fiammeggianti si avventavano contro di lei, dall'oscurit.
Sentiva due spari, separati da una frazione di secondo.
L'urlo cominci a sfuggirle. Si gonfi nella sua gola ed eruppe dalla
bocca, e qualcuno era sopra di lei e diceva: - Laura? Laura, svegliati!
Svegliati!
Lei emerse dal buio torrido col viso sudato. La lampada sul comodino
era accesa. Doug era seduto sul letto accanto a lei, col viso segnato dall'an-
sia, e dietro di lui c'era la madre di Doug, che era arrivata dalla sua casa di
Orlando la sera prima.
- Va tutto bene - disse Doug. - Hai avuto un incubo. Va tutto bene.
Laura guard in giro per la stanza, con gli occhi dilatati dal terrore. C'e-
rano troppe ombre. Troppe.
- Doug, posso fare qualcosa? - chiese Angela Clayborne. Era una
donna alta ed elegante con i capelli bianchi, e indossava un tailleur blu di
Cardin con una spilla di diamanti sul risvolto della giacca. Il padre di
Doug, che aveva divorziato da Angela quando lui era adolescente, era un
banchiere specializzato in investimenti, e viveva a Londra.
- No. Stiamo bene.
Laura scosse la testa. - Non stiamo bene. Non stiamo bene. - Seguit
a ripeterlo allontanandosi da Doug, e si raggomitol di nuovo sotto la co-
perta. Sentiva un umido appiccicoso fra le cosce: i punti che perdevano.
- Hai voglia di parlare?
Lei scosse la testa.
- Mamma, vuoi lasciarci soli un momento? - Quando Angela fu usci-
ta, Doug si alz e si avvicin alla finestra. Guard fuori dalle veneziane,
nel buio piovoso. - Non vedo giornalisti - le disse. - Forse per oggi
hanno staccato.
- Che ore sono?
Lui non ebbe bisogno di guardare l'orologio. - Quasi le due. - Le si
era avvicinato. Laura sent emanare da lui un odore acre di sudore; non fa-
ceva la doccia da quando David era stato rapito, ma del resto nemmeno lei.
- Puoi parlare con me, sai. Viviamo ancora nella stessa casa.
- No.
- No, cosa? Non viviamo nella stessa casa? Oppure non puoi parlare
con me?
- Solo... no - ripet lei, usando la parola come un muro.
Lui rimase in silenzio per un attimo. Poi, con voce grave: - Ho rovina-
to tutto, vero?
Laura non si cur di rispondere. Aveva i nervi ancora scossi dall'incubo,
e si raggomitolava nella coperta come un gatto.
- Non c' bisogno che tu dica niente. Lo so che ho rovinato tutto.  so-
lo che... io... be', immagino di aver detto tutto quello che potevo dire.
Tranne... mi dispiace. Non so come fare per convincerti di questo.
Lei chiuse gli occhi, escludendo la sua presenza.
- Non voglio... che le cose stiano cos. Fra te e me, voglio dire. - Le
sfior il braccio sotto la coperta. Lei non si ritrasse, n rispose; rimase
immobile senza reagire. - Possiamo appianare tutto. Giuro su Dio che
possiamo. So che ho rovinato tutto, e mi dispiace. Che altro posso dire?
- Niente - rispose lei senza emozione.
- Vuoi concedermi un'altra possibilit?
Lei si sentiva come un oggetto precipitato da una nave nel mare in tem-
pesta, sballottato da un'onda all'altra e gettato a riva su scogli taglienti.
Doug le aveva voltato le spalle quando aveva bisogno di lui. Lei aveva
consegnato suo figlio, suo figlio, nelle mani di un'assassina, e non voleva
fare altro che staccare i contatti della mente prima di impazzire. Dio avreb-
be offerto a lei una seconda possibilit di tenere di nuovo fra le braccia il
bambino? Quello e soltanto quello era il suo punto di riferimento, e tutto il
resto erano relitti nella tempesta.
- L'FBI trover David. Penseranno a tutto loro. Non ci vorr molto, ora
che hanno trasmesso alla televisione il suo nome e la sua foto.
Laura desiderava disperatamente credergli. Alle sette della sera prima
erano venuti a casa Kastle e un altro agente, e Laura aveva ascoltato Kastle
che le raccontava dell'altro sul conto della donna riconosciuta come Mary
Terror. Era nata il 9 aprile 1948 da ricchi genitori di Richmond, in Virgi-
nia. Il padre si occupava di trasporti merci ferroviari. Un solo fratello, che
si era impiccato a 17 anni. Lei era andata alla scuola preparatoria Aber-
nathy, aveva studiato con profitto, era stata parte attiva nell'autogoverno
studentesco e redattrice del giornale della scuola. Aveva frequentato l'uni-
versit statale della Pennsylvania per due anni, studiando scienze politiche,
partecipando anche l alle attivit studentesche. Prove di uso di droga e
tendenze radicali. Aveva lasciato l'universit ed era ricomparsa a New
York, dove si era iscritta ad arte drammatica all'universit. Prove di parte-
cipazione a movimenti studenteschi radicali nelle universit di New York e
Brandeis. Poi all'altro capo del paese, a Berkeley, dove era entrata in con-
tatto con il Weather Underground. A un certo punto aveva conosciuto Jack
Gardiner, un radicale di Berkeley che l'aveva introdotta in un gruppo dissi-
dente del Weather Underground definito "Storm Front". Il 14 agosto 1969,
Mary Terrell e altri tre membri dello Storm Front avevano fatto irruzione
in casa di un professore di storia conservatore di Berkeley, e avevano pu-
gnalato a morte lui e la moglie. Il 5 dicembre 1969, una bomba attribuita
allo Storm Front era esplosa nell'auto di un dirigente dell'IBM di San
Francisco e gli aveva dilaniato le gambe. Il 15 gennaio 1970, una seconda
bomba era esplosa nell'atrio della sede della Pacific Gas and Electric e a-
veva ucciso una guardia giurata e una segretaria. Due giorni dopo, una ter-
za bomba aveva ucciso un avvocato di Oakland, mentre stava difendendo
un viticoltore in una causa sui diritti civili che riguardava lavoratori immi-
grati.
C' dell'altro aveva detto Kastle quando Laura aveva abbassato la te-
sta.
Il 22 giugno 1970, due poliziotti di San Francisco erano stati uccisi a
colpi di arma da fuoco a bordo della loro auto. I testimoni avevano ricono-
sciuto sul luogo dell'attentato Mary Terrell e un membro dello Storm Front
di nome Gary Leister. Il 27 ottobre 1970, un regista di documentari, che
evidentemente stava girando un film sul movimento militante clandestino,
era stato ritrovato sgozzato in una discarica di Oakland. Due impronte di
Mary Terrell erano state rilevate su un rullo di pellicola esposta. Il 6 no-
vembre 1970, il capo di una task force della polizia creata, per combattere
lo Storm Front, era stato attirato in un agguato e colpito a morte mentre la-
sciava la sua casa di San Francisco.
Poi lo Storm Front si  trasferito all'est le aveva spiegato Kastle, con il
voluminoso fascicolo sul tavolino in mezzo a loro. Il 18 giugno 1971, un
poliziotto fu trovato con la gola tagliata e appeso per le mani inchiodate a
una trave, in un magazzino abbandonato di Union City, nel New Jersey,
con un comunicato dello Storm Front nel taschino della camicia. Aveva
alzato gli occhi su di lei. Dichiaravano guerra totale a quelli che definiva-
no, e mi scusi per il linguaggio, "i porci dello stato stupratore di coscien-
ze". Aveva continuato, seguendo la pista del terrore. Il 30 dicembre
1971, una bomba esplose nella cassetta della posta di un procuratore di-
strettuale di Union City, e accec la figlia quindicenne. Tre mesi e 12
giorni pi tardi, quattro agenti di polizia che pranzavano in una tavola cal-
da di Bayonne, New Jersey, furono uccisi a colpi di arma da fuoco e un
comunicato registrato dello Storm Front, con la voce di Jack Gardiner, fu
consegnato alle stazioni radio della zona. L'11 maggio 1972, una bomba
paralizz il vice capo della polizia di Elizabeth, New Jersey, e fu recapitato
ancora una volta un comunicato registrato. Poi li trovammo.
Li avete trovati? aveva chiesto Doug. Lo Storm Front?
A Linden, New Jersey, la notte del 1 luglio 1972 ci furono una sparato-
ria, un'esplosione e un incendio, e in mezzo al fumo Mary Terrell, Jack
Gardiner e altri due riuscirono a fuggire. La casa in cui vivevano era una
santabarbara. Avevano accumulato armi, munizioni e materiale per co-
struire bombe, ed era evidente che stavano preparando un attentato molto
importante, e probabilmente molto cruento.
Come, per esempio? Doug stava piegando e ripiegando una graffa me-
tallica, al limite della rottura.
Non lo abbiamo mai scoperto. Riteniamo che fosse programmato per il
4 luglio. Comunque,  dal 1972 che il Bureau ricerca Mary Terrell, Gardi-
ner e gli altri. Avevamo delle piste, ma si sono risolte in un nulla di fatto.
Aveva chiuso il fascicolo, lasciando sul tavolo la foto di Mary Terrell.
Siamo stati sul punto di prenderla a Houston, nel 1983. Lavorava come
donna delle pulizie in una scuola superiore, sotto il nome di Marianne La-
key, ma se la squagli prima che ottenessimo l'indirizzo. Una delle inse-
gnanti si era laureata a Berkeley e la riconobbe, ma non abbastanza tempe-
stivamente.
Cos non siete riusciti a catturarla in tutto questo tempo? Il padre di
Laura si era alzato dalla sedia e aveva preso in mano la fotografia. Crede-
vo che voi altri foste dei professionisti!
Facciamo del nostro meglio, signor Beale. Kastle aveva accennato un
sorriso. Non possiamo essere in ogni luogo in ogni momento, e la gente
sfugge attraverso le maglie della rete. Aveva riportato la sua attenzione su
Laura. Uno dei nostri agenti sulla scena, quella notte del 1972, vide Mary
Terrell a distanza ravvicinata. Disse che era incinta e ferita in modo grave,
sanguinava dall'addome.
Be' perch diavolo non le spar su due piedi? aveva chiesto Franklin.
Perch lei gli spar per prima. Un proiettile al viso, uno alla gola. Lui
dovette mettersi in pensione. In ogni caso, pensammo per un certo tempo
che Mary si fosse rintanata da qualche parte a morire, ma circa un mese
dopo fu consegnata al New York Times una lettera con un francobollo di
Montreal. Era di Jack Gardiner: "Lord Jack", si faceva chiamare. Diceva
che Mary Terrell e gli altri due erano ancora vivi, e che la guerra dello
Storm Front contro i porci non era finita. Quello fu l'ultimo comunicato.
E nessuno ha mai trovato Jack Gardiner?
No. Il movimento clandestino ha inghiottito lui e anche gli altri. Pen-
siamo che siano stati costretti a dividersi e che progettassero di riunirsi a
un segnale convenuto. Non  mai successo. La ragione per cui vi sto for-
nendo tutti questi dati  che li sentirete dalle trasmissioni televisive ogni
giorno, e volevo che li conosceste prima da me. Aveva sorriso a Laura.
Il Bureau consegner il fascicolo di Mary alle reti televisive, al CNN e ai
giornali. Probabilmente comincerete a sentire i primi servizi nell'ultimo te-
legiornale di stasera. E pi a lungo riusciremo a tenere vivo l'interesse del-
la stampa, maggiori saranno le probabilit che qualcuno avvisti Mary Ter-
rell e ci porti a lei. Aveva inarcato le sopracciglia. Capisce?
- La troveranno - disse Doug, sedendosi sul letto vicino a Laura. -
Ci riporteranno David. Devi crederci.
Lei non rispose, con gli occhi fissi nel vuoto. Le ombre dell'incubo tur-
binavano nella sua mente. Dopo aver sentito quello che Kastle aveva da di-
re, sapeva che Mary Terrell non si sarebbe mai arresa senza combattere. La
resa non era nella psicologia di una persona del genere. No, lei avrebbe
scelto il martirio, con l'esecuzione a colpi di pistola. E cosa sarebbe ac-
caduto a David in quell'inferno di proiettili?
- Voglio dormire - disse. Doug rimase ancora un po' con lei, impoten-
te a placare la sua ira silenziosa e il suo dolore, poi la lasci sola.
Laura aveva paura del sonno, e di quello che poteva attenderla nel son-
no. La pioggia batteva alla finestra, con un ticchettio di ossa. Si alz per
bere un bicchiere d'acqua nel bagno, e si ritrov ad aprire il cassetto del
com in cui riposava la pistola.
La prese in mano. Le arriv alle narici il suo odore maligno di olio. Una
scheggia di morte, l nelle sue mani. Mary Terror doveva sapere molto sul-
le armi. Mary Terror viveva di armi e sarebbe morta di armi, e che Dio aiu-
tasse David.
Il pastore della Prima Chiesa Metodista Unita era venuto a trovarli quel-
la sera, e li aveva guidati tutti nella preghiera. Laura aveva sentito a mala-
pena le parole, con la mente ancora sconvolta dallo choc. Era in quel mo-
mento che aveva bisogno di una preghiera. Aveva bisogno di qualcosa che
l'aiutasse a superare quella notte. Il pensiero che forse non avrebbe tenuto
mai pi fra le braccia il suo bambino stava per farla impazzire di dolore, e
la sola idea delle mani di quella donna su di lui le fece stringere la pistola
fino a sbiancare le nocche.
Non aveva mai pensato di poter uccidere qualcuno prima di allora. Mai,
neanche fra un milione di anni. Ma in quel momento, con la pistola in ma-
no e Mary Terror libera, pens che avrebbe potuto premere il grilletto,
senza batter ciglio.
Era una sensazione terribile, il desiderio di uccidere.
Laura rimise la pistola nel cassetto e lo chiuse. Poi s'inginocchi e preg
per tre cose: il ritorno di David sano e salvo, che l'FBI trovasse quella
donna alla svelta, e che Dio le perdonasse quei pensieri omicidi.
6
La bella delle feste
Mentre Laura pregava ad Atlanta, una Coup de Ville grigia rallentava
su una strada forestale, circa 90 chilometri a nord-ovest di Richmond.
L'auto sterz, deviando dalla strada principale su una pi stretta, e prosegu
per altri 800 metri. I fari si rispecchiarono sulle finestre di una casa che
sorgeva su una collinetta, annidata fra pini e querce secolari. Le finestre
della casa erano buie, e non un filo di fumo si levava dal camino di pietra
bianca. Telefono e linee elettriche si stendevano da l fino alla statale, piut-
tosto distante. Natalie Terrell ferm la macchina davanti ai gradini del por-
tico anteriore e scese nel vento tagliente.
Una mezzaluna si era affacciata dalle nuvole. Lanciava scintille d'argen-
to sull'acqua increspata del Lago Anna, sul quale si affacciava la casa. U-
n'altra strada tortuosa scendeva dalla collina fino a un molo con la rimessa
delle barche. Natalie non vedeva nessun'altra macchina, ma sapeva: sua fi-
glia era l.
Rabbrividendo, sal i gradini del portico. Tent la maniglia e la porta si
apr. Entr, per ripararsi dal vento, e cominci a cercare l'interruttore della
luce.
- Non farlo.
Si ferm. La sua testa aveva sussultato di scatto.
- Sei sola?
Natalie si sforz di vedere dove fosse sua figlia nella stanza, ma non riu-
sc a trovarla. - S.
- Non ti hanno seguita?
- No.
- Non accendere le luci. Chiudi la porta e allontanati.
Natalie obbed. Vide una sagoma alzarsi da una sedia, e rimase con le
spalle addossate a una parete, mentre le passava accanto. Mary guard fuo-
ri da una finestra, sorvegliando la strada. La sua taglia, la sua statura, fece-
ro serpeggiare nello stomaco di Natalie il terrore allo stato puro. Sua figlia
era pi alta di lei di circa dieci centimetri, e molto pi larga di spalle. Mary
rest immobile nel buio, con lo sguardo fisso sulla strada, mentre la madre
si ritraeva dalla sua presenza.
- Come mai non ti hanno seguito? - chiese Mary.
- Sono... andati da un'altra parte. Li ho mandati... - La paura le strin-
geva la gola e non la lasciava parlare. - Li ho mandati alla casa sulla
spiaggia.
- Tenevano il telefono sotto controllo.
- S.
- Li hai fregati attaccandomi in faccia, non  vero?
- Io... non...
- Lo hai fatto di proposito? - Mary volt il viso verso la madre. Nata-
lie non riusc a distinguere i lineamenti, ma nel suo viso c'era qualcosa di
brutale.
- Non lo so - rispose Natalie. Era la verit.
- Mamma - disse Mary, e si avvicin a lei per darle un freddo bacio
sulla guancia.
Natalie non riusc a reprimere un brivido. La figlia puzzava di sporco.
Sent la mano di Mary posarsi sulla sua spalla: teneva stretto qualcosa, e
Natalie si rese conto che Mary impugnava una pistola.
Mary indietreggi, e madre e figlia si fissarono nel buio. -  passato
molto tempo - disse Mary. - Sei invecchiata.
- Non ne dubito.
- Be', anch'io. - Si spost di nuovo verso la finestra, scrutando fuori.
- Non credevo che saresti venuta. Immaginavo che mi avresti sguinza-
gliato dietro i porci.
- Allora perch hai chiamato?
- Mi sei mancata - rispose Mary. - E anche pap. Sono contenta che
tu non abbia portato i porci. Ho visto arrivare la macchina e sapevo che i
porci non guidano Cadillac. Ma ho parcheggiato gi alla darsena, e se a-
vessi visto qualcuno che ti seguiva avrei preso il mio bambino e sarei usci-
ta sulla strada del lago. - La strada del lago in realt era un sentiero, che
girava tutt'intorno al Lago Anna, prima di ricongiungersi con la strada
principale. In quel periodo dell'anno era chiuso da un cancello, ma Mary
aveva gi staccato il cancello dai cardini per garantirsi una rapida fuga.
Il mio bambino aveva detto Mary. - Dov' il piccolo? - chiese Na-
talie.
- Nella stanza da letto sul retro. L'ho avvolto in una coperta, in modo
che stia bene al caldo. Non volevo accendere il fuoco. Non si pu mai sa-
pere chi sente l'odore del fumo. La stazione dei ranger  appena tre chilo-
metri a nord, non  vero?
- S. - La casa sul lago, costruita per essere usata d'estate, non aveva
caldaia, ma c'erano tre caminetti per le notti fresche. In quel momento la
casa era gelida come una tomba.
- Allora, come mai non hai portato i porci?
Natalie sentiva che la figlia la stava osservando, come un animale diffi-
dente. - Perch sapevo che non ti saresti arresa se ti avessero catturato.
Sapevo che avrebbero dovuto ucciderti.
- Ma non  quello che volevi? Lo hai detto ai giornali: se fossi morta
non avresti versato una lacrima.
- E esatto. Io pensavo al bambino.
- Oh. - Mary annu. Sua madre aveva sempre amato i bambini picco-
li; poi, quando crescevano, voltava le spalle, annoiata. Mary aveva giocato
d'azzardo, e aveva funzionato. - Okay, posso capirlo.
- Mi piacerebbe sapere perch lo hai rubato alla madre.
- Sono io sua madre - ribatt Mary con voce atona. - Te l'ho detto.
L'ho ribattezzato Drummer.
Natalie usc dal suo angolo. Lo sguardo di Mary la segu attraverso la
stanza, e la madre si ferm vicino al camino gelido fatto di blocchi di pie-
tra. - Rubare un bambino  una novit per te, non  vero? Omicidi, atten-
tati esplosivi e terrorismo non erano sufficienti per te? Dovevi rapire un
bambino innocente di neanche due giorni?
- Parla, parla - disse Mary. - Sei sempre la stessa, sempre a dire
stronzate.
- Faresti meglio ad ascoltarmi, dannazione! - scatt Natalie, a voce
molto pi alta di quanto fosse nelle sue intenzioni. - Santo cielo, per que-
sto ti daranno la caccia! Ti uccideranno e trascineranno il tuo corpo per la
strada! Buon Ges, che cosa ti  venuto in mente di fare una cosa simile?
Mary rest in silenzio per un attimo. Pos la Colt su un tavolo, abba-
stanza vicino da prenderla in fretta, se necessario. La zona era pulita, per:
a quell'ora i porci stavano grufolando intorno alla casa di famiglia sulla
spiaggia. - Ho sempre desiderato un bambino - le disse. - Uno tutto
mio, voglio dire. Carne della mia carne.
- E per questo hai rubato il bambino di un'altra donna?
- Altre stronzate - rimprover Mary alla madre. Poi: - Una volta
stavo quasi per averne uno. Prima di essere ferita.  stato tanto tempo fa,
ma... a volte mi sembra ancora di sentir scalciare il bambino. Forse  uno
spettro, eh? Uno spettro dentro di me, che tenta di uscire. Be', ho lasciato
uscire lo spettro, gli ho dato ossa, pelle e un nome: Drummer. Ora  mio
figlio, e nessuno in questo mondo fottuto me lo porter via.
- Ti uccideranno. Ti daranno la caccia e ti uccideranno, e lo sai.
- Lascia che ci provino. Sono pronta.
Natalie ud un suono che la fece star male dall'angoscia: il suono som-
messo di un bambino che piangeva, proveniente dalla stanza da letto degli
ospiti. Mary disse: -  un bravo bambino. Non piange molto.
- Non vuoi andare a prenderlo?
- No. Fra pochi minuti si rimetter a dormire.
- Ha fame! - Natalie si sent arrossare dall'ira le guance fredde. -
Vuoi lasciarlo morire di fame?
- Gli ho preso del latte artificiale. Non capisci, mamma? Voglio bene a
Drummer. Non lascer che gli succeda niente...
- Balle - tagli corto Natalie, e pass accanto alla figlia per imbocca-
re il corridoio. Allung la mano, trov un interruttore e accese la luce. Le
fer gli occhi per alcuni secondi, e sent Mary riprendere in mano la pisto-
la. Natalie prosegu verso la stanza degli ospiti, accese una lampada e
guard il bambino che piangeva col viso arrossato, avvolto in una ruvida
coperta grigia sul letto. Non era preparata a vedere un neonato cos picco-
lo, e le fece male al cuore. La madre di quel bambino, Laura Clayborne,
avevano detto che si chiamava, ormai doveva essere pronta per il manico-
mio. Lei prese fra le braccia il bambino che piangeva e se lo strinse al pet-
to. - Su, su - disse. -  tutto a posto, andr tutto...
Mary entr nella stanza. Natalie vide la bestia astuta negli occhi della fi-
glia, gli anni di vita randagia incisi sul suo viso. Mary un tempo era stata
una giovane donna bellissima, vivace, la bella delle feste della societ di
Richmond. Ormai sembrava una barbona, abituata a vivere sotto i ponti
ferroviari e a mangiare da gavette di ghisa. Natalie distolse in fretta lo
sguardo, prima che i suoi occhi fossero sopraffatti dalla devastazione di un
essere umano. - Questo bambino ha fame. Si sente da come piange. E ha
bisogno di essere cambiato! Dannazione, non sai proprio niente di come si
cura un bambino, vero?
- Ho fatto un po' di pratica - disse Mary, guardando la madre cullare
Drummer con un movimento gentile.
- Dov' il latte artificiale? Dobbiamo scaldarne un po' per nutrire que-
sto bambino, senza perdere un minuto!
-  in macchina. Scenderai fino alla darsena con me, non  vero? -
Era un ordine, non una domanda. Natalie detestava la darsena; era l che
Grant si era impiccato a una trave del soffitto.
Quando tornarono, Natalie accese il fornello e scald un biberon di latte
artificiale. Mary si sedette al tavolino e guard la madre dare la poppata a
Drummer, appena cambiato, tenendo sempre a portata di mano la Colt. Lo
scintillio della luce sugli anelli di diamanti della madre attir l'attenzione
di Mary. - Cos va bene, cos va bene - diceva Natalie con voce carez-
zevole. - Il beb sta facendo una buona cena, adesso, non  vero? S, 
cos!
- Mi hai mai tenuto in braccio a quel modo? - chiese Mary.
Natalie s'interruppe. Il bambino succhiava rumorosamente la tettarella.
- E Grant? Hai mai tenuto in braccio anche lui, cos?
La tettarella sfugg con un risucchio dalla bocca del bambino. Lui emise
un lieve uggiolio di protesta, e Natalie la guid di nuovo fra le labbra ar-
cuate da cupido. Che cosa avrebbe fatto Mary, si domand, se all'improv-
viso le avesse voltato le spalle, fosse uscita da quella casa con David Cla-
yborne e fosse salita in macchina? Il suo sguardo si pos sulla Colt e poi
schizz via.
Mary lo decifr. - Ora mi prender mio figlio - disse, si alz e prese
Drummer dalle braccia della madre. Drummer seguit a poppare, alzando
verso di lei i grandi occhi azzurri ancora vaghi. - Non  carino? Per poco
non ho provocato un incidente, per guardarlo.  carino, non  vero?
- Non  tuo figlio.
- Sempre stronzate - disse Mary a Drummer con voce carezzevole. -
Stronzate stronzate stronzate, ecco che cosa dice.
- Ti prego, dammi retta! Non  giusto! Non so perch lo hai fatto, o
che cosa... che cosa hai in mente, ma non puoi tenerlo! Devi restituirlo!
Dammi ascolto! - insistette, mentre Mary le voltava le spalle. - Te ne
supplico. Non mettere in pericolo questo bambino! Mi senti?
Silenzio, a parte il risucchio del biberon. Poi: - Ti sento.
- Lascialo con me. Lo porter alla polizia. Poi potrai andare dove vor-
rai, non me ne importa. Fai perdere le tue tracce. Rintanati nella clandesti-
nit. Fammi solo riportare quel bambino al suo posto.
-  gi al suo posto.
Natalie guard di nuovo la pistola, posata sul tavolo. A due passi. Ne
aveva il coraggio? Era carica o no? Se la prendeva, sarebbe riuscita a usar-
la, se necessario? La sua mente si oriente verso una decisione.
Mary tenne il bambino con una mano sola e recuper la pistola con l'al-
tra. Se la infil nella cintura dei jeans sbiaditi. - Mamma - disse, e
guard Natalie in faccia con quegli occhi freddi e intensi nel viso duro e
aspro - noi non viviamo nello stesso mondo. Non lo abbiamo mai fatto.
Io ho recitato, finch sono riuscita a sopportarlo. Poi ho capito: il tuo mon-
do mi avrebbe distrutto, se non avessi reagito. Mi avrebbe stritolato, mi a-
vrebbe infilato in un abito da sposa e mi avrebbe dato un anello di diaman-
ti, e mi sarei trovata davanti uno stupido estraneo dalla parte opposta del
tavolo, e avrei udito le grida degli oppressi ogni giorno della mia vita, ma
ormai sarei stata troppo debole per reagire. Avrei vissuto in una grande ca-
sa di Richmond, con dipinti di caccia alla volpe sulle pareti, e mi sarei pre-
occupata di trovare un buon aiuto in casa. Avrei pensato che forse avrem-
mo dovuto lanciare la bomba atomica nel Vietnam, e me ne sarei infischia-
ta se i porci avessero manganellato gli studenti per le strade, e se lo stato
stupratore di coscienze si fosse pasciuto del corpo delle masse incolte. Il
tuo mondo mi avrebbe ucciso, mamma. Non riesci a capire?
- Tutto questo  storia passata - ribatt Natalie. - Le lotte per le
strade sono finite. Le rivolte studentesche, la contestazione...  tutto finito.
Perch non lasci perdere?
Mary sorrise leggermente. - Non  finito. La gente ha solo dimenticato.
Io voglio farla ricordare.
- E come? Commettendo altri omicidi?
- Sono un soldato. La mia guerra non  finita; non finir mai. - Baci
sulla fronte Drummer, e sua madre trasal. - Lui appartiene alla prossima
generazione. Porter avanti la lotta. Gli insegner quello che abbiamo fatto
per la libert, e sapr che la guerra non  mai finita. - Sorrise sul viso del
bambino. - Mio dolce, dolce Drummer.
Natalie Terrell pensava, da oltre vent'anni, che sua figlia fosse squilibra-
ta. Ora la realt l'assal con feroce violenza: era sola in cucina insieme a
una pazza che teneva accostato un biberon alle labbra di un neonato. Non
c'era modo di arrivare fino a lei; era al di l di ogni contatto, isolata in un
mondo di patriottismo stravolto e di massacri di mezzanotte. Per la prima
volta, temette per la propria vita.
- Cos, li hai mandati alla casa sulla spiaggia - disse Mary, conti-
nuando a guardare Drummer. - Molto materno da parte tua. Be', scopri-
ranno abbastanza presto che non sono l. I porci non saranno gentili con te,
mamma. Forse assaggerai la frusta.
- L'ho fatto perch non volevo vedere quel bambino ferito, e speravo...
- Lo so che cosa speravi. Di potermi tenere in pugno e plasmarmi, co-
me hai tentato di plasmare Grant. No, no; non mi lascer plasmare. Imma-
gino che non potr restare qui ancora a lungo, vero?
- Ti troveranno dovunque andrai.
- Oh, finora me la sono cavata abbastanza bene. - Guard la madre e
vide che aveva paura. Quello la fece sentire euforica e triste nello stesso
tempo. - Prender uno dei tuoi anelli.
- Cosa?
- Uno dei tuoi anelli. Voglio quello con i due diamanti affiancati.
Natalie scosse la testa. - Non so che cosa hai...
- Sfilati quell'anello e mettilo sul tavolo - ordin Mary; la sua voce
era cambiata. Era di nuovo la voce di un soldato, abbandonata ogni finzio-
ne filiale. - Fallo subito.
Natalie guard l'anello indicato da Mary. Valeva settemila dollari, e le
era stato regalato per il suo compleanno da Edgar nel 1965. - No - dis-
se. - No. Non voglio.
- Se non te lo togli, lo far io per te.
Natalie sollev il mento, come la prua di una nave da combattimento. -
Va bene, fa' pure.
Mary si mosse in fretta; tenne Drummer nella piega del braccio sinistro e
piomb su Natalie prima che lei potesse tirarsi indietro. La mano di Mary
afferr quella della madre. Ci fu uno strappo violento, un po' di dolore
quando la pelle fu lacerata e il dito quasi strappato dall'articolazione, e l'a-
nello spar.
- Che tu possa finire all'inferno - disse Natalie con voce roca, alz la
mano destra e schiaffeggi Mary Terror.
Mary sorrise, con le impronte delle dita allargate sulla guancia. - An-
ch'io ti voglio bene, mamma - disse infilandosi in tasca l'anello con due
diamanti. - Vuoi tenermi il bambino? - Consegn Drummer a Natalie e
poi pass con aria decisa nello studio, dove strapp il telefono dalla presa a
muro. Scagli l'apparecchio contro la parete e lo fracass, mentre Natalie
restava ferma con le lacrime agli occhi e il bambino fra le braccia. Mary
rivolse un altro sorriso alla madre, mentre le passava vicino, diretta verso
la porta principale. Estrasse la pistola, conficc la prima pallottola nella
gomma anteriore sinistra della Cadillac e la seconda nella gomma posterio-
re destra. Rientr in casa, portando con s una zaffata di cordite. Quando
erano scese alla darsena per prendere il latte artificiale, Mary aveva fatto
restare la madre abbastanza lontano, in modo che non potesse dire che a-
veva un furgone e non una macchina, o anche di che marca e di che colore
fosse. Era meglio cos; quando la madre fosse tornata alla civilt, avrebbe
cantato per i porci come un usignolo. Mary riprese Drummer dalle mani
tremanti di Natalie, vedendo il viso della madre tirato e pallido. - Reste-
rai in casa, o devo prenderti le scarpe?
- Che cosa faresti? Me le strapperesti dai piedi?
- S - rispose Mary, e la, madre le credette. Natalie si sedette su una
sedia nello studio e ascolt il sibilo dell'aria che sfuggiva dagli pneumatici
della Cadillac. Mary spremette l'ultima goccia di latte artificiale nella boc-
ca del bambino, poi se lo mise contro la spalla e gli diede una piccola pac-
ca sul dorso, tentando di fargli fare un ruttino.
- Pi in gi - disse Natalie a voce bassa. Mary spost la mano e con-
tinu a battere. Pochi secondi dopo, Drummer fece il suo dovere. Sbadigli
fra le pieghe della coperta, di nuovo insonnolito.
- Io non cercherei di raggiungere a piedi la stazione dei ranger al buio
- sugger Mary. - Potresti spezzarti una caviglia. Aspetterei il levar del
sole.
- Grazie della premura.
Mary cull Drummer, un movimento consolante per lei come per il
bambino. - Non ci diciamo addio da nemiche. D'accordo?
- Tutti sono tuoi nemici - le disse Natalie. - Tu odi tutto e tutti, non
 cos?
- Odio quello che cerca di uccidermi, nel corpo o nello spirito. - Fece
una pausa, pensando a qualcos'altro da dire, anche se era ora di andarsene.
- Grazie per avermi aiutato con Drummer. Mi spiace di aver dovuto
prendere l'anello, ma mi serviranno dei soldi.
- Gi. Pistole e proiettili sono costosi, non  vero?
- E anche la benzina. La strada  lunga fino al Canada. - Ecco un
bocconcino per i porci, pens. Forse non sarebbero stati cos duri con lei.
- Di' a pap che ho chiesto di lui, per favore. - Fece per allontanarsi, per
uscire dalla porta di servizio da cui era entrata in casa, usando la chiave
che restava sempre nascosta sulla sporgenza dell'architrave. Esit. Ancora
una cosa da dire. - Puoi essere fiera di me per questo, mamma: non ho
mai ceduto su quello in cui credevo. Non mi sono mai data per vinta.  gi
qualcosa, non ti pare?
- Sar un bell'epitaffio sulla tua lapide - replic Natalie.
- Addio, mamma.
E se ne and.
Natalie sent il cigolio della porta di servizio quando si apr, il tonfo sor-
do quando si richiuse. Rimase dov'era, con le mani incrociate in grembo
come se aspettasse la prima portata di una cena ufficiale. Passarono forse
cinque minuti. E poi un singhiozzo si spezz nella gola della donna, e lei
chin la testa e cominci a piangere. Le lacrime le caddero dalle guance
sulle mani, dove scintillarono come diamanti falsi.
Mary Terror, al volante del furgone con Drummer avvolto al caldo sul
pavimento, vide svanire la luce della casa nello specchietto retrovisore,
prima che gli alberi scheletrici la nascondessero. Si sentiva infiacchita; sua
madre aveva sempre avuto il dono di svuotarla di ogni energia. Non im-
portava. Niente importava, tranne trovarsi presso la signora piangente alle
due di pomeriggio del 18, e consegnare Drummer al suo nuovo padre. Le
sembrava di vedere la luminosit del sorriso di Lord Jack.
Quel giorno era luned 5 febbraio. Aveva 13 giorni. Tempo sufficiente
per trovare un motel economico sulla statale, starsene tranquilla per un po'
e fare qualche cambiamento. Doveva fiutare il vento e assicurarsi che i
porci non fossero vicini. Doveva sparire dalla circolazione per un po' e la-
sciar sbollire il calore. Disse a Drummer, addormentato: - La mamma ti
vuole bene. La mamma vuole bene al suo bambino dolce, dolce. Ora sei
mio, lo sapevi? S che lo sei. Mio per sempre e per l'eternit.
Mary sorrise, col viso tinto di verde dal riverbero del cruscotto. Il furgo-
ne aveva un movimento dondolante, quasi come una culla. Madre e figlio
erano in pace, per il momento.
Il furgone prosegu la corsa, con le gomme che lasciavano la loro im-
pronta nella terra buia.

PARTE QUARTA
L dove s'incontrano le creature
1
Schegge
Il 14 febbraio accaddero due cose: un jet della TWA che trasportava 246
passeggeri esplose in volo nel cielo di Tokyo, in Giappone, e un folle con
un fucile d'assalto AK-47 apr il fuoco in un centro commerciale di La
Crosse, nel Wisconsin, uccidendo tre persone e ferendone altre cinque,
prima di trovare rifugio in una filiale di J.C. Penney's. Insieme, quei due
avvenimenti conficcarono gli ultimi chiodi nel dramma, gi languente, di
Mary Terror, relegandolo in quella sezione dei notiziari e dei quotidiani
nota come "l'angolo della bara": le notizie prive di attualit.
Sorse l'alba del 15. Laura Clayborne si svegli verso le dieci, dopo un'al-
tra notte irrequieta. Rimase stesa a letto per un po', orientandosi; a volte le
sembrava di essere sveglia mentre ancora sognava. Le pillole di sonnifero
tendevano a fare quell'effetto. Tutto era confuso e incerto, un groviglio di
realt e illusione. Chiam a raccolta le forze per affrontare un altro giorno,
con uno sforzo gigantesco, e scese dal letto per spiare dalle veneziane.
Fuori tirava vento e sembrava che facesse molto freddo. Non c'erano pi
giornalisti, ovviamente. I giornalisti erano diminuiti di giorno in giorno. Le
conferenze stampa dell'FBI, che in realt erano solo tentativi di tenere de-
sto l'interesse della stampa per la storia, avevano smesso di attirarli. Le
conferenze stampa erano cessate. Non c'erano mai notizie fresche. Mary
Terror era svanita, e con lei era svanito David.
Laura and nel bagno. Non si guard la faccia allo specchio, perch sa-
peva che sarebbe stato uno spettacolo orribile. Si sentiva invecchiata di
dieci anni in 12 giorni, da quando David era stato rapito. Le giunture le do-
levano come quelle di una vecchia, e aveva continuamente mal di testa.
Stress le aveva detto il medico. Perfettamente comprensibile, data la si-
tuazione. Vede questa pillola rosa? Ne prenda mezza due volte al giorno e
mi chiami, se ha bisogno di me. Laura si spruzz dell'acqua fredda sul vi-
so. Aveva le palpebre gonfie, il corpo flaccido e intorpidito. Sent un calo-
re umido fra le cosce, e si tocc. Un fluido rossiccio e acquoso sui polpa-
strelli. I punti avevano ceduto di nuovo; niente l'avrebbe pi tenuta insie-
me, ora che il bambino era sparito.
Era l'angoscia di non sapere a ucciderla. David era morto, assassinato e
gettato fra i cespugli ai bordi della strada? Era stato venduto al mercato ne-
ro per ricavarne contanti? La donna meditava di usarlo per qualche sorta di
rito? Tutte quelle domande erano state discusse da Neil Kastle e dall'FBI,
ma non c'erano risposte.
A volte l'impulso di piangere l'assaliva all'improvviso, ed era costretta a
tornare a letto. In quel momento lo sent arrivare, aumentare d'intensit. Si
aggrapp al lavandino, con la testa china in avanti. Le pass per la mente
un'immagine del corpo di David disteso fra i cespugli. - No! - disse
mentre le prime lacrime le bruciavano gli occhi. - No!
Riusc a superare la crisi, col corpo tremante e i denti serrati con tanta
forza che le mascelle le dolevano. La tempesta di tristezza intollerabile
pass oltre, ma rimase a lampeggiare e brontolare all'orizzonte. Laura usc
dal bagno, attravers la camera da letto in disordine e il soggiorno, per an-
dare in cucina. I piedi nudi si gelarono sul pavimento. La prima sosta, co-
me al solito, fu alla segreteria telefonica. Nessun messaggio. Apr il frigo-
rifero e bevve il succo d'arancia direttamente dal cartone. Prese la sfilza di
vitamine che il medico le aveva suggerito, ingoiando una dopo l'altra pillo-
le che avrebbero strozzato un cavallo. Poi rimase in piedi al centro della
cucina, sbattendo le palpebre alla luce e tentando di decidere se mangiare
cereali con uva passa oppure fiocchi d'avena.
Prima di tutto, chiamare Kastle. Lo fece. La segretaria, che all'inizio era
stata tutta dolcezze e pesche della Georgia ma che ormai, di fronte alle
chiamate di Laura che a volte arrivavano a dieci o dodici al giorno, era pi
secca e acida, rispose che Kastle era assente dall'ufficio e non sarebbe tor-
nato prima delle tre. No, non c'erano progressi. S, sarebbe stata la prima a
sapere. Laura attacc. Cereali con uva passa o fiocchi d'avena? Sembrava
una decisione molto difficile.
Prese del Wheat Chex. Mangi in piedi, rovesci un po' di latte sul pa-
vimento e fu sul punto di piangere ancora, ma ricord il vecchio detto e la-
sci perdere. Asciug le gocce di latte col piede nudo.
I genitori erano tornati a casa loro la mattina del giorno prima. Era l'ini-
zio, Laura lo sapeva, di una guerra fredda fra lei e sua madre. La madre di
Doug era tornata a Orlando due giorni prima. Doug aveva ricominciato a
lavorare. Qualcuno doveva pur pensare a guadagnare, le aveva detto. In
ogni caso, non serviva a niente stare con le mani in mano ad aspettare, no?
La sera prima, Doug aveva detto qualcosa che aveva mandato Laura su
tutte le furie. L'aveva guardata, con il Wall Street Journal sul divano ac-
canto a s, e aveva detto: Se David  morto, non sar la fine del mondo.
Quell'osservazione le era penetrata nel cuore come una lama rovente.
Tu pensi che sia morto? gli aveva chiesto in tono feroce.  questo che
pensi?
Non sto dicendo che  morto. Sto solo dicendo che la vita continua,
qualsiasi cosa accada.
Mio Dio. Mio Dio. Laura si era portata la mano alla bocca, lo stomaco
sconvolto dall'orrore. Tu pensi davvero che sia morto, non  cos? Oh Ge-
s,  cos!
Doug l'aveva fissata con gli occhi dalle palpebre gonfie, e Laura vi ave-
va letto dentro la verit. La tempesta che ne era seguita aveva spinto Doug
a uscire di casa, partendo a razzo con la Mercedes. Laura aveva chiamato il
numero di C. Jannsen. Quando aveva risposto una donna, Laura le aveva
detto con amarezza: Sta arrivando. Pu tenerselo, e spero che le piaccia
quello che le toccher. Aveva attaccato, ma senza sbattere il ricevitore
come era stato nelle sue intenzioni. Doug non valeva lo sforzo. A un certo
punto, prima di mezzanotte, si era ritrovata seduta sul letto, intenta a ta-
gliare in due con le forbici le loro foto di nozze. Le era venuto in mente,
mentre stava seduta con le schegge di ricordi in grembo, che correva un se-
rio pericolo di perdere la ragione. Allora aveva ammucchiato tutti i fram-
menti in una piccola pila sul cassettone, aveva preso due pillole di sonnife-
ro e aveva cercato di riposare.
Che fare? Che fare? Non era ancora pronta per il lavoro. Le pareva di
vedersi, mentre tentava di partecipare a un'occasione mondana, e cadeva a
faccia in avanti nel foie gras. Mise la caffettiera sul fuoco e si aggir per la
cucina, raddrizzando oggetti che erano gi diritti. Passando vicino al tele-
fono, pens di richiamare Neil Kastle. Forse ci sarebbero state delle novit.
Sollev il ricevitore, lo riabbass, lo riprese, alla fine lo lasci, in un'alta-
lena di indecisione.
"Rimetti in ordine il soggiorno" si disse. S, aveva bisogno di essere ri-
messo in ordine.
Laura entr e dedic qualche minuto a esaminare le riviste nel cesto in
cui erano raccolte. Scelse i numeri vecchi di due o tre mesi e li mise da
parte per la spazzatura. No, no; quella no. C'era un articolo sull'allattamen-
to al seno. Nemmeno quella poteva andare; conteneva un articolo sulle re-
azioni dei bambini piccoli alla musica. Pass dalle riviste alla libreria, e
cominci a raddrizzare i volumi in modo che i dorsi fossero perfettamente
allineati. I volumi pi grandi la fecero cadere in una crisi di costernazione.
E poi arriv a un libro che fece arrestare la mano nella sua inarrestabile
opera di riordino.
Il titolo era Bruciate questo libro.
Laura tir gi il volume. Mark Treggs, lo hippie a oltranza. Nessuna foto
dell'autore. Mountaintop Press, Chattanooga, Tennessee. Una casella po-
stale. Sfogli in fretta il libro, cercando la parte in cui Treggs parlava del
Weather Underground e dello Storm Front. La trov a pagina 72: Forse la
Love Generation, sanguinante da migliaia di ferite inflittele dalla con-
trocultura militante, esal l'ultimo respiro nella notte del primo luglio
1972, quando la polizia di Linden, New Jersey, strinse alle corde i terrori-
sti dello Storm Front, in una modesta casa dei sobborghi. Quattro membri
dello Storm Front morirono nello scontro, uno fu catturato vivo ma ferito,
e altri quattro riuscirono a fuggire, compreso il capo, "Lord Jack" Gardi-
ner. I poliziotti cercarono, ma non riuscirono a trovare. Alcuni dicono che
il Canada, quel paradiso degli esuli politici d'America, li abbia accolti fra
le sue foreste. Ancor oggi potete sentirlo, se accostate l'orecchio alle rotaie
giuste: lo Storm Front  l fuori, chiss dove. Forse ancora intento a lec-
carsi le ferite, come un vecchio orso in una caverna. Forse brontola e so-
gna, con i capelloni invecchiati chini sulle candele, con la loro provvista di
erba e acido. Ho conosciuto un membro dello Storm Front, molto tempo
prima che le fiamme distruggessero i fiori. Era una bella ragazza di Cedar
Falls, nello Iowa. La figlia di un agricoltore, ci credereste? A lei mando un
messaggio: conserva la fede, e ama quello con cui vivi.
Lo sguardo di Laura torn con un guizzo indietro. Ho conosciuto un
membro dello Storm Front.
Non Mary Terrell. Lei era nata a Richmond. Chi, allora?
Qualcuno che poteva aiutare l'FBI a trovare il suo bambino?
Laura port il libro vicino al telefono. Form il numero di Kastle con
tanta fretta che fece un pasticcio e dovette ricominciare da capo. La segre-
taria, la strega al limone, rispose al secondo squillo. No, signora Claybor-
ne, il signor Kastle non  ancora rientrato. No, mi dispiace, non ho un nu-
mero al quale rintracciarlo. Signora Clayborne, non le fa affatto bene con-
tinuare a chiamare. Sono terribilmente dispiaciuta per la sua situazione, ma
si sta facendo tutto il possibile per trovare suo...
Stronzate. Laura attacc.
Cominci a fare su e gi per la cucina, con il cuore che le martellava. A
chi poteva parlare di questo? Si ferm di nuovo davanti al telefono, e sta-
volta chiam l'ufficio informazioni di Chattanooga.
La centralinista non aveva il numero della Mountaintop Press. C'erano
due Treggs: Phillip e M.K. Lei scarabocchi il secondo numero e lo chia-
m, con lo stomaco che faceva lentamente su e gi.
Quattro squilli. - Pronto? - Una voce di donna.
- Mark Treggs, per favore.
- Mark  al lavoro. Pu lasciare un messaggio?
Laura deglut, con la gola arida. -  lui... il Mark Treggs che ha scritto
il libro?
Una pausa. Poi, in tono cauto: - S.
"Sia ringraziato Dio!" pens lei. Aveva la mano stretta spasmodicamente
sul ricevitore. - Lei  sua moglie?
- Chi parla, prego?
- Mi chiamo Laura Clayborne. Telefono da Atlanta. C' un numero al
quale posso raggiungere il signor Treggs?
Un'altra pausa. - No, mi dispiace.
- La prego! - Le sfugg troppo in fretta, troppo carico di emozione. -
Devo parlargli! Per favore, mi dica come posso trovarlo!
- Non c' nessun numero - disse la donna. - Laura Clayborne. Mi
sembra di conoscere questo nome.  un'amica di Mark?
- Non l'ho mai incontrato, ma  di vitale importanza che lo rintracci. La
prego! Non pu aiutarmi?
- Sar a casa dopo le cinque. Posso trasmettergli un messaggio?
Le cinque sembravano lontane un'eternit. Frustrata, Laura disse: -
Grazie tante! - e stavolta sbatt davvero il ricevitore. Rimase ferma un
momento con le mani premute sul viso, tentando di decidere cosa fare.
L'immagine di David fra i cespugli le torn alla mente, e la respinse prima
che mettesse radici nella sua mente.
Chattanooga distava circa due ore di macchina da Atlanta, a nord-ovest
sull'interstatale 75. Laura guard l'orologio. Se partiva subito, poteva arri-
vare l intorno all'una. Ho conosciuto un membro dello Storm Front.
Treggs poteva sapere sullo Storm Front pi di quanto avesse scritto nel li-
bro. Una corsa di due ore. Poteva farcela in un'ora e tre quarti.
Laura and in camera da letto, s'infil un paio di blue-jeans che le stava-
no stretti, col grasso superfluo che aveva ancora addosso, e indoss una
camicetta bianca e un golf beige a coste inglesi. Le venne in mente che
forse sarebbe stata costretta a passare la notte a Chattanooga. Cominci a
preparare una valigetta, un altro paio di jeans e un maglione rosso, bian-
cheria e calze di ricambio. Mise dentro dentifricio e spazzolino, decise di
prendere lo shampoo e l'asciugacapelli. "Denaro" pens. "Devo passare in
banca a cambiare un assegno. Ho la VISA, la MasterCard e l'American
Express. Devo fare il pieno alla BMW. Lasciare un biglietto per Doug; no,
scordatelo. Fa' controllare anche le gomme. Non  il caso di ritrovarsi con
una gomma a terra, una donna sola in questo vecchio mondo spietato."
Ora sapeva che la violenza poteva colpire da qualsiasi direzione, senza
preavviso, e lasciare nella sua scia la tragedia. Si avvicin al cassettone,
apr il primo cassetto e sollev i maglioni di Doug. Tir fuori l'automatica,
insieme con una scatola di munizioni. Al diavolo le lezioni di tiro; se do-
veva usarla, avrebbe imparato alla svelta.
Laura si diede una rapida spazzolata ai capelli. Si costrinse a guardare il
suo viso allo specchio. Gli occhi avevano una lucentezza vitrea: eccitazio-
ne o follia? Non seppe decidere quale delle due. Ma una cosa sapeva con
certezza: aspettare in quella casa, giorno dopo giorno, di ricevere notizie
del bambino l'avrebbe fatta impazzire di sicuro. Mark Treggs forse non sa-
peva niente dello Storm Front. Forse non aveva nessuna informazione che
potesse aiutarla. Ma lei sarebbe andata a Chattanooga a cercarlo, e niente
al mondo glielo avrebbe impedito.
Calz le Reebok nere, poi sistem l'automatica e la scatola di proiettili
nella valigetta, insieme con la spazzola per i capelli.
La pila di fotografie tagliate attir la sua attenzione.
Le spazz via col taglio della mano, gettandole in un cestino dei rifiuti.
Poi sollev la valigia, prese il cappotto nocciola e and in garage. Il moto-
re della BMW si accese con un ringhio gutturale.
Laura si allontan in macchina dalla casa di Moore's Mill Road, senza
voltarsi indietro.
2
Il suonatore di flauto
Chattanooga  una citt che sembra ferma nel tempo, come l'arrugginito
orologio da tasca di un Ribelle. L'ampio fiume Tennessee l'attraversa for-
mando meandri, le interstatali penetrano nel suo cuore, le ferrovie collega-
no magazzini e fabbriche con altri di altre localit; il fiume, le interstatali e
le ferrovie entrano a Chattanooga e ne escono, ma Chattanooga continua a
sembrare una slavata damigella in attesa di un corteggiatore morto e sep-
pellito da tempo.
Sulla citt incombe la massa enorme della Lookout Mountain, la
chaperon della damigella slavata. Fu la Lookout Mountain che Laura vide,
prima ancora di scorgere la citt. La sua apparizione, dapprima un'ombra
violacea che si stagliava all'orizzonte, le fece abbassare il piede sull'accele-
ratore della BMW. Diciotto minuti dopo l'una, usc dall'interstatale su
Germantown Road, trov una cabina telefonica con un elenco e cerc
M.K. Treggs. L'indirizzo era 904 Hilliard Street. Laura compr una carta
della citt a una stazione di servizio, indic Hilliard Street e si fece spiega-
re dall'inserviente alla pompa l'itinerario migliore per raggiungerla. Poi ri-
part, guidando nel luminoso pomeriggio di sole verso il lato nord-
orientale di Chattanooga.
L'indirizzo corrispondeva a una casetta di assicelle di legno, in mezzo a
un gruppo di case simili, di fronte a un centro commerciale. Era verniciata
di celeste, e il prato formato francobollo era stato trasformato in un giardi-
no di rocce con un vialetto di ghiaia. La cassetta per la posta era una di
quelle in plastica, con i cardinali sopra. Una gomma appesa a una corda
pendeva dal ramo di un albero, e nel vialetto c'era una Yugo, bianca chiaz-
zata di ruggine. Laura accost la macchina di fronte alla casa e scese. La
brezza gelida le arruff i capelli e fece fremere, ondeggiare, tinnire e tin-
tinnare le sei o sette campanelle appese alle travi del portico anteriore.
Il cane di una casa accanto cominci ad abbaiare furiosamente. Una
donna snella e minuta con una treccia di capelli castani sbirci fuori con
cautela. - Posso esserle utile?
- Sono Laura Clayborne. L'ho chiamata da Atlanta.
La donna si limit a fissarla.
- L'ho chiamata alle undici - continu Laura. - Sono venuta per par-
lare con suo marito.
- Lei ... la signora che ha telefonato?  venuta da Atlanta? - Batt le
palpebre, assimilando l'informazione.
- Esatto. Non so dirle quanto sia importante per me vedere suo marito.
- Io so chi  lei. - La donna annu. -  quella a cui hanno rapito il
bambino. Mark e io ne abbiamo parlato. Sapevo di avere gi sentito il suo
nome!
Laura rimase l, in attesa. Poi la donna disse: - Oh! Entri in casa! -
Apr la porta a rete e la spalanc per accogliere Laura.
Ai tempi del college, Laura era stata in molte stanze di dormitori e ap-
partamenti di hippies. Anche il suo appartamento era stato molto influen-
zato dallo spirito hippie, o almeno da quello che passava per tale all'uni-
versit della Georgia. La casa la riport subito a quei tempi. Era piena di
mobili scadenti, con cassette di legno che servivano da scaffali per i libri e
per i dischi, una grossa poltrona a sacco arancione con la scritta UT e un
divano beige che sembrava fosse stato usato per anni come letto. In giro
c'erano vasi di fiori secchi, e alle pareti c'erano autentici, genuini, poster
McCoy, di cui uno mostrava i segni dello zodiaco e l'altro raffigurava una
nave a tre alberi sullo sfondo della luna piena. Un'incisione nel legno su
una parete diceva LET IT BE. Laura era sicura di sentire odore di incenso
alla fragola e lenticchie che cuocevano. Grosse candele consumate a met,
del tipo con intricati disegni di cera e fasce multicolori, erano disposte sul
piano di un cassettone, vicino a libri che comprendevano le opere di Kahlil
Gibran e Rod McKuen. Laura scorse un corridoio e vide in fondo un mani-
festo: La guerra non  sana per i bambini e per gli altri esseri viventi.
La sensazione di tornare indietro nel tempo avrebbe potuto essere com-
pleta per Laura, se non fosse stato per alcuni GoBots sparsi sul pavimento
e un Nintendo sopra il televisore. La donna con la treccia raccolse i Go-
Bots. - Bambini - disse con un sorriso tutto denti. - Lasciano la roba
dappertutto, non  vero?
Laura scorse una bambola Barbie, vestita con un abito di lam bianco,
appoggiata a una cassa di dischi piena di album dall'aria malconcia. - Ha
due figli?
- Esatto. Mark junior ha dieci anni, e Rebecca ne ha appena compiuti
otto. Mi spiace che la casa sia un disastro. Certe mattine farli andare a
scuola  come il passaggio di un tornado. Prende un po' di t? Ho appena
preparato un Red Zinger. Erano anni che Laura non assaggiava un t Red
Zinger. - Andrebbe benissimo - rispose, e segu la donna nella cucinetta
angusta. Il frigorifero era dipinto di simboli pacifisti a colori vivaci. Sopra
erano incollati con lo scotch i disegni dei bambini. Ti voglio bene, mamma
era scritto a stampatello su uno dei disegni. Laura distolse lo sguardo in
fretta, perch le era salito un groppo alla gola.
- Io sono Rose - disse la donna. - Piacere di conoscerla. - Le porse
la mano, e Laura la strinse. Poi Rose si dedic a cercare le tazze e versare
il t da una teiera di ceramica marrone. - Noi usiamo lo zucchero grezzo
- disse, e Laura le rispose che andava benissimo anche quello. Mentre
Rose serviva il t, Laura vide che la donna portava sandali Birkenstock, le
calzature tipiche degli hippies. Rose Treggs indossava jeans sbiaditi con le
toppe alle ginocchia, e un voluminoso maglione verde mare che era a un
soffio dal cedere sui gomiti. Era alta poco pi di un metro e mezzo, e si
muoveva con l'energia rapida da uccellino delle persone molto piccole. Nel
sole della cucina, Laura poteva scorgere i fili grigi nei capelli di Rose
Treggs. La donna aveva un viso aperto e attraente, e una spruzzata di len-
tiggini sul naso e sulle guance, ma le rughe intorno alla bocca e agli angoli
degli occhi azzurro cupo parlavano di una vita dura. - Ecco fatto - disse
Rose, porgendo a Laura una tazza di terracotta ruvida, modellata a forma
di testa lunga e barbuta di hippie. - Vuole del limone?
- No, grazie. - Bevve un sorso di t. Poche cose nella vita restavano
immutate, ma il Red Zinger era sempre lo stesso.
Si sedettero nel soggiorno, fra le reliquie di un'era passata. Guardandosi
attorno, Laura immagin la voce di Bob Dylan che cantava Blowin' in the
Wind. Sentiva che Rose la stava osservando, in attesa nervosa che lei par-
lasse. - Ho letto il libro di suo marito - cominci Laura.
- Quale? Ne ha scritti tre.
- Bruciate questo libro.
- Oh, certo.  quello che si  venduto di pi. Quasi 400 copie.
- L'ho recensito per il Constitution. - La recensione, per, non era sta-
ta ancora pubblicata. - Era interessante.
- Abbiamo una casa editrice tutta nostra - spieg Rose. - La Moun-
taintop Press. - Sorrise e scroll le spalle. - Be', in realt consiste in una
macchina compositrice e in un po' di materiale nel seminterrato. Vendiamo
soprattutto per posta, alle librerie universitarie. Ma fu cos che cominci
Benjamin Franklin, no?
Laura si protese in avanti sulla sedia. - Rose? Devo parlare a suo mari-
to. Lei sa che cosa mi  successo, non  vero?
Rose annu. - Lo abbiamo visto al telegiornale e ne abbiamo anche let-
to. Ci ha lasciati sconvolti. Ma lei non somiglia alla sua foto.
- Mi hanno rubato il mio bambino - disse Laura, trattenendo le lacri-
me per pura forza di volont. - Aveva due giorni. Si chiama David, e io...
desideravo terribilmente un bambino. - "Attenta" pens. Gli occhi le bru-
ciavano. - Lei sa chi ha preso il mio bambino, non  vero?
- S. Mary Terror. Credevamo che ormai fosse morta.
- Mary Terror - ripet Laura, con lo sguardo fisso sul volto di Rose.
- L'FBI la sta cercando. Ma non riescono a trovarla. Sono passati 12
giorni, e si  volatilizzata con mio figlio. Ha idea di quanto possono essere
lunghi 12 giorni?
Rose non rispose. Distolse gli occhi da Laura perch lo sguardo intenso
della donna la rendeva nervosa.
- Ogni giorno pu estendersi all'infinito, finch hai la sensazione che
non finir mai - continu Laura. - Pensi che le ore siano ferme. E la
notte, quando c' tanto silenzio che puoi sentire battere il tuo cuore... la
notte  ancora peggio. In casa ho una stanza per il bambino vuota, e mio
figlio  in mano a Mary Terrell. Ho letto il libro di suo marito. Ho letto
dello Storm Front. Lui conosce una donna che ha fatto parte dello Storm
Front, non  vero?
-  stato tanto tempo fa.
- Me ne rendo conto. Ma qualunque cosa lui possa dirmi potrebbe es-
sere utile all'FBI, Rose. Qualunque cosa. Ora come ora, stanno segnando il
passo. Non posso sopportare ancora molti giorni in attesa di una telefonata
che mi dica se il mio David  vivo o morto. Riesce a capirlo?
Rose si lasci sfuggire un lungo sospiro e annu, a testa china. - S.
Quando lo abbiamo saputo, ne abbiamo parlato a lungo. Ci siamo chiesti
che cosa avremmo provato se qualcuno avesse preso Mark junior o Rebec-
ca. Sarebbe un brutto viaggio, questo  certo. - Alz la testa. - Mark in
effetti conosceva una donna che apparteneva allo Storm Front. Ma non co-
nosceva Mary Terror. Non sa niente che possa aiutarla a riavere il bambi-
no.
- Come pu esserne certa? Forse suo marito sa qualcosa che non ritiene
importante, e invece potrebbe essere di grande valore. Non credo di dover-
le spiegare come sono disperata. Lei  madre. Sa che cosa proverebbe. -
Vide Rose accigliarsi, le sue rughe approfondirsi. - La prego, ho bisogno
di trovare suo marito per fargli delle domande. Non gli far perdere molto
tempo. Vuole dirmi dove posso rintracciarlo?
I denti di Rose mordicchiarono il labbro inferiore. Fece roteare il Red
Zinger nella tazza da t, poi disse: - S, va bene. C' un numero telefoni-
co, ma non gliel'ho dato perch non se la sentono di uscire a rintracciare i
custodi. Voglio dire,  un posto grande.
- Dove lavora suo marito?
Rose glielo disse, e le spieg come arrivarci. Laura fin il t, la ringrazi
e lasci la casa. Alla porta d'ingresso Rose le augur la pace, e le campa-
nelle tintinnarono alla brezza gelida.
Rock City era appollaiata in cima alla Lookout Mountain. Non era un
sobborgo di Chattanooga, ma piuttosto un'attrazione turistica, con sentieri
che serpeggiavano fra enormi massi cesellati dal vento, una cascata che
cadeva a perpendicolo da una parete di roccia nuda e giardini di rocce con
panchine per i visitatori stanchi. Cartelli con elfi barbuti indicavano il can-
cello d'ingresso e il parcheggio. In una giornata cos fredda, anche col sole
che splendeva, il posto era quasi deserto. Laura pag il biglietto d'ingresso
in una costruzione dove si vendevano punte di freccia e berretti confedera-
ti, e si sent dire dall'impiegato che probabilmente Mark Treggs stava spaz-
zando il vialetto vicino al Ponte Ondeggiante. Lei s'incammin, seguendo
il sentiero oltre, intorno e a volte addirittura in mezzo a macigni gigante-
schi, le ossa spolpate della Lookout Mountain. Super facilmente un angu-
sto passaggio chiamato Stretta del Grassone, e si rese conto che stava per-
dendo i chili accumulati durante l gravidanza. Il sentiero la port in alto,
di nuovo al sole, fuori dall'ombra raggelante delle rocce, e alla fine vide
davanti a s il Ponte Ondeggiante. Sul sentiero non c'era nessuno, per. Lei
attravers il ponte, che cigolava e ondeggiava davvero, sospeso a circa 20
metri d'altezza su un abisso pieno di sassi. Prosegu lungo il sentiero, con
le mani ficcate nelle tasche del cappotto. Non vedeva nessun altro da nes-
suna parte. Una cosa not, comunque: i sentieri non avrebbero potuto esse-
re pi puliti. E poi super una curva e lo sent: le note acute da uccello di'
un flauto.
Laura segu la musica. Ancora un attimo e lo trov. Era seduto a gambe
incrociate in cima a un macigno, con il rastrello e la scopa appoggiati al
masso, e suonava il flauto, ammirando un panorama sconfinato di abetaie e
cielo azzurro.
- Il signor Treggs? - chiese Laura, ferma alla base del masso.
Lui continu a suonare. La musica era lenta e gentile, e in un certo senso
triste. Il flauto, pens Laura, era lo strumento suonato nei circhi da clown
con le lacrime dipinte sulle guance. - Il signor Treggs? - ripet a voce
un po' pi alta.
La musica s'interruppe. Mark Treggs si tolse di bocca il flauto e la guar-
d. Aveva una lunga barba castano scuro spruzzata di grigio e capelli lun-
ghi fino alle spalle, con un berretto azzurro da baseball calcato in testa.
Sotto le sopracciglia folte e brizzolate, gli occhi nocciola grandi e luminosi
scrutarono Laura dietro le lenti di occhialini con la montatura di filo me-
tallico. - S?
- Mi chiamo Laura Clayborne. Sono venuta da Atlanta per trovare lei.
Mark Treggs strizz gli occhi, come per tentare di metterla a fuoco. -
Io non... credo di conoscere...
- Laura Clayborne - ripet lei. - Mary Terrell ha rapito il mio bam-
bino 12 giorni fa.
Lui apr la bocca, ma non disse niente.
- Ho letto Bruciate questo libro - prosegu Laura. - Lei parlava del-
lo Storm Front. Diceva di conoscere qualcuno che ne aveva fatto parte.
Sono venuta a chiederle...
- Oh - fece lui. Aveva una voce da ragazzo che non s'intonava col
grigio. - Oh, accidenti.
- A chiederle aiuto - fin Laura.
- L'ho vista alla televisione! La mia vecchia e io l'abbiamo vista! Par-
lavamo di lei giusto ieri sera! - Scese dal masso con disinvolta agilit.
Indossava una divisa marrone, e una giacca con la scritta Rock City su un
taschino e Mark sull'altro. Treggs era alto quasi un metro e 90 ed era ma-
gro come una scimmia ragno, la faccia tutta barba, sopracciglia incolte e
occhi sporgenti dietro gli occhiali. - Gente, che viaggio! Giuro, parlava-
mo di lei!
- Ho visto Rose. Mi ha detto dove potevo trovarla. - La tazza, pens
lei. La faccia era la sua.
-  andata a casa mia? Uau!
- Signor Treggs? Mi ascolti. Ho bisogno del suo aiuto. Lei conosce una
persona che ha fatto parte dello Storm Front.  esatto?
Il suo sorriso goffo cominci a svanire. Batt le palpebre alcune volte,
ricuperando l'equilibrio. - Oh - disse. -  per questo che  qui?
- S. Ho letto il suo ultimo libro.
- Il mio libro. Bene. - Annu e s'infil il flauto nella tasca posteriore.
- Ascolti... mi scusi, ma devo tornare al lavoro. - Recuper rastrello e
scopa. - Non posso stare in ozio troppo a lungo. Vanno su tutte le furie.
- Cominci ad allontanarsi.
Laura lo segu. - Aspetti un momento! Non ha sentito quello che ho
detto? - Tese la mano, lo afferr per la spalla e ferm la sua falcata lunga
e goffa. - Le sto chiedendo aiuto!
- Non posso aiutarla - rispose lui in tono piatto. - Mi spiace. - Ri-
prese ad allontanarsi.
Laura gli tenne dietro, sentendo divampare la collera, con due chiazze
rosse sulle guance. - Signor Treggs! Aspetti, la prego! Mi conceda solo
un minuto!
Lui prosegu, accelerando il passo.
- Aspetti! Mi stia almeno a sentire!
Ancora pi veloce.
- Ho detto aspetti, dannazione! - grid Laura, e afferr Mark Treggs
per il braccio sinistro, lo fece girare su se stesso con tutta la sua forza e gli
sbatt la schiena contro un masso liscio. Lui emise un lieve grugnito, e ra-
strello e scopa gli scivolarono di mano. I suoi occhi erano diventati pi
grandi e spaventati, occhi da gufo.
- La prego - disse. - Non posso sopportare la violenza.
- Io nemmeno! Ma, per Dio, mio figlio mi  stato rapito da un'assassi-
na, e lei mi dir quello che voglio sapere! - Lo scroll. - Riesce a capir-
lo, amico?
Lui non rispose. Poi, a bassa voce: - S, posso capirlo.
- Bene. - Laura lo lasci andare, ma gli sbarr il passo in modo che
non potesse fuggire. - Lei conosceva un membro dello Storm Front. Chi
era?
Treggs si guard attorno. - Okay, avanti! Dove sono nascosti i porci?
Li ha portati, non  vero?
- Niente polizia. Ci sono solo io.
- Be', tanto non importa. - Lui scroll le spalle. - Non m'importa se
ha un microfono addosso. Dunque, ho fatto parte per alcuni mesi di una
comune con Bedelia Morse. Didi per gli amici. E con questo? Non appar-
tenevo allo Storm Front, quindi pu andare a metterlo nella pipa dei porci
e farglielo fumare.
- Che cosa  successo a Bedelia Morse?  morta anche lei nella spara-
toria nel New Jersey?
- No, lei si  salvata. Stia a sentire,  tutto quello che so. Ero in una
comune con Didi e altre otto persone nel '69, prima che lei entrasse nello
Storm Front. Eravamo nella Carolina del Sud, e ci separammo dopo quat-
tro mesi, perch eravamo tutti stanchi di essere perseguitati dai porci del
posto. Fine della storia.
- Non l'ha conosciuta a Berkeley?
- Uh-huh. Lei non  andata a Berkeley. Fu agganciata dallo Storm
Front quando and a New York. Senta, non ho saputo altro di lei. Okay?
- E da allora non ha avuto sue notizie?
- Mai. - Treggs chin il lungo corpo dinoccolato per raccogliere sco-
pa e rastrello. - Il microfono  abbastanza forte per far sentire tutto ai
porci? Me lo legga sulle labbra: mai.
- E Mary Terrell? C' qualcosa che pu dirmi di lei?
- S. - Si tolse gli occhiali, estrasse dalla camicia un fazzoletto e pul
le lenti. - Ma lei lo sa gi.  pazza da legare. Non si arrender ai porci.
Dovranno ucciderla.
- E lei uccider mio figlio.  questo che sta dicendo?
- Non ho detto questo. - Si rimise gli occhiali. - Stia a sentire, si-
gnora Clayborne, mi dispiace per tutto questo. Davvero. Ma non so altro
sullo Storm Front che i porci, voglio dire, che la polizia e l'FBI, non sap-
piano gi. Mi dispiace che abbia fatto tutta questa strada, ma non posso
aiutarla.
Per un attimo Laura credette di svenire. Aveva nutrito delle speranze - di
cosa, non sapeva con certezza - e invece non era altro che un vicolo cieco.
- Non ha una buona cera - osserv Treggs. - Vuole sedersi? - Lau-
ra annu, e lui la prese per il braccio e la guid verso una panchina. -
Vuole una Coca? Posso procurargliene una. - Lei scosse la testa, lottando
contro la nausea. Si rendeva conto che, se avesse vomitato, Treggs avrebbe
dovuto rimediare. Forse valeva la pena di farlo, solo per il gusto di costrin-
gerlo a pulire. Ma non lo fece, sollev il viso verso la brezza e sent il su-
dore freddo cominciare ad asciugarsi.
Disse con voce roca: - Non c' nient'altro? Non ha qualche idea di dove
possa trovarsi Mary Terrell?
- No. Non so nemmeno dov' Didi.  passato tanto tempo. - Si sedet-
te sulla panchina vicino a lei, con le lunghe gambe distese. Portava scarpe
da ginnastica Adidas con le stelle. - Quella comune - riflette a voce alta.
- Gente, sembra che fosse in un altro mondo. Be', lo era, non  vero? -
Socchiuse gli occhi alla luce, e osserv un falco volare in circolo sulla
montagna. -  passato tanto tempo - disse. - Facevamo una buona vi-
ta. Vivevamo in una piccola fattoria, avevamo un paio di mucche e alcune
galline. Non davamo fastidio a nessuno. Tutto quello che volevamo era
trovare il nirvana. Sa per quale motivo i porci alla fine ci hanno fatto slog-
giare? - Aspett che Laura scuotesse la testa. - Non avevamo la licenza
commerciale. Vede, Didi realizzava degli oggetti. Era una ceramista, e
vendeva i suoi vasi in citt. Faceva anche buoni affari, poi, bam: niente li-
cenza. Gente, non so come mai non siamo rimasti senza alberi, con tutte le
scartoffie da cui siamo soffocati. Voglio dire, come mai abbiamo ancora
delle foreste, con tutta la carta che  stata usata in tutta la storia? E pensi ai
mobili di legno, alle case e a tutto il resto fatto di legno. Come mai abbia-
mo ancora delle foreste? - La pungol con un gomito appuntito. - Eh?
- Non lo so. Forse dovrebbe scriverci un libro.
- S, forse lo far - rispose lui. - Ma questo vorrebbe dire usare altra
carta, no? Capisce? Un circolo vizioso.
Restarono seduti in silenzio per un po'. Il vento gelido aument, e Laura
ud il richiamo di un falco che si lasciava trasportare dalla corrente ascen-
sionale. Mark Treggs si alz. - Dovrebbe vedere il resto di Rock City, ora
che  qui.  bello. Pacifico, in questo periodo dell'anno. Si ha l'impressio-
ne di essere padroni del mondo.
- Non mi sento molto in vena di fare la turista.
- No, immagino di no. Bene, io devo tornare al lavoro. Sa trovare l'u-
scita?
Laura annu. Dove doveva andare? E cosa avrebbe fatto, una volta arri-
vata?
Treggs esit, tenendo in mano scopa e rastrello. - Ascolti... per quello
che vale, mi dispiace davvero per quanto  successo. Credevo che Mary
Terrell fosse morta, sepolta chiss dove in una fossa comune. Immagino
che non si possa mai sapere chi spunter fuori di nuovo, eh?
- Non si pu mai sapere - riconobbe Laura.
- Giusto. Bene, abbia cura di s. Un vero peccato che sia venuta fin qui
per niente. - Esit ancora, proiettando un'ombra esile ai suoi piedi. -
Spero che troveranno il suo bambino - disse. - Pace. - Fece un segno
di pace, poi si volt e si allontan.
Lei lo lasci andare. A che serviva? Finalmente, quando fu certa che non
avrebbe vomitato, si alz. Che fare, adesso? Tornare ad Atlanta. No, no.
Non se la sentiva di viaggiare quel pomeriggio. Forse poteva trovare una
stanza in un motel, procurarsi una bottiglia di vino rosso da poco prezzo e
lasciarsi andare. Due bottiglie, magari. Perch no?
Segu la propria ombra lungo la pista tortuosa di Rock City; era l'ombra
sottile e compressa di una donna schiacciata fra presente e futuro, e ogni
direzione verso cui puntasse sembrava senza speranza.
3
La vigilia della distruzione
Era scesa la notte. Le scatole erano illuminate. Dalle finestre proveniva
il riverbero di lampade da lettura e televisori, piccoli riquadri illuminati
che sfilavano in lontananza. Ce n'erano migliaia nell'oscurit, migliaia di
vite che continuavano intorno a lei, mentre Mary Terror guidava il furgo-
ne, superando una fila dopo l'altra di case di mattoni e assi di legno a Lin-
den. Drummer, allattato e cambiato da poco, era adagiato sul pavimento
nella sua nuova culla portatile e succhiava un ciucciotto. Il riscaldamento
del furgone funzionava male e ansimava per lo sforzo. Mary raggiunse un
quadrivio, rallent e poi prosegu, addentrandosi ancor pi nel cuore del
ricordo. Il vento freddo faceva turbinare giornali e rifiuti davanti ai fari, e
due uomini in cappotto pesante e berretto con i copriorecchie at-
traversarono la strada. Mary li guard allontanarsi, uscire dal raggio dei fa-
ri. Prosegu, cercando la drogheria Carazella. Le sembrava di ricordarla al-
l'angolo fra Montgomery Avenue e Charles Street, ma l c'era un bar to-
pless chiamato Nicky's. Vag per le strade, in cerca del passato.
Mary Terror era cambiata. Si era tagliata i capelli cortissimi e li aveva
tinti di castano chiaro con sfumature rossicce. Si era schiarita anche le so-
pracciglia, e aveva punteggiato di efelidi il naso e le guance con una matita
per le sopracciglia. Per la statura non poteva fare altro che camminare un
po' curva, ma indossava abiti nuovi, pi caldi: pantaloni di velluto a coste
marrone, una camicia di flanella azzurra e una giacca foderata di lana. Ai
piedi aveva un paio di stivali nuovi. Un tipo ispanico in un banco dei pegni
nella zona malfamata di Washington le aveva dato duemila e 500 dollari
per l'anello della madre, che ne valeva settemila, senza fare nessuna do-
manda. Mary e Drummer avevano vissuto in una serie di stanze che dava-
no un significato nuovo all'espressione "motel da scarafaggi". In una mat-
tinata gelida allo Sleep-Rite Inn, vicino a Wilmington, Delaware, Mary
svegliandosi aveva trovato degli scarafaggi che scorrazzavano sul viso di
Drummer. Li aveva presi uno per uno e schiacciati fra le dita. Nel succes-
sivo motel in cui erano stati, Mary aveva avuto un cattivo presentimento
sulla donna dalla carnagione scura al banco. Non le era piaciuto il modo in
cui la donna aveva guardato Drummer, come se un interruttore della luce
stesse per scattare nel suo cervello cotto dal crack. Mary era rimasta l me-
no di un'ora, poi aveva portato fuori Drummer e si era rimessa in viaggio. I
posti in cui alloggiava accettavano contanti e non chiedevano documenti, e
il pi delle volte la clientela era composta da prostitute e sfruttatori, droga-
ti e spacciatori. Di notte, Mary teneva una sedia contro la porta e la pistola
sotto il cuscino, e si assicurava sempre di conoscere la via d'uscita pi bre-
ve.
Il rischio che aveva corso all'Omelet Shoppe, alle porte di Trenton, New
Jersey, le aveva dato motivo di riflettere. Due porci erano entrati mentre
stava mangiando le frittelle - cialde, le chiamavano lass - e Drummer era
nella culla portatile accanto a lei. I porci si erano seduti nello scomparto
dietro di lei, ordinando la "colazione dell'uomo affamato". Drummer aveva
cominciato a piangere, un suono irritante, e non aveva voluto saperne di
calmarsi. Il pianto si era acuito in uno strillo, e alla fine uno dei porci ave-
va guardato Drummer e aveva detto: Ehi! Stamattina non hai avuto la
pappa, o che altro?
Di mattina  sempre capricciosa aveva detto Mary al poliziotto, con
un sorriso cortese. Come potevano sapere se Drummer era un maschio o
una femmina? Aveva preso in braccio Drummer e lo aveva cullato, vez-
zeggiandolo e facendo schioccare le lingua, e il pianto aveva cominciato a
placarsi. Mary aveva le ascelle sudate, la spina dorsale che formicolava
dalla tensione, e la piccola Magnum nella nuova borsa a tracolla.
Ha un buon paio di polmoni aveva osservato il poliziotto. Quando
sar un po' pi grande potrebbe tentare al Met, eh?
Pu darsi aveva risposto Mary, poi il poliziotto si era voltato ed era
finita l. Lei si era imposta di finire le frittelle, ma non ne aveva sentito pi
il sapore. Poi si era alzata, aveva pagato il conto e portato fuori Drummer,
e nel parcheggio aveva sputato sul parabrezza dell'autopattuglia.
Dov'era la drogheria Carazella? Il quartiere era cambiato? - Sono pas-
sati 20 anni - disse a Drummer. - Immagino che tutto cambi, giusto? -
Non vedeva l'ora che Drummer crescesse al punto da poter sostenere una
conversazione. Oh, le cose che lei e Jack gli avrebbero insegnato! Sarebbe
diventato una fortezza ambulante di politica militante e filosofia, e non si
sarebbe lasciato rifilare balle da nessuno al mondo. Mary svolt a destra in
Chambers Street. Davanti a lei c'era un semaforo che lampeggiava, segna-
lando un altro incrocio. "Woodroan Avenue" pens lei. "S! Ecco dove ho
svoltato a sinistra!" Un attimo dopo vide l'insegna, e c'era ancora l'edificio
all'angolo che era stato il negozio di Carazella. Era ancora una drogheria,
ma ora si chiamava Lo Wah. Lei prosegu per altri due isolati, svolt a de-
stra in Elderman Street, e ferm il furgone all'incirca a met dell'isolato.
Eccola l. Avevano ricostruito la casa. Era grigia, e aveva bisogno di una
mano di pittura. Altre case le si erano affollate intorno, costruzioni stipate
insieme, con scarso rispetto per lo spazio e la privacy. Lei sapeva che sul
retro delle case c'erano minuscoli cortili chiusi da steccati, e un dedalo di
vicoli per gli addetti alla nettezza urbana. Oh, s, conosceva bene quel
quartiere, molto bene.
- Eccola - disse a Drummer con voce reverente. -  qui che  nata
tua madre.
La ricordava: la prima sera di luglio del 1972. Lo Storm Front si trovava
in quella casa per preparare la missione sulla donna piangente. Gary Lei-
ster, originario di New York, aveva preso in affitto la casa sotto falso no-
me. Lord Jack conosceva un tizio in Bolivia che mandava su la cocaina
dentro le scatole di sigari, con i sigari scavati all'interno e riempiti di dro-
ga. Era stato con due di quelle spedizioni che lo Storm Front aveva pagato
al fornitore del mercato nero di Newark un assortimento di pistole automa-
tiche, fucili antisommossa, bombe a mano, esplosivo al plastico, una doz-
zina di candelotti freschi di dinamite e un paio di mitra Uzi. La casa, a quei
tempi dipinta di verde chiaro, era diventata un arsenale dal quale lo Storm
Front colpiva porci, avvocati e uomini d'affari di Manhattan, che conside-
rava ingranaggi dello stato stupratore di coscienze. I membri dello Storm
Front si erano mantenuti puliti e tranquilli, tenendo basso il volume della
musica e riducendo il pi possibile il consumo di erba. I vicini avevano
pensato che i ragazzi che vivevano al numero 1105 di Elderman Street fos-
sero uno strano miscuglio di bianchi, neri e orientali, ma erano i tempi d'o-
ro di All in the Family, e gli Archie Bunker di questo mondo brontolavano
restandosene in poltrona, e badavano ai fatti propri. I membri dello Storm
Front si erano fatti un punto d'onore di essere cordiali con i vicini, di aiuta-
re i residenti pi anziani a dipingere la casa e lavare la macchina. Mary si
guadagnava perfino un po' di soldi extra facendo da baby-sitter a una cop-
pia di italiani che abitavano a un strada di distanza. CinCin Omara, laurea-
ta in matematica a Berkeley, aveva dato ripetizioni di algebra a un ragazzo
del vicinato. Sancho Clemenza, un poeta chicano che parlava quattro lin-
gue, si era impiegato come commesso nella drogheria di Carazella. James
Xavier Toombs, che aveva ucciso il primo poliziotto a sedici anni, faceva
l'aiuto cuoco al Majestic Diner, in Woodroan Avenue. I componenti dello
Storm Front si erano amalgamati col vicinato, si erano mimetizzati nel
mondo del lavoro quotidiano, e nessuno aveva mai sospettato che proget-
tassero omicidi e attentati esplosivi nelle sedute di mezzanotte che li face-
vano volare tutti in alto sulle ali della droga pi dolce: la rabbia.
E poi, nel tardo pomeriggio del primo luglio, Janette Snowden ed E-
dward Fordyce erano usciti a comprare la pizza e avevano urtato una mac-
china della polizia facendo retromarcia nel tornare a casa.
Calma, calma aveva detto Edward, mentre lui e Janette lo raccontava-
no agli altri appena tornati con la pizza fredda.  tutto tranquillo.
STUPIDO! aveva gridato Lord Jack sul viso smunto e barbuto di E-
dward, balzando su dalla sedia come una pantera. Stupido stronzo! Per-
ch diavolo non hai guardato dove andavi?
Non  un problema!  Janette, minuscola e aggressiva come un petar-
do, era saltata in piedi anche lei. Abbiamo combinato un pasticcio, okay?
Stavamo parlando e abbiamo combinato un pasticcio.  stata solo una pic-
cola ammaccatura, tutto qui.
S aveva confermato Edward. Abbiamo rotto il nostro fanalino, ma
non abbiamo fatto niente ai porci. Non avrebbero dovuto parcheggiarci ad-
dosso.
Edward? Era la calma voce orientale di CinCin Omara, dal viso simile
a un cammeo giallo incorniciato da capelli corvini. Hanno chiesto di ve-
dere la patente?
S. Una rapida occhiata a Lord Jack. Mary era seduta su una sedia a
dondolo nell'angolo, con le mani incrociate sul rigonfiamento del figlio di
Jack che portava in grembo. Ma non ci sono state difficolt prosegu
Edward. La patente era falsa, come tutte le loro patenti. Edward gett al-
l'indietro la lunga coda di cavallo di capelli castani. Il poliziotto ci ha per-
fino riso sopra, ha detto che la settimana scorsa aveva sfasciato la macchi-
na e la sua vecchia gli dava ancora il tormento per questo.
I porci vi hanno seguito? chiese Akitta Washington. Era un negro dal
torace a barilotto che portava al collo collane di perline e amuleti africani;
poi si avvicin a una finestra e sbirci in strada.
No. Diamine, no. Perch avrebbero dovuto seguirci? C'era un tremolio
nella voce di Edward.
Perch certi porci hanno un sesto senso rispose Mary dalla sedia a
dondolo. Aveva lunghi capelli biondi che le scendevano sulle spalle, il vi-
so, dagli zigomi alti, pieno di serenit: il viso di una Madonna fuorilegge.
Certi porci fiutano l'odore della paura. Pieg la testa di lato, con uno
sguardo calmo e intenso. Pensi che quei porci ti abbiano sentito addosso
l'odore della paura, Edward?
Lascialo stare! grid Janette. I porci non ci hanno individuato, va
bene? Hanno semplicemente chiesto i documenti a Edward e ci hanno la-
sciato andare, ecco tutto! 
Lord Jack cominci il suo andirivieni per la stanza: brutto segno. Forse
 davvero tutto a posto disse Didi Morse, seduta sul pavimento a pulire
una rivoltella con le stesse dita che sapevano modellare la creta in oggetti
d'arte di ceramica. Era una giovane donna bellissima, con gli occhi verdi e
una treccia rossa come una bandiera di combattimento, la struttura ossea
solida dello Iowa. Forse non  il caso di farne un dramma.
Sancho grugn, fumando uno spinello. Gary Leister stava gi attaccando
una delle pizze, e James Xavier Toombs era seduto con la pipa stretta fra i
denti e un libro di haiku sulle ginocchia, il viso inespressivo come quello
di un Budda negro.
Non mi piace disse Jack. And alla finestra per guardare fuori e poi
riprese il suo andirivieni. Non mi piace. Continu a camminare su e gi
per la stanza mentre alcuni degli altri cominciavano a banchettare con la
pizza. Snowden? disse alla fine. Sali al piano di sopra e guarda dalla
finestra della camera da letto.
Perch devo andarci io? Mi toccano sempre le corv di merda!
VA'! rugg Jack. E tu, Edward, porta le chiappe di sopra e fa' la
guardia dall'arsenale. Era la stanza in cui erano nascoste nelle pareti tutte
le loro armi e munizioni. Muoviti, ho detto! Oggi, non la settimana pros-
sima!
Andarono. Lo sguardo azzurro e penetrante di Jack trov CinCin Omara.
Tu va' da Carazella a comprare un giornale le disse. Lei lasci a met
una fetta di pizza e usc senza fare domande, sapendo che le stava ordinan-
do di uscire a fiutare l'aria, per sentire se c'era puzza di porci. Poi Jack si
avvicin a Mary e le pos la mano sul ventre. Lei gli afferr le dita e alz
gli occhi per guardare la sua bellezza fiera, i lunghi capelli biondi sciolti
sulle spalle e la piuma di falco che pendeva da un cerchietto al lobo dell'o-
recchio sinistro. Mary stava per dire: Ti amo, ma si controll. Lord Jack
non credeva in quella parola; quello che passava per amore, sosteneva, era
uno strumento dello stato stupratore di coscienze. Lui credeva nel co-
raggio, nella sincerit e nella lealt di fratelli e sorelle, disposti a dare la vi-
ta l'uno per l'altro e per la causa. L'"amore" individuale, secondo lui, pro-
veniva dal mondo falso degli uomini d'affari e delle loro prostitute robotiz-
zate e curate alla perfezione.
Ma lei non poteva farne a meno. Lo amava, anche se non osava dirlo. La
collera di Jack poteva colpire come il fulmine, lasciando ceneri nella sua
scia.
Jack le accarezz il pancione e guard Akitta. Controlla il cortile poste-
riore. Akitta annu e and a eseguire. Gary! Tu vai al Laundromat a pie-
di e torna indietro. Porta un paio di dollari e fatteli cambiare alla macchi-
na. Il Laundromat era distante un paio di isolati, nella direzione opposta
al negozio di Carazella. Mary cap che Jack stava organizzando un peri-
metro difensivo. Gary usc nella sera umida e tranquilla, e la brezza port
in casa l'odore degli hamburger alla griglia di qualche vicino. Un cane ab-
bai in lontananza, altri due risposero nel vicinato.
Jack rimase fermo alla finestra sulla facciata, facendo schioccare le noc-
che. Disse: Non sento Frodo.
James Xavier Toombs alz la testa dagli haiku, con la pipa in bocca, e
una nuvoletta di fumo azzurrino gli sfuggi dalle labbra.
Frodo. La voce di Jack era bassa e sommessa. Come mai Frodo non
abbaia?
Frodo era un tozzo bastardino bianco, il cane della famiglia Giangello,
due porte pi avanti. I Giangello lo chiamavano Caesar, ma Jack lo aveva
soprannominato Frodo, a causa delle massicce zampe pelose. L'abbaiare di
Frodo era caratteristico, un profondo wuf di gola che scattava con la rego-
larit di una macchina, ogni volta che un qualsiasi altro cane abbaiava nel
vicinato. Jack guard gli altri componenti dello Storm Front. La sua lingua
guizz fuori, come quella di una lucertola, per leccare il labbro superiore.
Frodo  tranquillo insistette. Come mai?
Nessuno parl. La stanza era satura di elettricit, le pizze erano dimenti-
cate. Mary aveva smesso di dondolarsi, con le mani aggrappate ai braccioli
della sedia. James Xavier Toombs rimise a posto il libro di haiku nello
scaffale ben fornito. Prese un grosso volume rosso intitolato Democrazia
in crisi. Lo apr e prese la sua automatica calibro 45 dal libro scavato in-
ternamente. Si sent uno scatto secco mentre controllava il caricatore. Ja-
mes Xavier Toombs, uomo di poche parole, disse: Guai.
Mary si alz, e anche il bambino dentro di lei si mosse, quasi preparan-
dosi all'azione. Io vado di sopra a montare la guardia disse, prendendo
un paio di fette di pizza e dirigendosi verso le scale. Bedelia Morse prese
la rivoltella e and sul retro a sorvegliare l'angolo nord-orientale della ca-
sa, Sancho scelse l'angolo sud-occidentale e Toombs e Lord Jack rimasero
nel salotto sul davanti. Mary pass a controllare Edward e Janette; nessuno
dei due aveva visto nulla di sia pur lontanamente sospetto. Poi Mary si si-
stem nella piccola camera da letto che dava sulla strada, e sedette su una
sedia vicino alla finestra, a luci spente. Le luci erano spente anche nella ca-
sa di fronte, sul marciapiede opposto di Elderman Street, ma non c'era
niente di insolito. La vecchia coppia che ci abitava, gli Steinfeld, andava a
letto alle sette di sera, ed erano gi le otto passate. Il signor Steinfeld aveva
l'enfisema, e la moglie soffriva di disturbi alla vescica e doveva portare
pannolini per adulti. Cambiare i pannolini era un compito che avrebbe fat-
to parte del futuro di Mary. Pens che non sarebbe stato tanto terribile, una
volta presa l'abitudine. Inoltre, era il figlio di Jack, e probabilmente sareb-
be venuto alla luce gi allenato a usare la toilette. "Bene" si disse mentre
sorrideva leggermente al buio. "Continua pure a sognare."
CinCin torn con il giornale. Niente porci, rifer a Jack. Era tutto tran-
quillo.
Hai visto qualcuno per la strada? le domand e, quando lei rispose di
no, le disse di salire all'armeria e di farsi aiutare da Edward e Janette per
cominciare a imballare le armi e le munizioni. Per precauzione, avrebbero
lasciato la casa, trasferendosi nel nord dello stato per qualche giorno.
Rientr Gary, con una manciata di spiccioli nelle tasche dei jeans tinti di
viola. Nessun problema, rifer.
Niente di diverso? insistette Jack. Proprio niente?
Gary si strinse nelle spalle. C'era un mendicante piazzato di fronte al
Laundromat, e mi ha chiesto l'elemosina all'andata. Uscendo gli ho dato un
quarto di dollaro.
Lo avevi mai visto prima?
No. Non  niente, amico. Era solo un mendicante.
Conosci la vecchia che gestisce quel posto gli ramment Jack. Ri-
cordi che quella vecchia strega tronfia abbia mai permesso a un mendican-
te di piantare le tende proprio davanti alla sua porta?
Gary ci pens. No ammise. Non me ne ricordo.
Alle nove e 42 minuti, CinCin segnal un camion malandato, senza se-
gni di riconoscimento, che passava lentamente nel vicolo sul retro. Circa
mezz'ora dopo, Akitta credette di sentire il suono metallico di una voce al-
la radio, ma non era sicuro della direzione da cui proveniva. Verso le undi-
ci, Mary era ancora seduta sulla sedia al buio, quando le sembr di vedere
un movimento in una delle finestre buie al primo piano di casa Steinfeld.
Si protese in avanti, col cuore che le batteva pi forte. C'era qualcosa che
si muoveva, laggi, o no? Attese, osservando, mentre i secondi scorrevano
ticchettando in minuti.
Lo vide.
Un minuscolo circoletto rosso, che ardeva nel buio e poi si attenuava di
nuovo.
Una sigaretta, pens. Qualcuno sta fumando una sigaretta.
Mary si alz. Jack? chiam. La voce le tremava, e quel suono la fece
vergognare. Jack?
Un riflettore invest la casa con tanta repentinit da toglierle il fiato. Po-
teva sentirne il calore addosso, e si scost dalla finestra. Si accese un se-
condo riflettore, poi un terzo. Il primo puntato dalla casa degli Steinfeld e
gli altri dalle case ai lati del numero 1105. Merda! sent gridare forte da
Edward. Si ud il rumore di qualcuno che correva su per le scale, e altri
corpi che si gettavano sul pavimento. Alcuni secondi dopo, le luci nella ca-
sa si spensero: uno dello Storm Front aveva fatto saltare i fusibili.
Il suono che Mary temeva da anni si fece finalmente sentire: la voce am-
plificata di un poliziotto attraverso un megafono elettrico. Attenzione,
occupanti del numero 1105 della Elderman! Qui  l'FBI! Uscite alla luce
con le mani dietro la testa! Ripeto, uscite alla luce! Se seguirete le mie i-
struzioni, nessuno sar ferito!
Jack irruppe nella stanza, portando una torcia e un mitra Uzi. I fottuti ci
hanno accerchiato! Devono aver evacuato le case, e noi non lo sapevamo
neppure! Avanti, caricate!
Nell'armeria, le armi vennero caricate e distribuite a lume di torcia elet-
trica. Mary prese un'automatica e torn alla finestra della camera da letto.
Janette la raggiunse portando un fucile, con tre granate agganciate alla cin-
tura. Il megafono rugg di nuovo: Non vogliamo spargimenti di sangue!
Jack Gardiner, mi senti? Il telefono al pianterreno cominci a squillare;
smise solo quanto Jack lo strapp dal filo. Jack Gardiner! Consegna te
stesso e gli altri! Non ha senso fare delle vittime!
In che modo fossero stati inchiodati, Mary non lo sapeva. Avrebbe sco-
perto in seguito, mesi dopo, che la polizia aveva sgomberato gli edifici cir-
costanti e sorvegliava la casa da cinque ore. L'incidente con la macchina
della polizia si era verificato perch il poliziotto di Linden, che pedinava
Edward e Janette, era diventato troppo impaziente, e aveva voluto vedere
da vicino un membro dello Storm Front. Tutto ci che Mary sapeva, men-
tre i riflettori ardevano e fratelli e sorelle si accovacciavano sul pavimento
e prendevano la mira, era che la vigilia della distruzione era finalmente ar-
rivata.
James Xavier Toombs spense con un colpo il primo riflettore. Gary cen-
tr il secondo, ma prima che potessero colpire il terzo, i porci accesero le
luci ausiliarie e aprirono il fuoco contro la casa verde.
I proiettili trapassavano le pareti, rimbalzando dalle tubature e sibilando
sulle loro teste. Niente resa! rugg Lord Jack sovrastando il frastuono.
Niente resa! ripet Akitta. Niente resa! fece eco CinCin Omara.
Niente resa! si sent gridare Mary, e la voce di Janette si perse nell'infer-
no di fuoco delle armi dello Storm Front, che lanciavano il loro grido di
battaglia. Anche i porci sparavano, e nel giro di pochi secondi tutte le fi-
nestre della casa verde erano in frantumi, e l'aria pullulava di schegge di
vetro come una nuvola di rasoi. Il fucile di Janette tuonava, e Mary sparava
un colpo dopo l'altro verso la finestra dove aveva visto il bagliore della si-
garetta di uno sbirro. Nei brevi intervalli fra una raffica e l'altra, Mary udi-
va il crepitio delle radio e le grida dei porci. Al pianterreno, qualcuno stava
urlando: Gary Leister, colpito al torace, che si dibatteva in una pozza di
sangue. Janette pompava cartucce nel fucile e sparava pi in fretta che po-
teva, mentre i bossoli schizzavano in aria. Si ferm per staccare una bomba
a mano dalla cintura, tolse la sicura e si alz per lanciarla contro la casa di
fronte. La granata fin rotolando sotto una macchina parcheggiata lungo il
marciapiede, e un attimo dopo una Chevy fu sollevata in alto da un getto di
fuoco e si schiant ricadendo di lato, con la benzina in fiamme che serpeg-
giava sul marciapiede. Alla luce tremolante, le ombre dei porci scattavano
e correvano. Mary spar a uno di loro, lo vide barcollare e cadere sul por-
tico anteriore della casa degli Steinfeld.
La raffica successiva dei porci scosse dalle fondamenta la casa verde,
apr un buco grosso come un pugno nella nuca di Sancho Clemenza e
strapp due dita a James Xavier Toombs. Mary sent Lord Jack gridare:
Niente resa! Niente resa! Uno dei membri dello Storm Front lanci un
candelotto di dinamite con la miccia accesa, e la casa vicina esplose in un
geyser di fuoco, legno e vetro. Lungo la strada stava avanzando una specie
di veicolo: un'autoblindo, vide Mary con un sussulto di orrore. Il muso di
una mitragliatrice sputava proiettili traccianti, e i proiettili trapassavano le
pareti crivellate come meteore. Due di quei proiettili colpirono Akitta Wa-
shington fra le macerie della cucina, e inondarono il frigorifero del suo
sangue. Fu lanciato un altro candelotto di dinamite, che distrusse in un
rombo di tuono la casa degli Steinfeld. Le fiamme si levarono alte, mentre
ondate di fumo nero si gonfiavano sul quartiere. L'autoblindo si ferm,
bassa sulla carreggiata come un coleottero nero, sputando traccianti lumi-
nose dalla mitragliatrice. Mary sent Janette singhiozzare: Bastardi! Ba-
stardi!, poi Janette si alz nel rosso riverbero tremolante, e tolse lo spillo
a una seconda granata. Tir indietro il braccio per lanciare la bomba dalla
finestra, col viso rigato di lacrime, e di colpo la stanza si riemp di schegge
di legno che volavano e di traccianti che rimbalzavano, e Janette Snowden
fu proiettata all'indietro. La granata le scivol dalle dita, e Mary rimase a
guardare come paralizzata da un sogno febbrile, mentre la granata pronta a
esplodere rotolava sulle assi del pavimento imbrattate di sangue.
Mary ebbe un secondo o due in cui il cervello rimase bloccato. Cercare
di afferrare la granata, o fuggire? Il corpo di Janette era disteso sul pavi-
mento in preda agli spasmi. La bomba a mano continuava a rotolare.
Fuori.
Il pensiero esplose. Mary si alz, restando rannicchiata, e corse verso la
porta col sudore freddo che sgorgava dai pori della pelle.
Ud la granata urtare contro lo zoccolo della parete. In quell'istante sol-
lev le mani per fare scudo al viso, e si rese conto che invece avrebbe do-
vuto proteggere il bimbo non ancora nato.
Sorprendentemente, non ud l'esplosione della granata. Sent solo un
grande calore lambirle il diaframma, come il sole in una giornata partico-
larmente torrida. Ci fu una sensazione di leggerezza, di uscire dal proprio
corpo per librarsi in alto. E poi la forza di gravita riprese il predominio e la
riport di colpo sulla terra, e Mary apr gli occhi nel corridoio al primo
piano della casa che bruciava, con un buco nella parete in fiamme della
camera da letto, e gran parte del soffitto crollata e in preda alle fiamme.
Qualcuno stava cercando di sollevarla. Lei vide una faccia scavata, barbu-
ta, e una coda di cavallo. Edward. ... Su, alzati!  stava dicendo, con il
sangue che gli rigava la fronte e le guance come una pittura di guerra. Lei
riusciva a malapena a sentirlo, tanto le ronzavano le orecchie. Riesci ad
alzarti?
Dio gemette lei, e tre secondi dopo quel Dio rispose, inondandole il
corpo di dolore. Lei cominci a piangere, perdendo sangue dalla bocca.
Premette le mani contro il rigonfiamento del ventre, e le sue dita affonda-
rono in una materia scarlatta e molliccia.
Fu l'odio a rimetterla in piedi. Nient'altro che l'odio a farle stringere i
denti per rialzarsi, mentre il sangue le scorreva gi per le cosce e gocciola-
va a terra. Brutta ferita disse a Edward, ma lui la stava trascinando attra-
verso le fiamme e lei lo segu, docile nell'agonia della sofferenza. I proiet-
tili penetravano ancora dalle pareti simili a una groviera, nell'aria densa di
fumo. Mary aveva perso la pistola. Pistola disse. Pistola. Edward rac-
colse una rivoltella dal pavimento, vicino alla mano tesa di Gary Leister, e
lei serr la mano sull'impugnatura calda. Inciamp in qualcosa: il corpo di
CinCin Omara, col viso da cammeo in cui era impossibile riconoscere
qualcosa di umano. James Xavier Toombs giaceva sul pavimento, rannic-
chiato, stringendosi lo stomaco ferito con otto dita. Li guard con gli occhi
vitrei, e a Mary parve di sentirlo ansimare: Niente resa.
Jack! Dov' Jack? chiese a Edward, aggrappandosi a lui.
Edward scosse la testa. Bisogna uscire! Raccolse l'automatica di Ja-
mes Xavier Toombs. La porta sul retro! Sei pronta?
Lei emise un suono che significava s, con la bocca piena di sangue. Al
primo piano, una parte delle munizioni dell'arsenale stava cominciando a
esplodere, facendo fracasso come i fuochi d'artificio della Festa d'Indipen-
denza. La porta di servizio era gi aperta. Un poliziotto morto era steso su-
pino in fondo alle scale. Da quella parte era passato Jack, intu Mary. Do-
v'era Didi? Ancora nella casa? Non ebbe il tempo di pensare a nessun al-
tro. Il fumo delle case in fiamme si gonfiava, riducendo la visibilit a po-
chi metri. Mary vide le lingue bianche dei riflettori lambire il fumo. Sei
con me? le chiese Edward, e lei annu.
Scattarono attraverso il prato sul retro, nel fumo basso sul terreno. Gli
spari continuavano a schioccare, i traccianti a volare nella foschia. Edward
scavalc uno steccato saltando nel vicolo, e aiut Mary a superarlo. Il do-
lore le fece pensare che stesse per lasciare dietro di s le viscere, ma non
aveva scelta; prosegu, respingendo l'oscurit che tentava di trascinarla gi.
Avanzarono insieme, barcollando nel vicolo. Luci azzurre lampeggiavano,
sirene ululavano. Superarono un altro steccato, e urtarono contro i bidoni
della spazzatura. Allora si appiattirono contro il muro di una casa. Mary
rabbrivid dal dolore, sull'orlo di uno svenimento. Non muoverti. Torno
subito. promise Edward, e corse avanti per trovare uno spiraglio nel bloc-
co della polizia.
Mary sedette con le gambe distese. Si lasci sfuggire un gemito, ma
strinse i denti per non gridare. Dov'era Jack? Vivo o morto? Se era morto,
lo era anche lei. Si chin in avanti e vomit, liberandosi di sangue e pizza.
E poi sent un fruscio, e guardando a destra vide un paio di scarpe nere
lucide.
Mary Terrell disse l'uomo.
Lei alz la testa per guardarlo. L'uomo indossava un completo scuro e
una cravatta a strisce blu, il viso ben modellato quasi oscurato dal fumo.
Sul risvolto aveva un lucido distintivo d'argento. Impugnava con la destra
una calibro 38 a naso piatto, puntata nello spazio fra loro due.
In piedi ordin il porco.
Va' a farti fottere rispose lei.
Lui fece per prenderle il braccio, con la mano affondata nella massa san-
guinante del ventre.
Mary si lasci afferrare da quella mano viscida di porco. E mentre si la-
sciava tirare su da lui, e un dolore indescrivibile le faceva salire le lacrime
agli occhi, sollev la rivoltella che aveva nascosto lungo il fianco e gli spa-
r in faccia.
Mary vide la sua mascella esplodere. Fu uno spettacolo meraviglioso. La
pistola dell'agente le esplose proprio all'orecchio, e il proiettile sibil a
dieci centimetri dal suo viso. Lui aveva perso il controllo, e la pistola guiz-
zava per conto suo. Partirono altri proiettili, uno nel terreno e due in aria.
Mary lo colp di nuovo, stavolta alla gola. Vide nei suoi occhi un terrore
animalesco e lo sent guaire. Dalla ferita sgorgavano aria e sangue. L'agen-
te barcoll all'indietro, tentando disperatamente di mirare contro di lei, ma
le sue dita si contrassero e perse la pistola. Cadde in ginocchio, e Mary
Terror lo sovrast e gli premette sulla fronte la canna della rivoltella. Pre-
mette il grilletto e lo vide fremere come se fosse colpito da una scossa elet-
trica. L'arma scatt a vuoto: erano finiti i proiettili.
Il viso del poliziotto mostrava un sogghigno sbilenco, sanguinante, con
un lato della mascella trattenuto solo da fasci rossi e resistenti di muscoli.
Lei fece per raccogliere la pistola, ma il dolore glielo imped. Era troppo
debole anche per fracassargli il naso. Raccolse in bocca la saliva insangui-
nata e gli sput in faccia.
Mary? Penso di aver trovato un... Edward s'interruppe. Ges! e-
sclam, guardando il viso devastato dell'uomo. Alz la pistola e cominci
a premere il grilletto.
No gli disse Mary. No. Lascialo soffrire.
Edward esit, poi abbass l'arma.
Soffri sussurr Mary, e si protese in avanti per baciare la fronte sudata
del poliziotto. Lui aveva radi capelli castani, era stempiato. Dalla gola
squarciata, il porco emise un suono ansimante, schioccante. Filiamo! in-
calz Edward. Mary volse le spalle al porco, e lei e Edward si allontanaro-
no, barcollando nel fumo. Mary si teneva una mano premuta sul ventre,
come per impedire alle viscere di scivolare fuori.
- Soffri - disse Mary Terror, seduta nel furgone verde oliva con
Drummer. Abbass il finestrino e aspir l'aria. Il lezzo di fumo e case in
fiamme non c'era pi, ma lei lo ricordava. Strisciando, lei e Edward aveva-
no superato una macchina della polizia parcheggiata nella fitta foschia, con
un paio di porci fermi a meno di tre metri, che imbracciavano fucili a
pompa parlando di prendere gli hippies a calci nel sedere. Una baracca
quattro isolati a nord, ai margini di un parco invaso dalle erbacce, aveva
un'asse allentata. Mary e Edward erano rimasti nascosti l pi di 26 ore,
svegliandosi solo per allontanare a calci i ratti dal sangue di Mary. Poi
Edward era uscito a cercare una cabina telefonica e aveva chiamato degli
amici di Manhattan che erano proprietari di una libreria militante. Due ore
dopo, Mary si era svegliata in un appartamento, ascoltando delle voci di-
scutere sul fatto che stava sporcando tutto di sangue e non poteva restare l.
Era entrato qualcuno con una borsa da medico, antisettico, siringhe ipo-
dermiche e strumenti lucenti. Che disastro lo aveva sentito esclamare,
mentre estraeva col forcipe le schegge di shrapnel e di legno.
Il mio bambino aveva mormorato Mary. Devo avere un bambino.
S. Giusto. Eddie, dalle un'altra sorsata di rum.
Lei aveva bevuto il fuoco liquido. Dov' Jack? Dite a Jack che avr il
suo bambino.
La voce di Edward: Mary? Mary, ascoltami. Un amico ti porter in
viaggio. Ti porter in una casa dove potrai riposare. Va bene?
S. Devo avere un bambino. Oh, mi fa male. Mi fa male.
Non ti far male per molto. Stammi a sentire, Mary. Devi restare in
quella casa finch non potrai muoverti, ma non puoi restarci molto a lungo.
Solo una settimana o poco pi. D'accordo?
La ferrovia sotterranea aveva risposto lei, a occhi chiusi. Fin qui ci
arrivo.
Ora devo lasciarti. Mi senti?
Ti sento.
Devo andarmene. Il mio amico si prender cura di te. Gli ho dato dei
soldi. Ora devo proprio andarmene. Okay?
'kay aveva risposto lei. Era scivolata nel sonno, e quella era stata l'ul-
tima volta che aveva visto Edward Fordyce.
Poco lontano da Baltimora c'era il bagno della stazione di servizio, dove
Mary si era liberata di un bambino morto, da un ventre tenuto insieme da
362 punti approssimativi. C'era una casa di Bowens, nel Maryland, ai mar-
gini della palude di cipressi di Battle Creek, dove Mary aveva vissuto, per
una settimana, di zuppa di lenticchie insieme a un uomo e una donna che
non parlavano mai. Di notte, le urla dei piccoli animali divorati nella palu-
de le sembravano grida di bambini.
La coppia le aveva fatto leggere un articolo del New York Times sullo
scontro a fuoco. Era stato difficile leggere. Edward, Lord Jack e Bedelia
Morse erano scampati. James Xavier Toombs era stato catturato, vivo ma
gravemente ferito. Non avrebbe mai parlato della signora piangente, Mary
lo sapeva. James Xavier Toombs aveva una tana dentro di s, e poteva ri-
tirarsi l dentro, chiudere l'entrata e recitare haiku nel suo isolamento inte-
riore.
La notte peggiore, per, era stata quella in cui aveva sognato di partorire
un maschietto a Lord Jack. Era stato terribile, perch quando era finito si
era ritrovata sola.
- Io sono nata proprio l. La vedi? - Mary sollev la culla portatile di
Drummer. Ma lui dormiva, con le palpebre rosee che fremevano e il suc-
chiotto in bocca. Lei gli baci la fronte, un bacio pi dolce di quello che
aveva dato una volta a un poliziotto sofferente, e rimise la culla di Drum-
mer sul pavimento.
Gli spettri aleggiavano ancora al numero 1105 di Elderman Street. Lei
poteva sentirli cantare canzoni d'amore e di rivoluzione, con voci che sa-
rebbero rimaste giovani per sempre. James Xavier Toombs era rimasto uc-
ciso in una rivolta ad Attica; lei si domand se il suo spettro fosse tornato
l, per unirsi a quelli degli altri giovani addormentati. Linden, New Jersey.
Primo luglio 1972. Come avrebbe detto Cronkite: Cos stavano le cose...
Le sembrava di essere molto vecchia. L'indomani si sarebbe sentita di
nuovo giovane. Torn indietro per 35 chilometri, fino al McArdle Travel
Inn di Piscataway e, quando pianse un po', nessuno la vide.
4
Un'incrinatura nella tazza
Quando la porta si apr, Laura ficc sotto il naso di Mark Treggs la bot-
tiglia piena a met di sangria. - Tenga. Le ho portato un regalo.
Lui batt le palpebre, stordito, mentre, alle sue spalle, Rose si alzava dal-
la poltrona a sacco, sulla quale era seduta a guardare la televisione. I due
bambini stavano giocando sul pavimento, la piccola con Barbie e il ma-
schietto con i GoBots; si fermarono anche loro, e alzarono gli occhi spa-
lancati per fissare la visitatrice.
- Non vuole invitarmi a entrare? - chiese Laura, con l'alito che odora-
va di vino rosso dolce.
- No. La prego, se ne vada. - Lui cominci a richiudere la porta.
Laura ci appoggi la mano contro. - Qui non conosco nessuno.  brut-
to bere da sola. Non sia scortese, okay?
- Non ho nient'altro da dirle.
- Lo so. Voglio solo stare con qualcuno.  tanto grave?
Lui guard l'orologio; sul quadrante c'era Topolino. - Sono quasi le
nove.
- Giusto. L'ora di dedicarsi a una bevuta seria.
- Se non se ne va - disse Treggs - sar costretto a chiamare la poli-
zia.
- Lo farebbe davvero? - gli chiese. Il silenzio si prolung, e Laura vi-
de che non lo avrebbe fatto.
- Oh, lasciala entrare, Mark! - Rose era in piedi alle sue spalle. -
Che male pu fare?
- Credo che sia ubriaca.
- No, non ancora. - Laura fece un sorrisetto. - Ci sto lavorando. Su,
non mi tratterr per molto. Ho solo bisogno di parlare con qualcuno, d'ac-
cordo?
Rose Treggs spinse da parte il marito e apr la porta per farla entrare. -
Non abbiamo mai chiuso la porta in faccia a nessuno, e non cominceremo
adesso. Entri pure, Laura.
Lei oltrepass la soglia con la bottiglia di vino in mano. - Ciao - disse
ai bambini, e il maschietto rispose: - Ciao - mentre la piccola la fissava
e basta. - Chiudi la porta, Mark, fai entrare il freddo! - gli disse Rose, e
lui brontol qualcosa nella barba e chiuse la porta sulla notte.
- Credevamo che fosse tornata ad Atlanta - disse Rose.
Laura si lasci cadere sul divano. Le molle le punzecchiarono il fondo-
schiena. - Non ho granch a cui tornare. - Stapp la sangria e bevve
dalla bottiglia. L'ultima volta che aveva bevuto qualcosa dalla bottiglia, era
stata birra, all'universit della Georgia. - Credevo di voler stare sola. Pen-
so di essermi sbagliata.
- Non c' nessuno che star in pena per lei?
- Ho lasciato un messaggio per mio marito.  fuori. F-u-o-r-i. - Laura
bevve un'altra sorsata. - Ho chiamato Carol e le ho detto dov'ero. Carol 
mia amica. Sia ringraziato Dio per gli amici, eh?
- Okay, topolini - disse Treggs ai figli. -  ora di andare a letto. -
Cominciarono subito a piagnucolare una protesta, ma Treggs li fece alzare
e uscire.
- Lei  la signora a cui hanno rapito il bambino? - le domand il ma-
schietto.
- S, sono io.
- Mark junior! - disse il Mark pi grande. - Su,  ora di andare a let-
to.
- Mio padre  convinto che lei porta addosso un microfono - le confi-
d il bambino. - Vede il mio GoBot? - Glielo mise sotto gli occhi per
farglielo ispezionare, ma il padre lo afferr per il braccio e lo attir nel cor-
ridoio. - Notte-notte! - ebbe il tempo di dire Mark junior. Una porta
sbatt, con una certa violenza.
- Un bambino vivace - disse Laura a Rose. - Non  vero, per. Che
porto un microfono addosso, voglio dire. Perch dovrei?
- Mark  un po' diffidente. Risale ai tempi di Berkeley, immagino. Sa, i
porci mettevano dei microfoni a batteria addosso a ragazzi che si atteggia-
vano a radicali, e registravano tutto quello che si diceva alle riunioni del
SDS. L'FBI ha messo insieme molti fascicoli in quel modo. - Lei scroll
le spalle.
- Io non m'interessavo tanto di politica. Per lo pi, come dire, stavo a
sentire e lavoravo il macram.
- Io mi interessavo di politica. - Un altro sorso di vino rosso. Si senti-
va la lingua impastata. - Pensavo che potessimo cambiare il mondo con
fiori e candele. Con l'amore. - Lo disse quasi fosse incerta se avesse an-
cora un significato. - Era maledettamente stupido, non  vero?
- Era la situazione in cui eravamo e quello di cui ci occupavamo allora
- ribatt Rose. - Era una buona lotta.
- Abbiamo perduto - replic Laura. - Leggi un giornale qualsiasi, e
ti accorgerai che abbiamo perduto. Dannazione... se tutta quell'energia non
 riuscita a cambiare il mondo, niente ci riuscir.
-  triste, ma  cos. - Rose afferr la bottiglia di sangria e Laura glie-
la lasci. - La storia antica non va d'accordo col vino rosso. Le preparer
un po' di t. Va bene?
- S. Va bene. - Laura annu, sentendosi la testa leggera, e Rose and
in cucina.
Poco dopo Mark Treggs torn nel soggiorno. Laura stava guardando un
film alla televisione: A piedi nudi nel parco, con Robert Redford e Jane
Fonda, pre-Hanoi. Treggs prese posto su una sedia di fronte a lei e accaval-
l le lunghe gambe esili.
- Dovrebbe tornare a casa - le disse. - Non serve a niente restare a
Chattanooga.
- Me ne andr domattina. Appena riuscir a riposare un po'. - Il che
sarebbe stato quasi impossibile, lo sapeva. Ogni volta che chiudeva gli oc-
chi le sembrava di sentire il pianto di un bambino e l'ululato delle sirene.
- Io non posso aiutarla. Vorrei poterlo fare, ma non posso.
- Lo so. Me lo ha gi detto.
- Glielo ripeto. - Lui riun a piramide le dita sottili, e la guard con i
suoi occhi da gufo. - Se ci fosse qualcosa che potessi fare per lei, lo farei.
- Certo.
- Dico sul serio. Non mi va di non poterla aiutare. Ma vede... non sono
altro che un custode che scrive libri di controcultura, letti forse da un mi-
gliaio di persone. - Treggs le teneva lo sguardo fisso sul viso. - Un pi-
sciatore controvento, ecco che cosa sono.
- Un cosa?
- Mio padre diceva sempre che, crescendo, sarei diventato uno che pi-
scia controvento.  quello che sono, mi piaccia o no. - Le sue spalle si
strinsero. - Forse  tanto tempo che piscio controvento che mi piace la
sensazione. Quello che sto cercando di dire  che ho una buona vita, mo-
desta e tranquilla: tutti e due l'abbiamo. Non abbiamo bisogno di molto, e
non vogliamo granch. Soltanto la libert di parlare e di scrivere, e lass a
Rock City io suono il flauto e medito. La vita  molto bella. E lo sa perch
 bella? - Aspett che lei scuotesse la testa. - Perch non ho aspettative
- spieg. - La mia filosofia : lascia fare. Mi piego alla brezza, ma non
mi spezzo.
- Zen - disse Laura.
- S. Se si cerca di resistere al vento, ci si spezza la schiena. Cos, me
ne sto seduto al sole a suonare la mia musica, e scrivo qualche libro su ar-
gomenti di cui quasi nessuno s'interessa pi, e guardo crescere i miei figli e
ho la pace.
- Volesse Dio che la trovassi anch'io - disse Laura.
Rose arriv dalla cucina. Offr a Laura la tazza di terracotta con il ritrat-
to del marito. - Di nuovo Red Zinger - le disse. - Spero che vada b...
- Non quella tazza! - Mark Treggs scatt in piedi mentre le dita di
Laura si chiudevano intorno al manico. - Ges, no!
Laura lo guard battendo le palpebre mentre allungava la mano per sot-
trargliela. Rose indietreggi, togliendosi di mezzo. - Ha un'incrinatura,
voglio dire! - si giustific Treggs; un sorriso sciocco gli aleggi sulle
labbra. - Il fondo perde!
Laura la tenne stretta. - Questo pomeriggio andava benissimo.
Il sorriso di Treggs ebbe un fremito. I suoi occhi saettarono verso Rose e
poi di nuovo verso Laura. - Posso avere quella tazza, per favore? - dis-
se. - Gliene prendo un'altra.
Laura guard il viso di Treggs sulla tazza. Aveva lo stesso sorriso scioc-
co. Una tazza modellata a mano, pens lei. Fatta da qualcuno che era un
artista. Lei sollev la tazza, stando attenta a non versare il t e, mentre
guardava il fondo in cerca di incrinature, sent Treggs dire con voce tesa:
- Me la dia.
Non c'era nessuna incrinatura sul fondo. L'artista l'aveva firmata, per.
C'erano due iniziali e una data: DD, '85.
DD. Didi?
Come in Bedelia?
Didi modellava degli oggetti aveva detto Treggs. Era ceramista, e
vendeva i suoi vasi in citt.
Laura si sent palpitare il cuore. Evit lo sguardo di Treggs e bevve un
sorso di Red Zinger. Rose era in piedi a pochi passi dal marito, e la sua e-
spressione rivelava che sapeva di aver commesso un errore. Il tempo si
ferm, mentre Redford e Jane Fonda chiacchieravano alla TV e le campa-
nelle tintinnavano all'esterno. Laura inspir a fondo. - Dov'? - doman-
d.
- Vorrei che se ne andasse subito - disse Treggs.
- Bedelia Morse. Didi.  stata lei a fare questa tazza, non  vero? Nel
1985? Dov'? - Si sentiva il viso in fiamme, e teneva lo sguardo inchio-
dato sul viso di Treggs.
- Non so proprio di che cosa sta parlando. Dovr chiederle di...
- Le dar mille dollari per mettermi in contatto con lei - disse Laura.
- Le giuro su Dio, non ho microfoni addosso. Non lavoro con i... - la
parola le sfugg -...porci. Sono soltanto io, da sola. Non m'importa quello
che ha fatto; l'unica cosa che m'importa  trovarla, perch potrebbe aiutar-
mi a ritrovare Mary Terrell e mio figlio. Se devo supplicare, la suppliche-
r: la prego, mi dica dove si trova.
- Senta, non so niente di questa storia. Come le ho gi detto, io non...
- Mark? - La voce di Rose era sommessa.
Lui la guard di scatto.
Rose fiss Laura, con gli angoli della bocca tesi.
- La prego - disse Laura.
Rose parl di nuovo, piano, come se avesse paura di svegliare i morti. -
Michigan - disse. - Ann Arbor, Michigan.
Le parole non erano ancora uscite dalla bocca di Rose che Treggs grid:
- Oh, Cristo! - e il suo viso si chiazz di rosso.
- Oh, Cristo onnipotente! Ascolti, lei! Ho detto che la voglio fuori di
casa mia!
- Ann Arbor - ripet Laura. Si alz in piedi, la tazza ancora stretta in
mano. - Che nome usa?
- Non capisce l'inglese? - domand Treggs, con spruzzi di saliva nel-
la barba. Si avvi alla porta e l'apr. Entr un vento gelido. - Fuori!
- Mark? - fece Rose. - Dobbiamo aiutarla.
Lui scosse la testa con violenza, facendo svolazzare i capelli.
- No! Niente affatto!
- Non lavora con i porci, Mark. Io le credo.
- S, benone! Vuoi rovinarci tutti e due? Rose, i porci potrebbero in-
chiodarci al muro per le chiappe! - I suoi occhi, tormentati dietro gli oc-
chialini rotondi, si appuntarono su Laura. - Non voglio casini - disse
con una nota di supplica.
- Se ne vada. D'accordo?
Laura rimase dov'era. La sensazione di avere la testa leggera era scom-
parsa, e aveva i piedi incollati al pavimento. - Le pagher duemila dollari
se mi metter in contatto con lei - gli disse. - L'FBI non dovr saperlo.
Rester fra me e lei. Glielo giuro su Dio, non dir una parola sul posto in
cui si trova Bedelia Morse. Non m'importa quello che ha fatto, o quello
che ha fatto lei per nasconderla. Tutto quello che voglio  riavere mio fi-
glio. Questa per me  la cosa pi importante del mondo. Non la penserebbe
allo stesso modo, se fosse scomparso uno dei suoi figli?
Ci fu una lunga pausa. Le campanelle tintinnarono e suonarono. Laura
attese, con i nervi sempre pi provati a ogni secondo che passava.
Alla fine Rose disse: - Chiudi la porta, Mark.
Lui chiuse la porta, e quando si sent lo scatto Laura lo vide trasalire.
- Oh, Ges - disse piano Mark. - Finisca il t.
Raccont la storia a Laura, mentre lei stava seduta sul divano dalle molle
dure, e tentava con tutte le sue forze di non schizzare fuori della pelle per
l'ansia. Mark si era tenuto in contatto con Bedelia Morse dopo lo sciogli-
mento della comune. Aveva tentato di dissuaderla dall'entrare nello Storm
Front, ma lei era "ardente", come si espresse lui. Mentre era nel Fronte, per
la maggior parte del tempo Didi era fuori di testa per l'acido, ed era sempre
stata il tipo che aveva bisogno di appartenere a un gruppo, che fosse una
comune o una banda di terroristi militanti. Circa tre mesi dopo che lo
Storm Front era stato distrutto a Linden, nel New Jersey, Mark aveva rice-
vuto una telefonata da Didi. Le servivano dei soldi per cambiare faccia: u-
n'operazione al naso e un ritocco al mento. Mark le aveva mandato un
"contributo per la causa". Nel corso degli anni Didi aveva mandato a lui e
Rose ogni sorta di oggetti in ceramica: boccali, portavasi e sculture astrat-
te. Mark li aveva venduti quasi tutti, ma qualcuno l'aveva conservato, co-
me la tazza da t col suo ritratto. - L'ultima volta che le ho parlato sar
stata cinque o sei mesi fa - concluse. - Se la cavava benino, vendendo i
suoi lavori ad Ann Arbor. Teneva perfino un paio di corsi di ceramica. Le
dir una cosa che so con certezza: Didi  a posto. Non  pi quella di una
volta. Non prende pi acido, ed  l'ultima persona al mondo che rapirebbe
il bambino di qualcuno. Non credo che, sul conto di Mary, sappia pi di
quanto hanno detto i giornali e i notiziari televisivi.
- Vorrei accertarmene di persona - rispose Laura.
Mark rest seduto per un momento, con il mento appoggiato alla mano,
gli occhi persi nella meditazione. Poi guard Rose, e lei annu. Si alz in
piedi, and al telefono e apr un'agendina telefonica malandata. Poi form
un numero e attese. - Non  in casa - disse dopo dieci squilli. - Abita
in un cottage poco lontano da Ann Arbor. - Consult l'orologio di Topo-
lino. - Di solito non fa tardi la sera... o almeno non lo faceva. - Abbass
il ricevitore, attese circa un quarto d'ora e poi ritent. - Nessuna risposta
- rifer.
-  sicuro che viva ancora l?
- In settembre ci abitava. Mi ha chiamato per parlare dei corsi che do-
veva tenere. - Mark si prepar una tazza di t mentre Rose e Laura parla-
vano, poi rifece il numero per la terza volta. Ancora nessuna risposta. -
Strano - disse Mark.
- Non  una nottambula, questo  certo.
Verso mezzanotte, Mark riprov ancora una volta. Il telefono squill al-
l'infinito, e rimase senza risposta.
- Mi porti da lei - propose Laura.
- Uh-huh. Non posso farlo.
- Perch no? Se partissimo domani mattina potremmo essere di ritorno
per luned. Potremmo prendere la mia macchina.
- Nel Michigan? Eh,  un bel viaggio!
Laura apr il portafogli e tir fuori il libretto degli assegni. Le tremavano
le mani. - Pagher tutte le spese - disse. - E compiler un assegno di
tremila dollari pronto per l'incasso e le dar il denaro appena troveremo
Bedelia Morse.
- Tremila dollari? Signora, lei  ricca o pazza?
- Ho qualche soldo - ribatt Laura. - Il denaro non  niente. Rivo-
glio mio figlio.
- S, me ne rendo conto. Ma io... ho un lavoro a cui andare, domani.
- Si dia malato. Non credo che guadagner tremila dollari in un
weekend a Rock City, vero?
Mark si torment la barba con le dita. Cominci a fare su e gi per la
stanza, lanciando rapide occhiate furtive a Laura e Rose. Si ferm per rifa-
re ancora il numero. Dopo una dozzina di squilli, disse: - Dev'essere an-
data da qualche parte. A fare una gita o roba del genere. Potrebbe restare
fuori per tutto il weekend.
- Tremila dollari. - Laura sollev l'assegno compilato. - Mi porti
soltanto a casa sua.
Rose si schiar la gola e si spost sulla sedia. -  un bel po' di grana,
Mark. Ci servono delle riparazioni alla macchina.
- Non me ne parlare. - Continu il suo andirivieni a testa bassa. Un
attimo dopo si ferm di nuovo. - Niente porci? Lo giura su Dio, niente
porci?
- Lo giuro.
Mark si accigli, in preda all'indecisione. Guard Rose per ricevere ispi-
razione, ma tutto quello che lei pot fare fu scrollare le spalle. Toccava a
lui. - Mi lasci riflettere - disse a Laura. - Mi telefoni domani mattina,
verso le otto. Se non riesco a raggiungere Didi prima di allora... decider il
da farsi.
Laura sapeva che era il massimo che poteva aspettarsi, per il momento.
Era quasi mezzanotte e mezza, ora di dormire un po', se possibile. Si alz,
ringrazi Mark e Rose per l'ospitalit e prese con s l'assegno mentre usci-
va. Si trov fuori nel vento freddo, con il corpo curvo per resistere alla sua
violenza, ma la schiena tutt'altro che spezzata. Prima di andare a letto si sa-
rebbe inginocchiata a pregare. Quelle parole rivolte e Dio, che fossero udi-
te o meno, le stavano impedendo di perdere la ragione. Avrebbe pregato
che David fosse al sicuro per un'altra notte, e che l'incubo delle sirene e dei
cecchini non si avverasse.
Laura sal sulla BMW e part.
Le luci rimasero accese in casa Treggs. Mark era seduto nella posizione
del loto sul pavimento di fronte al televisore spento, con gli occhi chiusi,
pregando la sua divinit.
5
Ragionevole
Sabato sera, 17 febbraio.
L'indomani, la signora piangente. E Lord Jack, che aspettava lei e
Drummer.
Il bambino era addormentato, avvolto nella coperta sull'altro letto. Il mo-
tel di Secaucus, New Jersey, si chiamava Cameo Motor Lodge. Aveva un
angusto angolo cottura e una vista sulla statale, e il soffitto era venato di
crepe per le vibrazioni degli autocarri, che portavano carichi di merci da e
per New York. Poco prima delle undici, Mary Terror lecc una faccia di
Smiley dal foglio di carta cerata, baci sulla guancia Drummer e si sedette
di fronte al televisore.
Trasmettevano un film di mostri. Qualcosa sui morti che si sforzavano di
uscire dalle tombe per tornare fra i vivi. Sbucavano fuori con la faccia
sporca e sogghignante, la bocca, tutta zanne, piena di vermi. Mary Terror
comprendeva la loro necessit; lei conosceva il terribile silenzio della tom-
ba e l'odore della putredine. Si guard il palmo delle mani. Erano umide.
Paura, pens. "Ho paura per domani. Sono cambiata. Sono invecchiata e
appesantita. E se non gli piace il mio aspetto? E se pensa che sono ancora
bionda e snella e lo vedr sul suo viso, oh lo vedr che non mi vuole e mo-
rir. No, no. Gli porto suo figlio. Nostro figlio. Gli porto la luce nell'oscu-
rit, e lui dir Mary ti amo ti ho sempre amato e ti aspettavo da tanto oh da
tanto tempo.
"Andr tutto liscio" pens. "Domani  il gran giorno. Alle due. Ancora
14 ore." Alz le mani e le guard. Tremava un poco. "Sto diventando un
mostro" pens. Vide l'umido sulle palme cominciare a diventare rosso,
come sangue che sgorgasse dai pori. "Un mostro". Sudava sangue. "No,
no;  l'acido. Aspetta, cavalcalo. Una cavalcata sulla tempesta, oh s..."
Qualcuno url. Il suono fece sussultare Mary. Vide una donna alla TV
che correva, tentando di sfuggire a un cadavere barcollante, mezzo decom-
posto. La donna, sempre gridando, inciamp e cadde a terra, e il mostro al-
l'inseguimento agit le braccia verso lo schermo.
Lo schermo del televisore s'infranse con un rumore simile allo schiocco
di uno sparo, e la testa dello zombie sporse dall'apparecchio in una pioggia
di schegge. Mary rimase a guardare, inebetita dall'orrore e dall'attrazione,
mentre l'essere putrescente cominciava a sgusciare fuori dal televisore. Le
spalle rimasero incastrate, ma il corpo era tutto ossa e nervi, e in pochi se-
condi si liber con un impeto di forza frenetica.
Nella stanza si sent l'odore di terriccio e muffa. Il cadavere vivente era
in piedi di fronte a Mary Terror. Dal cranio raggrinzito pendevano poche
ciocche di lunghi capelli neri, e Mary scorse gli occhi a mandorla in un vi-
so rinsecchito come una mela secca. La bocca si apr, ne usc un suono di
aria frusciante che formul le parole: Ciao, Mary.
Lei cap chi era, venuta a visitarla dal regno dei morti. - Ciao, CinCin.
Dita fredde le toccarono la spalla. Lei guard a sinistra, ed ecco l un'al-
tra creatura emersa dalla tomba, con indosso amuleti africani incrostati di
terra. Akitta Washington si era ridotto a una figura ossuta come uno stec-
co, e quello che restava della sua carne, un tempo color ebano, era ormai di
un grigio lebbroso. Lui sollev due dita ossute. Pace, sorella.
- Pace, fratello - rispose lei, e ricambi il segno.
Una terza figura era in piedi in un angolo della stanza, il viso scheletrico
piegato di lato. Quella persona era stata, in vita, una donna minuta, ma nel-
la morte si era gonfiata ed era esplosa e cose scure e lucenti trasudavano
dalla cavit dove prima c'erano le sue viscere. Mary disse con voce vec-
chissima. Vecchia strega.
- Ciao, Janette - ribatt Mary. - Hai un aspetto orribile.
La morte non dona molto riconobbe Janette.
Ascolta! disse Akitta, e gir intorno alla sedia per mettersi a fianco di
CinCin. Le sue gambe erano stuzzicadenti grigi, e dove un tempo c'erano i
suoi organi sessuali, banchettavano piccoli vermi bianchi. Domani andrai
laggi. Sar un esercizio di equilibrismo su un filo sottile, sorella. Hai mai
pensato che forse sono stati i porci a pubblicare quel messaggio su Rolling
Stone?
- Ci ho pensato. I porci non sapevano della signora piangente. Nessuno
lo sapeva tranne noi.
Toombs sapeva ribatt Janette. Chi ti dice che non lo ha raccontato ai
porci?
- Toombs non avrebbe parlato. Mai.
Facile a dirsi, difficile a sapersi. Adesso era CinCin a parlare. Come
puoi essere sicura che sia un messaggio di Lord Jack? Potrebbero esserci
dietro i porci, Mary. Quando andrai laggi domani, potresti finire in una
trappola.
- Non voglio sentire! - esclam Mary. - Adesso ho il mio bambino,
e lo porter da Jack! Tutto andr bene!
Akitta chin verso di lei la faccia morta, con gli occhi bianchi come sas-
si di fiume. Farai bene a guardarti le spalle, sorella. Non sai con certezza
chi ha mandato quel messaggio.  sicuro come l'inferno che farai bene a
guardarti le spalle.
Gi. Janette attravers la stanza per raddrizzare un quadro storto alla
parete. Lasci una scia scura sul tappeto marrone. I porci potrebbero sor-
vegliarti in questo stesso momento, Mary. Potrebbero aver montato una
trappola per te. Pensi che ti piacerebbe la prigione?
- No.
A me neppure. Preferisco essere morta che in gattabuia. Sistem il
quadro come lo voleva; Janette era sempre stata pignola. Che cosa ne fa-
rai del bambino?
- Voglio darlo a Jack.
No, no disse CinCin. Che cosa ne farai del bambino, se i porci ti sta-
ranno aspettando?
- Non ci saranno.
Ah. CinCin fece un sorriso spettrale. Ma supponiamo che ci siano,
Mary. Supponiamo che tu abbia fatto un errore a un certo punto, e domani
i porci saltino fuori dal nulla. Tu vai carica, non  vero?
- S. - Sarebbe stata armata della Magnum da borsetta. Allora, se i
porci ti stanno aspettando e non c' via d'uscita, che cosa farai?
- Io... non so... che cosa...
Certo che lo sai intervenne Akitta. Non lascerai che i porci lo pren-
dano vivo, vero? Lo getterebbero in una fossa profonda, Mary. Ti porte-
rebbero via il bambino e lo darebbero a quel pezzo di merda che non si
merita un bambino. Tu conosci il suo nome: Laura.
- S. Laura. - Mary annu. Aveva visto i notiziari televisivi e letto i
giornali. Una foto della donna era stata pubblicata su Time la settimana
prima, vicino a una sua vecchia foto scattata un giorno che i membri dello
Storm Front giocavano a frisbee a Newport.
Ora Drummer  il tuo bambino disse Janette. Non hai intenzione di
rinunciare a lui, vero?
- No.
Allora che farai se ci saranno i porci? ripet CinCin. E non ci sar
nessuna via d'uscita?
- Io...
Per prima cosa sparerai al bambino le disse CinCin. Poi ammazzerai
pi porci che potrai. Ti sembra ragionevole?
- S - riconobbe Mary. - Ragionevole.
Adesso hanno ogni sorta di nuove armi e diavolerie disse Akitta.
Dovrai uccidere il bambino subito. Senza esitazioni.
- Senza esitazioni - ripet Mary.
Poi potrai venire a unirti a noi. Quando Janette sorrise, il guscio dis-
seccato del suo viso scricchiol alle giunture delle mascelle. Ci divertia-
mo un mondo.
- Devo trovare Jack. - Mary poteva vedere le sue parole nell'aria;
fluttuarono lontano da lei, tracciate in azzurro chiaro, come volute di fumo.
- Devo trovare Jack e dargli il nostro bambino.
Noi saremo con te promise CinCin. Fratelli e sorelle in spirito, come
sempre.
- Come sempre - disse Mary.
CinCin, Akitta e Janette cominciarono a smembrarsi. Fu un crollo lento,
un venir meno del collante che teneva insieme le loro ossa. Mary li guard
cadere a pezzi, con lo stesso blando interesse col quale avrebbe potuto as-
sistere a un programma televisivo. Dai loro corpi in dissoluzione si spri-
gion una nebbia grigia costellata di lampi blu, e quella nebbia avanz
verso Mary Terror. Lei la sent, fredda sulle labbra e sulle narici, come la
nebbia di San Francisco. Le penetr nel naso e nella bocca, e le gel la go-
la scendendo. Lei sent una miscela di odori: incenso alla fragola, putredi-
ne e cordite.
Lo schermo televisivo si era richiuso. Trasmetteva un altro film, stavolta
una pellicola in bianco e nero. Piano nove dallo spazio esterno, Tor e
Vampira. Mary Terror chiuse gli occhi e vide con la fantasia la signora che
piangeva, con i piedi intrappolati nel cemento dello stato stupratore di co-
scienze, ma non aveva mai mostrato le sue lacrime prima di allora. Lo
Storm Front aveva progettato di mostrare quelle lacrime al mondo il Quat-
tro Luglio del 1972. Avevano progettato di rapire cinque dirigenti di socie-
t che avevano la loro base a Manhattan, e di occupare con la forza la si-
gnora piangente, finch i porci fossero riusciti a mettere insieme delle tele-
camere per un collegamento dal vivo, un milione di dollari in contanti e un
jet per trasportarli in Canada. Non era mai accaduto. Il primo luglio era ar-
rivato, ma il Quattro no.
Ormai era il 18, si rese conto Mary. Lord Jack l'avrebbe attesa alle due
di quel pomeriggio.
Ma se non ci fosse stato, che cosa avrebbe fatto?
Mary sorrise trucemente nella nebbia purpurea. Quella era CinCin che
parlava.
E se c'erano i porci?
Prima spara al bambino. Poi ammazza pi porci che puoi.
Ragionevole.
Mary apr gli occhi e si alz su gambe lunghe chilometri. Era un battito
cardiaco che camminava, col rombo del sangue nelle vene, simile al frago-
re degli autocarri carichi di merci. And nella stanza dove dormiva
Drummer, si sedette sul letto e lo guard. Vide un'espressione accigliata
passargli sul viso: una tempesta nel mondo dei neonati. Drummer succhi
accanitamente il ciucciotto, e sul suo viso torn la pace. Negli ultimi tem-
pi, si svegliava verso le tre o le quattro del mattino, chiedendo la poppata.
Mary stava diventando abile a nutrirlo e a cambiarlo. La maternit le si ad-
diceva, aveva deciso.
Poteva ucciderlo, se necessario. Sapeva di poterlo fare. E poi avrebbe
continuato a sparare, finch i porci l'avrebbero abbattuta, e lei si sarebbe
unita a Drummer e ai fratelli e alle sorelle, in un luogo dove la generazione
dell'amore non era mai morta.
Mary si stese sul letto vicino a Drummer, abbastanza vicino da sentire il
suo calore. Lo amava pi di qualsiasi altra cosa al mondo, perch era suo.
Se dovevano lasciare questo mondo insieme, che cos fosse.
Karma. Era cos che andavano le cose.
Mary scivol nel sonno, col battito cardiaco rallentato dall'acido. Il suo
ultimo pensiero fu per Lord Jack, sfolgorante di bellezza nel sole inverna-
le, mentre accettava il dono che lei gli aveva portato.
6
Una donna davvero popolare
Dieci ore dopo la conversazione di Mary Terror con i morti, Laura suo-
nava il campanello di una casa di mattoni rossi, sei chilometri a ovest di
Ann Arbor, nel Michigan. Era una giornata di sole, con enormi nuvole
bianche che si spostavano lentamente nel cielo, ma l'aria era tagliente.
Mark aveva le mani affondate nel giaccone foderato di lana, e dalla bocca
gli uscivano nuvolette di fiato. Laura e Mark avevano lasciato Chattanooga
il venerd mattina, avevano raggiunto Dayton, nell'Ohio, e trascorso l la
notte del venerd, prima di fare il resto del viaggio. Avevano attraversato
l'enorme universit del Michigan, un tempo focolaio del dissenso studente-
sco, tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio degli anni Settanta, e ormai pi
nota per i Wolverines.
La porta si apr. Si affacci all'esterno un uomo anziano, con un viso
piacevole e coriaceo, e macchie di sole sul cuoio capelluto. - S?
- Salve. - Laura gli rivolse un sorriso teso. - Stiamo cercando di
trovare Diane Daniells. Lei sa dove potrebbe essere?
Le lanci una lunga occhiata, un'altra a Mark, e poi socchiuse gli occhi,
guardando verso l'altro lato della strada e il cottage di pietra circondato da
querce e olmi in fondo a un lungo vialetto di ghiaia. - Diane non  in casa
- le disse.
- Lo sappiamo. Ci stavamo chiedendo se ha idea di dove sia. - Quella
casa e l'altra che apparteneva a Diane Daniells, un tempo nota come Bede-
lia Morse, erano le uniche su quel tratto di strada.
-  andata a fare una gita - rispose lui. - Non so bene dove.
- Quando  partita? - chiese Mark.
- Oh, gioved pomeriggio, credo che fosse. Ha detto che andava al
nord, se pu esservi di aiuto.
Laura aveva un nodo alla gola, e dovette lottare per schiarirsela. Essere
cos vicina al posto in cui viveva Bedelia Morse e non poterla trovare era
una vera tortura. - Ha detto quando sarebbe tornata?
- Una gita di fine settimana, ha detto. Voi altri siete amici di Diane?
- Io sono un vecchio amico - rispose Mark.
- Be', mi spiace che vi sia sfuggita. Se vi pu essere di aiuto, penso che
sia andata a osservare uccelli.
- Osservare uccelli? - ripet Laura.
- S. Diane mi ha chiesto in prestito il binocolo. Vede, mia moglie e io
siamo appassionati di bird-watching. Apparteniamo alla societ. - Si
gratt il mento. - Diane  una donna solitaria. Sarebbe un'ottima osserva-
trice di uccelli, se ci mettesse l'anima.
Laura annu distrattamente, si volt e guard di nuovo il cottage di pie-
tra. La cassetta della posta aveva un simbolo pacifista dipinto sopra. Di
fronte al cottage c'era una scultura astratta di terracotta, tutta angoli e bordi
acuti.
- Tutt'a un tratto Diane  diventata una donna davvero popolare - os-
serv il vecchio.
- Cosa?
- Davvero popolare - ripet. - Diane di solito non riceve visite. A
volte viene qui e gioca a scacchi con me. Mi batte sonoramente, oltre tutto.
Ieri  venuto un altro tizio a chiedere di lei.
- Un altro tizio? - Mark corrug la fronte. - Chi?
- Un suo amico - rispose il vecchio. - Un tipo con la gola malridot-
ta. Ha dovuto mettersi una spina nel collo e parlare attraverso un altopar-
lante. Una cosa terribile.
- Diane le ha detto chi poteva andare a trovare? - chiese Laura, ripor-
tando la conversazione sul binario.
- No. Ha detto solo che andava via per il weekend. Era diretta a nord,
ha detto.
Era evidente che l'uomo non sapeva nient'altro. - Grazie - disse Lau-
ra, e il vecchio augur loro buona giornata e chiuse la porta.
Tornando verso la BMW di Laura, Mark prese a calci una pigna e osser-
v: - Suona strana.
- Che cosa?
- La storia di quel tizio con la gola conciata. Suona strana.
- Perch? Forse  uno studente dei suoi corsi.
- Pu darsi. - Mark rimase fermo vicino alla macchina, e ascolt il
vento che frusciava fra gli alberi spogli. - E solo che ho una sensazione
curiosa, tutto qui. - Sal in macchina e Laura si mise al volante. Il tragitto
dal sud era stato, per Laura, un viaggio di istruzione nella filosofia radicale
e nella dottrina Zen. Mark Treggs era una fonte di informazioni sulle lotte
militanti degli anni Sessanta, e si erano impegnati in una lunga discussione
sull'assassinio di John F. Kennedy come principio dell'avvelenamento del-
l'America. - E adesso che facciamo? - domand lui, mentre Laura ac-
cendeva il motore.
- Aspetter che Bedelia Morse torni a casa - gli rispose Laura. - Lei
ha fatto la sua parte. Se vuole, le comprer un biglietto aereo per tornare a
Chattanooga.
Mark riflette mentre tornavano verso Ann Arbor. - Didi non parler
con lei se non sar presente - disse. - Forse non la lascer neanche en-
trare dalla porta. - Gett i lunghi capelli all'indietro e guard scorrere la
campagna. - No,  meglio che resti - decise Mark. - Luned posso far
telefonare da Rose che sono malato. Non  un problema.
- Pensavo che fosse impaziente di tornare a casa.
- Lo sono, ma... Immagino che mi piacerebbe vedere Didi. Sa, in ricor-
do dei vecchi tempi.
C'era qualcosa che Laura aveva intenzione di chiedergli, e quello sem-
brava il momento adatto. - Nel libro lei ha dedicato a Didi una frase:
"Conserva la fede e ama quello con cui vivi". Di chi stava parlando? Lei
vive con qualcuno?
- S - rispose Mark. - Se stessa. L'estate scorsa l'ho dissuasa dal ta-
gliarsi le vene dei polsi. - Lanci un rapido sguardo a Laura e poi lo di-
stolse. - Didi porta molti fardelli pesanti. Non  pi la stessa persona di
una volta. Penso che il passato la divori.
Laura guard le sue mani sul volante e not una cosa che la sorprese.
Non portava pi lo smalto, e aveva le unghie sporche. La doccia di quella
mattina era stata un dovere sbrigativo. Il diamante dell'anello di fidanza-
mento, un legame con Doug, appariva opaco. Prima di quella prova, lei era
stata meticolosa riguardo alla manicure e alla pulizia dell'anello. Cose si-
mili, ormai, le sembravano incredibilmente inutili.
- Un tizio con la gola malconcia - disse piano Mark.
- Che chiedeva di Didi. Non so. Mi fa venire i brividi.
- Perch?
- Se era uno dei suoi studenti, non doveva sapere che lei sarebbe anda-
ta fuori citt per il weekend?
- Non necessariamente.
Lui grugn. - Forse ha ragione. Ma mi sembra sempre strano.
Laura disse: - Questo va bene? - e accenn a un Days Inn che si avvi-
cinava sulla sinistra. Mark disse che gli stava bene, e lei svolt nel par-
cheggio. La prima cosa che aveva intenzione di fare una volta in camera
era chiamare l'FBI di Atlanta e chiedere le novit a Kastle, ma non aveva
nessuna intenzione di tradire Mark o Bedelia Morse. Sapeva che non a-
vrebbe trovato pace finch non avesse avuto la possibilit di parlare con
Didi faccia a faccia.
Mentre Laura e Mark sbrigavano le formalit al Days Inn, il tizio alto e
allampanato che aveva parcheggiato la sua Buick blu scuro su una strada
non asfaltata, a 800 metri dal cottage di Bedelia Morse, torn indietro fino
alla macchina attraverso il bosco, con gli stivali che scricchiolavano sulle
foglie secche. Portava pantaloni marroni e un parka grigio con cappuccio;
colori che contribuivano a mimetizzarlo con la foresta, resa spettrale dal-
l'inverno. Dal collo gli pendeva una macchina fotografica Minolta con lo
zoom, e a tracolla portava una borsa mimetica che conteneva un piccolo
microfono direzionale SuperSnooper, auricolari e un registratore miniatu-
rizzato, oltre a un'automatica calibro 45, carica. Il viso dell'uomo era na-
scosto dal cappuccio, ma il respiro era affannoso.
Quando raggiunse la macchina, apr il bagagliaio e vi mise dentro la
macchina fotografica e la borsa a tracolla, vicino all'astuccio di cuoio nero
che conteneva un fucile Valmet Hunter .308 con mirino telescopico e cari-
catore da nove colpi.
La sua casa era circa 20 chilometri a nord-ovest, in una citt chiamata
inferno.
La raggiunse in macchina, con le mani guantate di nero strette sul volan-
te e un ghigno demoniaco.
7
L'arcidiavolo di tutti i porci
Alle spalle di Mary Terror c'era la citt di New York. Sopra di lei c'era il
cielo grigio, corazzato di nuvole. Sotto i suoi piedi il ponte del battello, che
traghettava un gruppo di turisti sulle acque sferzate dal vento, verso quello
che sorgeva dinanzi a lei: la signora piangente di Liberty Island.
Mary stava in piedi nella cabina a vetri, al riparo dal vento, con Drum-
mer fra le braccia. La signora piangente diventava sempre pi grande, con
la torcia in una mano e il libro stretto al seno. Gli altri passeggeri erano
quasi tutti giapponesi, e scattavano foto come pazzi. Mary cullava Drum-
mer e lo coccolava, e il cuore le batteva nel petto, mentre il battello della
Circle Line si avvicinava alla meta. Nella grande borsa a tracolla c'era la
Magnum carica. Mary si lecc le labbra. Poteva vedere la gente camminare
intorno alla base della signora piangente, poteva vedere qualcuno che dava
da mangiare ai gabbiani sul molo di cemento al quale sarebbe attraccato il
battello. Mary guard l'orologio. Mancavano quasi otto minuti alle due. Si
rese conto di quanto fosse grande Liberty Island. Dove sarebbe dovuto av-
venire il contatto? Il messaggio non lo aveva specificato. Un piccolo ac-
cesso di panico minacci la sua compostezza: e se non fosse riucita a tro-
vare Jack? E se l'avesse attesa ma lei non fosse riuscita a trovarlo? Calma,
si disse. "Abbi fiducia nel karma, e guardati le spalle."
Drummer cominci a piangere. - Shhh, shhh - fece lei piano, e gli
dette il succhietto. Aveva dei cerchi neri sotto gli occhi. Il sonno era stato
difficile e pieno di fantasmi; porci con fucili e carabine, che convergevano
su di lei da tutti i lati. Mentre acquistava i biglietti, aveva passato in rasse-
gna i turisti che aspettavano il battello: nessuno di loro puzzava di porco e
nessuno di loro portava scarpe lucide. Ma l fuori non si sentiva al sicuro
e, una volta sbarcata su Liberty Island, avrebbe aperto la lampo della borsa
in modo da poter estrarre in fretta la pistola.
Il battello cominci a rallentare, di fronte alla gigantesca signora pian-
gente. Poi l'equipaggio gett le cime, l'imbarcazione si affianc al molo e
fu calata una passerella. - Attenzione ai piedi, attenzione ai piedi! - rac-
comandava uno dei marinai, e i turisti cominciarono a sbarcare con un
chiacchierio eccitato.
Era ora. Mary attese che tutti gli altri scendessero, poi apr la lampo del-
la borsa e port Drummer oltre la rampa, fino al cemento di Liberty Island.
I gabbiani di mare stridevano e roteavano nei vortici di aria fredda. Gli
occhi di Mary saettavano a destra e a sinistra; una coppia anziana cammi-
nava insieme lungo la balaustra; una donna tarchiata scortava due bambini;
tre ragazzi in giubbotto di cuoio si prendevano a spintoni, con grida roche;
un uomo in tuta da jogging grigia era seduto su una panchina a guardare la
citt con aria assente; un altro uomo, che indossava un cappotto beige, lan-
ciava noccioline ai gabbiani. Portava scarpe stringate lucide, e Mary si al-
lontan in fretta da lui, con la nuca che le formicolava.
Un cicerone in uniforme stava radunando il gruppo di giapponesi. Mary
lo super, dirigendosi a grandi passi lungo il vialetto che si avvicinava al
mare. Vi galleggiavano sopra chiazze di nafta e pesci morti, con la pancia
bianca e gonfia. Una donna veniva verso di lei, camminando da sola. Ave-
va lunghi capelli neri che svolazzavano al vento e indossava un cappotto
rosso. Quando la donna fu a circa sei passi di distanza, d'improvviso si
ferm e sorrise. - Ehi, tu! - disse in tono vivace.
Mary stava per rispondere, quando un giovanotto con i capelli scuri la
super arrivandole alle spalle. - Ciao - rispose alla donna, e si presero a
braccetto. - Mi eri sfuggita, eh? - la stuzzic lui. Voltarono le spalle a
Mary Terror, appoggiandosi alla balaustra, e Mary prosegu con Drummer.
S'insinu attraverso un altro gruppetto di turisti giapponesi, con le mac-
chine fotografiche che scattavano foto della signora piangente. Con la coda
dell'occhio scorse il luccichio di un distintivo, e guard a destra. Un poli-
ziotto in uniforme blu camminava lentamente, a una decina di metri da lei.
Mary si allontan e si diresse alla balaustra, dove rimase ferma con
Drummer a fissare la citt velata di grigio. Una mano era posata sull'im-
boccatura della borsa, a un soffio dalla Magnum. Il poliziotto aveva prose-
guito, superando i turisti giapponesi. Lei lo seguiva con gli occhi, il fiato
gelido nei polmoni. Non era sicuro, pens. L fuori era troppo allo scoper-
to. Le venne in mente di colpo: quello non era il genere di posto che Lord
Jack avrebbe scelto per un incontro. Non c'era nessun riparo, nessuna via
d'uscita, se fosse scattata una trappola. Vide un negro con un giubbotto dei
Knicks seduto su una panchina che la guardava. Ricambi l'occhiata quan-
to bastava per farlo guardare altrove, e poi riprese a camminare. A Mary
non piaceva; quel posto era sbagliato, non era nello stile di Jack. Quando
lanci un'occhiata indietro, vide il fan dei Knicks alzarsi e avvicinarsi alla
balaustra come per tenerla d'occhio.
"Trappola" pens. Un allarme cominci a risuonare dentro di lei. C'era
nell'aria il lezzo dei porci. A un tratto entr nel suo raggio visivo l'uomo
che aveva dato da mangiare ai gabbiani, camminando lentamente vicino al-
la ringhiera con le scarpe lucide da porco, le mani affondate nelle tasche
del cappotto. Lei riconosceva l'aspetto di un porco che portava armi da
fuoco; nel passo del bastardo si vedeva il peso dell'arma. Lacrime di rabbia
le gonfiarono gli occhi, e la sua mente lanci l'avvertimento: "Trappola!
Trappola! Trappola!"
Mary cominci ad allontanarsi in fretta dal fan dei Knicks e dal bastardo
con le scarpe lucide. Drummer emise un lieve miagolio senza lasciare il
succhiotto. Forse coglieva, in parte, la tensione di Mary. - Buono - gli
disse lei. Le tremava la voce. - La mamma ha il suo bambino.
Irrigid le spalle. Si aspettava il suono di un fischietto o il crepitio di una
radio: il segnale per il nemico di piombare su di lei. Sapeva cosa fare,
quando fosse successo. Prima uccidere Drummer con un solo colpo alla te-
sta. Poi continuare a sparare ai porci fottuti, finch non l'abbattevano. Ra-
gionevole. Non sarebbe morta senza portarne qualcuno con s, e che fosse
dannata se l'avrebbero presa viva.
Mary Terror si ferm di colpo. Le sfugg un lieve ansito.
Eccolo.
Proprio l. Davanti a lei, appoggiato alla balaustra e intento a guardare
l'Atlantico. Il suo corpo era ancora snello e giovane e i lunghi capelli bion-
di gli scendevano sulle spalle in onde dorate. Portava una logora giacca di
cuoio, jeans stinti e stivaletti. Fumava una sigaretta, e il fumo si perdeva
nel vento, oltre la sua testa.
Lord Jack. Proprio l, ad aspettare lei e il bambino.
Non riusciva a muoversi. Una lacrima, non di rabbia, ma di gioia, le sci-
vol sulla guancia destra. Aveva un groppo alla gola; come avrebbe fatto a
parlare? Fece un passo verso di lui, con il corpo diviso fra" gelo e fuoco.
Lui scosse la cenere fuori della balaustra e guard un gabbiano roteare nel
cielo. Mary scorse la fine cesellatura del naso e del mento. Aveva rinuncia-
to alla barba, ma era lui. Oh buon Dio era Jack, proprio l davanti a lei.
Mary si avvicin, tremante. Era pi piccolo di come lo ricordava. Natu-
rale, perch lei era pi grossa di allora. - Jack? - disse sottovoce; le usc
confuso. Riprese fiato e tent di nuovo, pronta a vedere le fiamme nei suoi
occhi quando l'avrebbe guardata. - Jack!
Lui gir la testa di scatto.
Lord Jack era una ragazza.
Un'adolescente, forse 17 o 18 anni. I lunghi capelli biondi danzavano al
vento, un minuscolo scheletro d'argento le pendeva dall'orecchio sinistro.
Fiss Mary Terror con la sigaretta in bocca, gli occhi duri e diffidenti. -
Ce l'ha con me? - domand.
Mary si ferm, con le gambe paralizzate dal gelo. Si sent indurire il vi-
so, sent la gioia allontanarsi da lei, come un gabbiano nel vento. Fece un
verso, ma non era sicura di quello che voleva dire; forse era un grugnito di
dolore.
- Svitata - borbott la ragazza, pass accanto a Mary Terror sfioran-
dola, e si allontan sdegnata. Arriv. Da vicino, alle spalle. La voce.
- Mary.
Non una domanda. Una risposta.
Lei si volt, cullando Drummer con un braccio e tenendo l'altro nella
borsa a tracolla. Le sue dita erano posate sull'impugnatura della Magnum.
- Mary - ripet lui, e sorrise con gli occhi azzurro chiaro inondati di
lacrime.
Era l'uomo che aveva dato da mangiare ai gabbiani. Aveva i capelli ca-
stani corti, spruzzati di grigio alle tempie, e portava occhiali di tartaruga. Il
viso era ossuto, il mento troppo lungo e il naso troppo grande. Intorno agli
occhi c'erano reticoli di rughette, e due rughe profonde segnavano i lati
della bocca come parentesi. Il vento sollevava le falde del suo cappotto
beige. Mary vide che indossava un vestito gessato nero, una camicia bian-
ca e una cravatta rossa a puntini bianchi. Abbass gli occhi sulle scarpe
stringate nere e lucide, e la sua prima impressione fu che l'arcidiavolo di
tutti i porci avesse appena pronunciato il suo nome.
Lei non conosceva il suo viso. Non conosceva i suoi occhi. I porci ave-
vano fatto scattare la trappola. Lui teneva ancora le mani nelle tasche del
cappotto. Mary vide il poliziotto in divisa avvicinarsi senza fretta. Il fan
dei Knicks oziava appoggiato alla balaustra, fissando l'acqua grigia. Era
tempo di chiudere la partita, ma alle sue condizioni. Mary estrasse la Ma-
gnum dalla borsa a tracolla, col dito sul grilletto, e pos la canna contro la
testa di Drummer. Il bambino rabbrivid e sbatt le ciglia.
- No! - disse lo sconosciuto. - Ges, no! - Batt le palpebre anche
lui, sorpreso come Drummer. - Io sono Edward - disse. - Edward For-
dyce.
"Bugiardo!" pens lei. "Sporco bugiardo fottuto!" Non somigliava affat-
to a Edward. Il poliziotto stava arrivando, avvicinandosi alle spalle dello
sconosciuto. Era a dieci o undici passi di distanza, e il dito di Mary s'irrigi-
d sul grilletto mentre vedeva stringersi il cappio.
- Mettila via! - disse l'uomo in tono incalzante. - Mary, non mi ri-
conosci?
- Edward Fordyce aveva gli occhi castani. - Bastava una leggera
pressione sul grilletto e la pistola avrebbe sparato.
- Sono lenti a contatto azzurre - ribatt lui. - Gli occhiali sono finti.
Il poliziotto era quasi su di loro. Ancora un istante e avrebbe visto la pi-
stola. Mary si lecc il labbro inferiore. - Convincimi.
- Ti ho portato fuori io. Ricordi la baracca in cui ci siamo nascosti? -
Corrug la fronte, con il cervello che lavorava a velocit frenetica. - Ab-
biamo preso a calci i ratti per tutta la notte - aggiunse.
I ratti. Oh, s, li ricordava, che leccavano il suo sangue.
Il poliziotto era proprio alle spalle di Edward Fordyce. Anche Edward ne
era consapevole e tutt'a un tratto si volt verso il poliziotto, tenendo il suo
corpo di fronte a Mary. - Fa freddo qui fuori, non  vero, agente?
-  uno schifo - rispose il poliziotto. Aveva un viso squadrato e scre-
polato dal vento. - C' aria di neve.
- Non ne abbiamo ancora avuta molta, quindi sarebbe ora.
- Quella merda bianca! Per me, vorrei andarmene al sud per tutto l'in-
verno!
Mary non aveva tempo di discutere oltre. Infil la pistola nella borsa a
tracolla, ma tenne la mano sul calcio.
Il poliziotto fece un passo di lato e guard Drummer. - Suo figlio? -
chiese a Edward.
- S. Mio figlio.
- Dovrebbe toglierlo da questo vento. Non fa bene ai polmoni di un
bambino.
- Lo faremo, agente. Grazie.
Il poliziotto salut con un cenno Mary e prosegu, e Edward Fordyce la
fiss con gli occhi dal colore falso. - Dove hai letto il messaggio?
Lui. Non Lord Jack. Lui. Mary sent un'ondata di vertigini turbinarle in-
torno, e dovette appoggiarsi alla balaustra per sorreggersi. - Su Rolling
Stone - riusc a rispondere.
- L'ho pubblicato dappertutto: Mother Jones, il Village Voice, il Times,
e un paio di dozzine di altri giornali. Non ero sicuro che qualcuno lo a-
vrebbe visto.
- Io l'ho visto. Ho pensato... che lo avesse scritto qualcun altro.
Edward si guard attorno. I suoi occhi potevano essere del colore sba-
gliato, ma erano acuti come quelli di un falco. - Faremmo meglio a divi-
derci. Il battello sta caricando. Porto io il bambino. - Tese le braccia.
- No - rispose lei. - Drummer  mio.
Lui scroll le spalle. - D'accordo. Devo dirtelo, portare via il bambino
da quell'ospedale  stata una pazzia. - Vide gli occhi di lei accendersi nel
sentire usare quella parola. - Voglio dire... non  stato troppo saggio. -
Lei era cinque centimetri pi alta di lui e pesava forse 15 chili di pi. La
sua taglia e l'idea di forza bruta suggerita dalle mani e dalle spalle lo spa-
ventavano. Il suo viso aveva sempre avuto un'espressione minacciosa, ac-
cigliata, ma ora c'era anche qualcosa di selvaggio, come una leonessa che
fosse stata costretta in una gabbia e tormentata da guardiani ottusi. - Sei
finita su tutti i giornali - le disse. - Hai attirato su di te un mucchio di
attenzione.
- Pu darsi. Erano fatti miei.
Non era il posto adatto per intavolare una discussione. Edward si rialz
il collo del soprabito e osserv il poliziotto che si allontanava; l'agente a-
veva ragione, c'era aria di neve. - Hai una macchina?
- Un furgone.
- Dove stai?
- In un motel a Secaucus. E tu?
- Io abito a Queens - rispose lui. Ora che Mary aveva messo via quel-
la dannata pistola, i suoi nervi cominciavano a calmarsi, ma tenne d'occhio
il poliziotto. Ci aveva messo qualche minuto a riconoscerla, dopo che era
sbarcata dal battello. Era molto cambiata, proprio come lui, ma rendersi
conto di chi fosse era stato un vero choc. L'FBI doveva seguirla dappresso,
e il solo starle vicino lo faceva sentire un bersaglio in un poligono di tiro.
- Andremo da te - decise. - Abbiamo tante cose da raccontarci. -
Tent un sorriso, ma era o troppo infreddolito o troppo spaventato, e la sua
bocca non volle funzionare.
- Aspetta un momento - disse lei, mentre lui si avviava verso il battel-
lo. Edward si ferm. Mary fece un passo verso di lui e Edward si sent so-
verchiato. - Edward, non accetto pi ordini da nessuno. - Si sentiva tor-
cere le viscere dalla delusione. Lord Jack non c'era, e ci avrebbe messo pa-
recchio a riprendersi. - Io dico che andiamo a casa tua.
- Non hai fiducia in me, eh?
- La fiducia pu farti ammazzare. A casa tua, o me ne vado.
Lui ci pens. Aveva un'espressione imbronciata, e da quella Mary cap
che era davvero Edward Fordyce. Era la stessa espressione che aveva,
quando Jack Gardiner gli era saltato addosso perch aveva urtato la mac-
china della polizia.
- E va bene - accett lui. - A casa mia. Aveva ceduto troppo in fret-
ta, pens Mary. Qualcosa in lui la innervosiva; i suoi vestiti e le scarpe e-
rano quelli dello stato stupratore di coscienze, l'uniforme del nemico. Ri-
chiedeva un controllo attento.
- Fammi strada - gli disse, e lui si avvi al battello seguito da Mary
ad alcuni passi di distanza, con Drummer stretto al petto e la mano ancora
sul calcio della Magnum.
Nel parcheggio della Circle Line, quando furono lontani dalla gente,
Mary estrasse la pistola dalla borsa a tracolla e piant la canna nella nuca
di Edward. - Fermo - ordin a bassa voce. Lui obbed.
- Appoggiati a quella macchina e allarga le gambe.
- Ehi, andiamo, sorella! Che cosa vuoi...
- Subito, Edward.
- Merda! Mary, mi stai spingendo!
- Puoi dirlo forte - ribatt lei, lo spinse con violenza contro la mac-
china e pass un minuto a perquisirlo. Niente armi, niente microfoni a bat-
teria, niente registratori. Trov il portafogli, lo apr e controll la patente.
Rilasciata a New York, a nome di Edward Lambert. Indirizzo 5B, 723 Co-
oper Avenue, Queens. Una foto di una giovane donna sorridente e di un
bambino col mento lungo del padre. - Moglie e figlio?
- S. Divorziato, se vuoi saperlo. - Si volt, con il viso infiammato
dall'ira, e le strapp di mano il portafogli. - Vivo da solo. Sono contabile
in una societ di prodotti ittici. Guido una Toyota dell'85, faccio collezione
di francobolli e mi pulisco il sedere con la Charmin. Nient'altro?
- S. - Lei gli piant nello stomaco la canna della Magnum. - Vuoi
fregarmi? So che c' una taglia sulla mia testa. - Erano 12 mila dollari,
promessi dal Constitution di Atlanta per la sua cattura. - Se stai pensando
a quello, lascia che ti dica che ti beccherai la prima pallottola. Capito?
- S. - Lui annu. - Capisco.
- Bene. - Gli credette e mise via la pistola, ma lasci aperta la borsa.
- Ora possiamo essere di nuovo amici, d'accordo?
- S. - Detto con un nuovo rispetto, e anche con una certa dose di
paura, forse.
- Ti seguir. Sar nel furgone laggi. - Glielo indic. Edward fece
per avviarsi verso la Toyota rossa poco lontano, ma Mary lo trattenne per
il braccio. Sent una calda ondata di nostalgia salire dentro di lei, e l'aiut a
sopportare il colpo che Jack non fosse l. - Ti voglio bene, fratello - dis-
se, e lo baci sulla guancia rasata di fresco.
Edward Fordyce la guard, perplesso e ancora infuriato per la perquisi-
zione. Era una squilibrata, quello era chiaro. Prendere il bambino era stata
una follia, e lo metteva in pericolo tanto quanto lo era lei. Prov una fitta
di rammarico per aver deciso di scrivere il messaggio. Ma Mary era sua
sorella in armi, avevano vissuto e combattuto e sofferto insieme, ed era un
legame con una vita pi giovane, pi intensa. Disse: - Ti voglio bene, so-
rella - e ricambi il bacio. Sent l'odore del suo corpo. Mary aveva biso-
gno di fare un bagno.
Edward sal a bordo della Toyota, avvi il motore e attese che lei salisse
nel furgone col bambino. Drummer, lo chiamava. Edward conosceva il ve-
ro nome del bambino: David Clayborne. Aveva seguito tutta la storia sulla
stampa, ma, dopo l'esplosione di quell'aereo sul Giappone, i notiziari non
avevano dato molte informazioni su Mary e il bambino. Usc dal par-
cheggio, lanciando un'occhiata allo specchietto retrovisore per controllare
che Mary, la grossa vecchia pazza Mary, lo seguisse. Non si era aspettato
di vedere Mary Terror sbarcare da quel battello. Pubblicare il messaggio
era stato un tiro alla cieca, ma si rese conto di aver colpito un bersaglio
molto pi grande di quanto si sarebbe mai aspettato.
- Dodicimila dollari? - disse immergendosi nel traffico diretto a Wil-
liamsburg Bridge. Lanci un'occhiata indietro: lei era ancora l, che lo se-
guiva da vicino. - Bruscolini - esclam - tu mi farai diventare milio-
nario. - Sogghign, scoprendo gli incisivi incapsulati.
La Toyota e il furgone attraversarono il ponte, insieme con la corrente
delle altre auto, mentre piccoli fiocchi di neve cominciavano a scendere
volteggiando dalle nuvole.

PARTE QUINTA
Il risveglio dell'assassina
1
Merci avariate
- Penso che ci abbiano seguiti - disse Mary per la terza volta, stando
alla finestra dell'appartamento con una sola camera da letto di Edward
Fordyce, e guardando gi verso Cooper Avenue. La neve cadeva fitta, so-
spinta dal vento. Sulla strada, una pila di sacchi di immondizia era scop-
piata e rifiuti e vecchi giornali svolazzavano lungo il marciapiede. Mary
stava dando il biberon a Drummer, e il piccolo la fissava con i suoi occhi
azzurri mentre poppava dalla tettarella. Lei guardava a destra e a sinistra
nella strada squallida. - Era una macchina marrone a due porte. Una
Ford, penso.
-  la tua immaginazione - disse Edward dalla cucina, dove stava
scaldando per loro due del chili in scatola. I radiatori dell'edificio gemeva-
no e rumoreggiavano. - In questa citt ci sono tante macchine, quindi non
diventare paranoica.
- Il conducente ha avuto parecchie volte la possibilit di superarci. Ha
rallentato. - La tettarella sfugg dalla bocca di Drummer, e Mary la guid
di nuovo dentro. - Non mi piace - disse, rivolta per lo pi a se stessa.
- Non pensarci pi. - Edward entr nella stanza, lasciando il chili a
gorgogliare sul fuoco. Si era tolto il cappotto e la giacca del vestito. Porta-
va delle bretelle rosse. - Vuoi qualcosa da bere? Ho della Miller Lite e
del vino.
- Vino - rispose lei, sempre spiando dalla finestra una Ford marrone a
due porte. Non era riuscita a guardare bene il conducente. Ricordava il fan
dei Knicks: aveva fatto la traversata con loro sul battello, e anche la ragaz-
za bionda con la giacca di pelle. Erano venute anche molte altre persone:
una dozzina di turisti giapponesi, una coppia anziana e un ventina di altre
persone. C'era un porco o due sulle sue tracce? Esisteva un'altra possibili-
t: che qualcuno seguisse non lei, ma Edward. Non sarebbe stata la prima
volta, no?
Lui le port un bicchiere di vino rosso e lo pos su un tavolo, mentre
Mary finiva di dare la poppata a Drummer. - E cos - disse Edward -
vuoi dirmi perch hai preso il bambino?
- No.
- La nostra conversazione non andr molto lontano, se non vuoi parla-
re.
- Io voglio ascoltare - ribatt lei. - Voglio che tu mi spieghi perch
hai pubblicato il messaggio sui giornali.
Edward si diresse a un'altra finestra e sbirci fuori. Non si vedeva nes-
suna Ford marrone a due porte, ma l'insistenza di Mary sul fatto che erano
stati seguiti gli metteva la pelle d'oca. - Non so. Immagino che fossi cu-
rioso.
- Di che cosa?
- Oh... solo di vedere se si sarebbe presentato qualcuno. Una specie di
riunione di classe, forse. - Volse le spalle alla finestra e la guard alla
fioca luce invernale. - Mi sembra che siano trascorsi cent'anni da quando
siamo passati in quell'inferno.
- No,  stato solo ieri - replic lei. Drummer aveva finito il biberon, e
lei se lo appoggi contro la spalla e gli fece fare il ruttino, come le aveva
insegnato la madre. Mary aveva gi fatto l'inventario dell'appartamento di
Edward: aveva dei bei mobili che non appartenevano all'arredamento della
casa, ed era vestito meglio di come viveva. La sua impressione era che a
un certo punto avesse avuto molti soldi, ma li avesse finiti. La sua Toyota
mandava sbuffi di fumo azzurro dal tubo di scappamento e aveva il paraur-
ti posteriore sinistro ammaccato. Le sue scarpe lucide, pens Mary, dice-
vano che una volta aveva camminato su pavimenti lussuosi. - Fai il con-
tabile? - domand. - Da quanto tempo?
- Va avanti da tre anni.  un lavoro a posto. Posso farlo a occhi chiusi.
- Scroll le spalle, quasi con aria di scusa. - Ho preso un diploma in
tecnica aziendale all'universit di New York, dopo avere scelto la clande-
stinit.
- Un diploma in tecnica aziendale - ripet lei. Un lieve sorriso le a-
leggi sul volto. - L'ho capito appena ti ho visto. Gli stupratori di co-
scienze ti hanno sedotto, non  vero?
Quel cipiglio familiare gli incresp di nuovo il viso. - Allora eravamo
ragazzi. Ingenui e ottusi, per tanti versi. Non vivevamo nella realt.
- E tu ora s?
- La realt - ribatt Edward -  che tutti devono lavorare per vivere.
Non esistono biglietti gratis, a questo mondo. Non lo sai ancora?
- Mio fratello si  trasformato forse nel Grande Fratello?
- No! - rispose lui con troppa veemenza. - No, che diavolo! Sto solo
dicendo che allora ci sembrava tutto bianco o tutto nero. Pensavamo che la
ragione fosse dalla nostra parte e che tutti gli altri si sbagliassero. Be', sia-
mo stati fottuti. Non vedevamo il grigio che c' al mondo. - Grugn. -
Non pensavamo che un giorno avremmo dovuto crescere. Ma non si pu
combattere il tempo, Mary. Quella  l'unica cosa in cui non puoi piantare
una pallottola, che non puoi far saltare con una bomba. Le cose cambiano,
e tu devi cambiare con loro. Se non lo fai... be', guarda che cosa  successo
ad Abbie Hoffman.
- Abbie Hoffman  rimasto sempre fedele a una causa - disse Mary.
- Si era solo stancato, tutto qui.
- Hoffman  stato condannato per la vendita di cocaina! - le rammen-
t lui. - Da rivoluzionario  diventato trafficante di droga! A quale causa
 stato fedele? Ges, a nessuno importa chi era Abbie Hoffman! Lo sai
qual  il vero potere a questo mondo? I soldi. Contanti. Se ne hai, sei qual-
cuno, e se non ne hai, ti buttano via con la spazzatura!
- Non voglio pi parlare di questo argomento - disse Mary, cullando
Drummer fra le braccia. - Dolce bambino, che bambino dolce dolce.
- Ho bisogno di una birra. - Edward and in cucina e apr il frigorife-
ro. Mary baci sulla fronte Drummer. Aveva un certo odore; bisognava
cambiargli il pannolino. Lo port in camera da letto, lo adagi sul letto vi-
cino alla sua borsa a tracolla e cominci. C'era rimasto solo un altro panno-
lino. Avrebbe dovuto uscire a comprare un'altra scatola di Pampers. Men-
tre cambiava Drummer, not una macchina da scrivere su una piccola scri-
vania nella stanza. Il cestino della carta straccia era pieno di fogli appallot-
tolati, strizzati come pugni bianchi. Lei tir fuori una pallottola di carta e
la svolse. Sul foglio c'erano tre righe: Mi chiamo Edward Fordyce, e sono
un assassino. Ho ucciso in nome della libert, molto tempo addietro. Ero
un membro dello Storm Front, e la notte del primo luglio 1972 sono rina-
to.
Drummer scoppi a piangere, infastidito e insonnolito.
Alle spalle di Mary, Edward disse: - L'editore dice che ci vuole un pa-
ragrafo iniziale incisivo. Qualcosa che agganci subito il lettore.
Lei lo guard alzando gli occhi dal foglio raggrinzito. Drummer conti-
nuava a piangere, facendole dolere la testa.
Edward bevve un sorso di birra. I suoi occhi sembravano pi scuri, il vi-
so era teso per la pressione. - Dicono che ci vogliono dentro un sacco di
sangue. Dicono che potrebbe essere un bestseller.
Mary accartocci di nuovo il foglio in una piccola palla dura. Il suo pu-
gno si strinse intorno al foglio, mentre Drummer seguitava a piangere.
- Non puoi calmarlo? - chiese Edward.
L'assassina si svegli. Lei la sent riscuotersi dentro di s, come un'om-
bra scura. Edward stava scrivendo un libro sullo Storm Front. Scrivendo
un libro per dire tutto allo stato stupratore di coscienze. Voleva esporre
sangue, sudore e lacrime del Fronte sulle pagine di giornali scandalistici,
per farli leccare da sciacalli ottusi. Una riunione aveva detto. Penso che
fossi curioso.
No, non era per quello che Edward Fordyce aveva pubblicato il messag-
gio su giornali e riviste. - Tu volevi trovare gli altri - disse lei - in
modo che potessimo aiutarti a scrivere il libro.
- Documentazione. Voglio che il libro sia una storia dello Storm Front,
e ci sono molte cose che non so.
La mano di Mary affond nella borsa. Ne usc con la Magnum, e punt
la pistola su di lui, un estraneo con i colori del nemico.
- Mettila gi, Mary. Non vorrai spararmi.
- Ti far saltare quella testa fottuta! - grid lei. - Non sia mai che tu
ci faccia prostituire! Mai!
- Ci siamo sempre prostituiti. Alla stampa militante e agli agitatori di
professione. Abbiamo fatto quello che loro sognavano di fare, e cosa ne
abbiamo ricavato? Tu sei diventata una bestia, e io a 43 anni sono un falli-
to. - Edward bevve un'altra sorsata di birra, ma il suo sguardo rimase fis-
so sulla pistola. - Qualche anno fa facevo l'agente di cambio - disse con
un sorriso amaro. - Guadagnavo cento bigliettoni l'anno, vivevo nell'Up-
per East Side. Una scalata veloce. Avevo una Mercedes, una moglie e un
figlio. Poi il mercato  precipitato, e ho visto andare tutto in pezzi.  stato
come quella notte a Linden, ma anche peggio, perch era crollata una casa
che io avevo costruito. Non ho potuto evitarlo. Non ho potuto. Sono preci-
pitato in basso fin dove mi trovo adesso. E da qui dove posso arrivare?
Devo tenere i registri della Sea King per il resto della mia vita e ritirarmi
in un ospizio nel New Jersey? Oppure correre il rischio che un editore s'in-
teressi alla storia dello Storm Front?  storia passata, Mary.  antica e
polverosa... ma sangue e frattaglie fanno vendere i libri, e tu sai che insie-
me abbiamo sguazzato fra sangue e frattaglie. Allora che cosa c' di male,
Mary? Dimmelo.
Mary non riusciva a pensare. Il pianto di Drummer era pi forte, pi im-
perioso. Lei aveva il cervello pieno di ingranaggi che avevano perso il loro
scopo. Bastava premere il grilletto e lui sarebbe finito in polvere. Tutto era
menzogna; Lord Jack non c'era, e non poteva ricevere suo figlio. Questo
essere che le stava davanti, vestito con la divisa di uno stato che stuprava
le coscienze, vomitava bile e calcoli, ma restava un fatto: le aveva salvato
la vita, in una notte lontana di dolore e di fuoco.
Quello soltanto le impediva di ucciderlo.
- Ho un agente - continu Edward. - Un pezzo grosso del settore.
Mi ha procurato un contratto sulla base di una scaletta. Devo consegnare il
manoscritto alla fine di agosto.
Mary tenne la pistola puntata su di lui, mentre Drummer attendeva.
- Non voglio che sia soltanto la mia storia. Voglio che riguardi tutti
noi. Tutti quelli che sono morti e tutti quelli che sono scampati. Vedi?
- Io vedo un traditore - rispose Mary - che merita di essere giusti-
ziato.
- Oh, stronzate! Dimentica il dramma, Mary! Questo  il mondo reale
dei dollari e dei centesimi! - Sbatt la bottiglia sul piano di uno scrittoio,
e la birra trabocc. - Se possiamo ricavare soldi dall'inferno che abbiamo
attraversato, perch non dovremmo? Sarei disposto a dividere i profitti con
te, non c' problema.
- Profitti - disse lei, come se sentisse in bocca un sapore disgustoso.
- Ges! Non puoi far tacere quel bambino? - Edward si avvicin a
Drummer. Mary lo ferm appoggiandogli la Magnum contro la tempia e
afferrando per il nodo la cravatta rossa. Dette uno strattone alla cravatta e
il viso di Edward s'imporpor. - ...Soffoco... - ansim. - Mi stai...
strozzando...
Brrring.
Telefono, pens Mary. Di nuovo: Brrring.
- ...citofono - riusc a tirare fuori Edward. - Di sotto. Qualcuno...
vuole entrare.
- Chi stai aspettando?
- Ne-nessuno. Mary, ascolta... mi stai strozzando. Su... smettila... d'ac-
cordo?
Brrring.
Lei fiss gli occhi troppo azzurri e la faccia chiazzata di rosso. Era pic-
colo, decise. Una persona piccola che aveva ceduto e si era lasciata sedurre
dallo stato stupratore di coscienze. Era da commiserare. Lei non voleva
ucciderlo, non ancora. Drummer stava piangendo e qualcuno voleva entra-
re. Lasci andare la cravatta di Edward, e lui riprese fiato con un singulto
strozzato seguito da un accesso di tosse.
Mary ficc il succhiotto in bocca a Drummer. Lui aveva gli occhi incol-
leriti, e grosse lacrime gli avevano rigato le guance. Sembrava il ritratto
dello stato d'animo di Mary. Fin di cambiarlo, con la pistola sul letto ac-
canto a lui.
Nel soggiorno, Edward ebbe un ultimo colpo di tosse sforzato e premette
il pulsante del citofono. - S?
- C' qualcuno?
Niente.
Lasci andare il pulsante. Ragazzi del vicinato che scherzavano, pens.
Circa tre secondi dopo: Brring.
Premette di nuovo il pulsante. - Ehi, sentite un po'! Se volete giocare,
andate a farlo in mezzo alla str...
- Edward Lambert?
Una voce di donna. Sembrava nervosa. - S. Chi ?
- Venga gi.
- Non ho tempo per questi giochetti, signora. Che cosa vende?
- Merci avariate - rispose lei. - Venga gi. - Interruppe il dialogo.
- Chi era? - Mary era ferma sulla soglia della camera da letto, con
Drummer appena cambiato fra le braccia e la Magnum nella mano destra.
- Nessuno. - Lui scroll le spalle. - Una barbona, probabilmente.
Sono dappertutto, cercano di ottenere un aiuto.
Mary and alla finestra e guard fuori. L'aria era velata dalla nevicata. E
poi vide la figura ferma sul marciapiede, che guardava in su verso il palaz-
zo. Il vento era aumentato, e sferzava il cappotto grigio della persona. In
testa aveva un berretto nero e intorno al collo una lunga sciarpa di lana del-
lo stesso colore.
Mary socchiuse gli occhi. Riconosceva l'abbigliamento. Aveva gi visto
quella persona. S, ne era certa. Sul battello al ritorno da Liberty Island.
Quella persona se n'era rimasta in piedi a poppa, con le mani in tasca, vici-
no alla ragazza bionda con la giacca di pelle. Mentre Mary guardava, la fi-
gura cominci ad allontanarsi lentamente dall'edificio, curvandosi per re-
sistere al vento. Ancora qualche passo, e un turbine di venti invest il ber-
retto e lo sollev dalla testa della persona.
Ne scatur una cascata di capelli rossi. Una donna, si rese conto Mary.
La donna afferr il berretto prima che potesse volare via, vi spinse sotto le
trecce e se lo calc di nuovo sulla testa. Poi continu a camminare, con le
spalle curve come sotto un fardello terribile.
Capelli rossi, pens Mary. Rossi come una bandiera di combattimento.
Aveva conosciuto un'altra donna con i capelli di quel colore.
- Oh mio Dio - mormor Mary.
La donna con i capelli rossi svolt l'angolo e scomparve, seguita da un
vortice di fiocchi di neve.
- Tienimi il bambino - disse Mary a Edward, e gli mise fra le braccia
Drummer, prima che potesse rispondere di no. S'infil la pistola nella cin-
tura dei jeans, sotto il voluminoso maglione marrone, e si diresse alla por-
ta.
- Dove vai? Mary! Dove diavolo stai...
Lei era gi fuori della porta e scendeva di corsa le scale verso il primo
piano. Corse fuori in strada, nel freddo tagliente e nella neve. Poi fino al-
l'angolo dove la donna con i capelli rossi aveva svoltato da Cooper Ave-
nue, e la vide a un isolato di distanza. Stava aprendo lo sportello di guida
di una Ford marrone a due porte.
- Aspetta! - grid Mary, ma aveva il vento contrario e la donna non
poteva udirla. La Ford usc dal parcheggio e si diresse verso Mary, che
scese in strada e avanz per incontrarla. Folate di neve turbinavano fra lo-
ro. Mary alz la mano destra e fece un segno di pace, e avanz verso l'auto
che si avvicinava.
Attraverso il parabrezza vide il viso della donna. Come nel caso di E-
dward, era un viso che non conosceva. E poi gli occhi della donna si dila-
tarono, la sua bocca si apr in un grido che Mary non pot udire, e la Ford
fren slittando sull'asfalto lucente.
La donna scese, e il vento le strapp il berretto nero e le trecce rosse le
danzarono sulle spalle. Mary abbass la mano col segno di pace. Era o non
era la persona che conosceva? I capelli erano gli stessi, s, ma il viso era
diverso. Bedelia Morse era stata bella come una modella, con il naso pic-
colo e aggraziato, la bocca e il mento decisi. Quella donna aveva un naso
storto che sembrava fosse stato rotto in modo brutale e mai sistemato, le
mascelle pesanti e il mento sfuggente sopra un cuscinetto di grasso flacci-
do. Rughe profonde si dipartivano dagli angoli degli occhi e le incidevano
la fronte. Mary intu che la donna, che era alta circa un metro e 65, aveva
la vita e i fianchi pesanti, la figura, un tempo bella, ormai era sciupata. Ma
aveva gli occhi verdi: verdi come il muschio irlandese. Erano gli occhi di
Didi, in un viso che era quasi da rospo.
- Mary? - disse con la voce di Bedelia, divenuta roca e invecchiata.
- Mary?
- Sono io - rispose Mary, e Bedelia tent di parlare ancora, ma le
sfugg solo un singhiozzo, sfilacciato dal vento. Bedelia Morse si precipit
in avanti fra le braccia di Mary, e si abbracciarono con la pistola fra loro.
2
Il sogno idiota
Il luned, fra le due e le tre del mattino, Laura Clayborne indoss il cap-
potto pesante, sal nella macchina parcheggiata davanti al Days Inn, accese
il motore e punt verso ovest, diretta al cottage fra i boschi di Didi Morse.
Dormire era impossibile, nella notte piena di fantasmi. In cielo era so-
spesa una falce di luna, e la strada era deserta davanti ai fari della BMW.
Laura rabbrivid, aspettando che il riscaldamento aumentasse la temperatu-
ra. Lei e Mark avevano raggiunto il cottage alle dieci della sera prima, per
vedere se Didi Morse fosse tornata a casa e non volesse semplicemente ri-
spondere al telefono, ma la casa era buia. Laura voleva guidare, avere la
sensazione di andare almeno da un punto all'altro. Le telefonate all'agente
Kastle ad Atlanta le avevano fatto capire come procedeva l'indagine: Ka-
stle, aveva risposto la segretaria, era fuori citt e si sarebbe messo in con-
tatto con Laura appena tornato. In altre parole: non ci chiami, la chia-
meremo noi.
Quello non bastava. Non bastava neanche lontanamente.
Laura super in macchina il cottage. Ancora buio, nessuna macchina da-
vanti. Dovunque fosse Didi, la sua gita di fine settimana si era prolungata
di un altro giorno. Laura pens che avrebbe finito per arrampicarsi sulle
pareti della stanza al motel, se avesse fatto tutta quella strada senza riuscire
a trovare la donna. Aveva smesso di prendere sonniferi perch non voleva
avere la mente annebbiata dai barbiturici. Lo svantaggio di abbandonare i
sonniferi, per, era che dormiva forse tre o quattro ore per notte, e le altre
ore erano ossessionate da visioni della donna folle sul balcone e del tirato-
re scelto col fucile. Laura non poteva guardarsi allo specchio. I suoi occhi
sembravano sempre pi infossati e avevano uno scintillio d'acciaio, come
se stesse cominciando a emergere qualcosa di duro e ignoto.
Circa un chilometro a mezzo a ovest del cottage, Laura fece manovra su
una strada non asfaltata e torn indietro. "Procurati qualcosa da mangiare"
si disse. "Trova un locale aperto tutta la notte, magari, dove fanno le frittel-
le. Un posto con una quantit di caff nero e bollente."
Avvicinandosi di nuovo alla casa, rallent. Lanci un'occhiata mentre la
BMW scivolava oltre. Era buia, naturalmente. Didi era andata a osservare
gli uccelli, aveva detto il vecchio. Aveva chiesto in prestito il binocolo e lo
aveva salutato. Le sue mani s'irrigidirono sul volante. Didi Morse poteva
essere la sua unica speranza di trovare vivo David. Suo figlio poteva essere
morto, ormai, smembrato come i bambolotti nella scatola che avevano tro-
vato in casa di Mary Terrell. "Buon Dio" preg Laura "aiutami a conserva-
re la lucidit mentale".
Lampeggi una luce.
Una luce.
A una finestra del cottage di Didi Morse.
Laura super la casa di un centinaio di metri, prima di riuscire a premere
il pedale del freno. Rallent gradualmente, non voleva far stridere le gom-
me. Il cuore stava per scoppiarle dal petto. Una luce. Solo un breve bale-
nio, forse un secondo e poi basta. Non era stato un riflesso della luna, o dei
fari.
C'era qualcuno in casa, che si aggirava al buio.
Il primo pensiero di Laura fu di fermarsi e chiamare la polizia. No, no;
non voleva che la polizia entrasse in ballo, non ancora. Invert di nuovo la
direzione e pass ancora una volta davanti alla casa. Stavolta non brill
nessuna luce. Ma l'aveva vista, sapeva di averla vista. Il vero problema era:
che cosa doveva fare?
Port la macchina ai margini della strada, la ferm sulla banchina coper-
ta di erba bruna, spense i fari e il motore.
La borsetta era sul sedile accanto a lei, ma la pistola era rimasta nella va-
ligia al motel. Rest seduta, rabbrividendo mentre l'aria calda si dileguava
e subentrava la notte. Chi c'era dentro la casa di Bedelia Morse? Un ladro?
A rubare cosa? I suoi vasi? Laura cap che poteva restare l a dibattere la
questione fra s e s, oppure tornare a casa. Non si trattava di coraggio; era
un caso di disperazione.
Laura scese, apr il bagagliaio e strinse la mano intorno alla leva del
crick. Poi si abbotton il cappotto fino al collo, e cominci a percorrere i
200 metri circa fino al sentiero che s'inoltrava in curva fra i boschi. Non si
vedeva nessuna luce alle finestre del cottage. Non c'era nessun'altra auto in
vista. Immaginazione o no? Strinse la presa intorno al crick e cominci a
risalire il vialetto, con l'aria fredda intorno allo zero che le bruciava le na-
rici e i polmoni.
Il bambino piangeva di nuovo. Il suono svegli Mary dal sogno di un ca-
stello su una nuvola, e le fece digrignare i denti. Era stato un bel sogno, lei
era giovane e snella e i suoi capelli avevano il colore del sole estivo. Era
un sogno che detestava lasciare, ma il bambino piangeva di nuovo. I bam-
bini uccidevano i sogni, pens drizzandosi a sedere sul letto. Il suo sogno
era stato deporre il bambino fra le mani di Lord Jack, e vedere il suo sorri-
so di una bellezza abbagliante. Lord Jack l'avrebbe amata di nuovo, e tutto
sarebbe andato bene al mondo.
Ma Lord Jack non c'era. Non era venuto dalla signora piangente. Lord
Jack non sarebbe venuto da lei. N allora n mai.
Il bambino stava piangendo, un suono che le feriva il cervello come un
rasoio. Mary si alz, un pozzo di disperazione, e sent l'antica rabbia fami-
liare che cominciava a trasudare dai pori della pelle.
- Buono - disse. - Drummer, buono. - Lui non volle obbedire. Il
pianto avrebbe svegliato i vicini, e poi i porci potevano venire a controlla-
re. Perch i bambini dovevano sempre tradirla cos? Perch prendevano il
suo amore e lo attorcevano in un groviglio di odio? A che serviva ora
Drummer, se Lord Jack non lo voleva? Drummer era un pezzo di carne ur-
lante che non aveva scopo, non aveva ragione di esistere. In quel momento
lo odiava, perch si rendeva conto di quello che aveva fatto per portarlo a
Lord Jack. Ormai era tutto finito, e Lord Jack non avrebbe mai posato lo
sguardo su quel cencio urlante.
- Non vuoi smetterla di piangere? - chiese a Drummer, seduta al buio
sul letto stretto. Parlava con voce calma. Drummer gorgogli e pianse pi
forte. - E va bene - disse Mary, e si alz in piedi. - Va bene, allora. Ti
far smettere io.
Accese le luci della cucinetta. Poi accese uno dei fornelli della cucina e-
lettrica e gir la manopola al massimo.
Laura sal lentamente i gradini d'ingresso della casa di Bedelia Morse.
Un gatto di terracotta era accucciato vicino alla porta, e le foglie morte
correvano attraverso il portico. Laura tese la mano e tent la maniglia della
porta, girandola leggermente da una parte all'altra. Chiusa a chiave. Si sco-
st dalla porta, ridiscese i gradini e gir sul retro della casa. Le dita, strette
con tanta forza intorno al crick, si stavano irrigidendo per il freddo. C'era
un garage a un posto e una costruzione annessa pi grande, di pietra, con la
porta chiusa da un lucchetto con la catena, dove Laura immagin che si
svolgesse il lavoro di scultura. Curiose sculture di ceramica sorgevano fra
gli alberi spogli, come piante aliene; Laura non poteva vederle in quel
momento, nel buio, ma erano state ben visibili quando lei e Mark erano
passati da quella parte, nella prima visita di sabato. Ogni sorta di oggetti di
terracotta, mangiatoie per uccelli, sculture mobili e altri oggetti non cos
facilmente identificabili, pendevano appesi a fili metallici dai rami degli
alberi. Era evidente che Bedelia Morse - o Diane Daniells, come si faceva
chiamare adesso - si era dedicata anima e corpo al lavoro che aveva intra-
preso quando faceva parte della comune di Mark. Laura and verso la por-
ta di servizio, con le scarpe che scricchiolavano su ramoscelli e foglie sec-
che, e tent anche il pomo di quella porta.
Si gir facilmente. Il cuore di Laura diede un altro balzo. Pass la mano
sulla porta e scopr che uno dei piccoli riquadri rettangolari di vetro era
stato asportato. Non rotto, perch non c'erano schegge, ma rimosso, come
da un tagliavetri.
Apr la porta e si ferm sulla soglia. Laggi, nei boschi, un gufo parlava
alla luna. Il vento freddo sibil fra gli alberi, e fece tintinnare e risuonare
gli ornamenti di terracotta appesi ai fili. Lei rabbrivid involontariamente e
rimase ferma sulla soglia cercando di vedere nel buio. C'erano solamente
sagome su sagome. Lei e Mark avevano sbirciato dentro dai pannelli di ve-
tro, il sabato, e avevano visto una cucina con un tavolo e una sola sedia al
centro della stanza. Il sabato, la porta aveva tutti i pannelli di vetro ed era
saldamente chiusa a chiave.
Con il cuore che martellava, Laura sollev il crick ed entr in casa.
Mary prese in braccio il bambino. Il gesto fu rude. Il pianto del bambino
s'incrin, si fece incerto e riprese a salire di volume, un lamento sottile, a-
cuto, che Mary non riusciva a fermare.
- SMETTILA! - grid sul suo viso arrossato e urlante.
- SMETTILA, STRONZETTO!
Il bambino continu a piangere. Mary si sent quasi soffocare da un urlo
di rabbia. Come poteva essere stata tanto stupida da credere che Lord Jack
avesse scritto il messaggio? Da credere che volesse lei e il bambino dopo
tutti quegli anni? Da credere che gliene importasse? Nessuno si curava di
lei. Nessuno. Lei aveva rapito quel bambino e aveva fatto saltare la propria
copertura, si era esposta a un pericolo mortale con i porci dello stato stu-
pratore di coscienze, e tutto per il libro traditore di Edward Fordyce sullo
Storm Front.
Di Edward si sarebbe occupata, prima di andarsene. Gli avrebbe piantato
una pallottola fra gli occhi e avrebbe scaricato il suo corpo in un bidone
dei rifiuti. Ma in quel momento c'era il bambino, che piangeva da spaccare
i timpani. "Drummer" pens, e fece un sogghigno. - Vuoi piangere? -
Lo scroll. - Vuoi piangere? - Lo scroll pi forte. Il pianto del bam-
bino divenne uno strillo. - E va bene, ti far piangere io!
Lo port nella piccola cucina, dove la piastra del fornello splendeva di
un rosso incandescente e il suo calore s'innalzava in un tremolio. Il bambi-
no tremava, continuando a piangere, tentando di dimenare le gambe. Lei
non aveva bisogno del piccolo bastardo. Non aveva bisogno di Lord Jack.
Non aveva bisogno di nessuno. Avrebbe fatto smettere Drummer, lo avreb-
be costretto a obbedire, e poi avrebbe lasciato quel che restava di lui ai
porci e alla donna di nome Laura Clayborne. Poi si sarebbe rintanata di
nuovo nella clandestinit, bene in fondo, dove niente e nessuno poteva
toccarla, e avrebbe voltato le spalle per l'ultima volta al sogno idiota di
amore e speranza.
- Piangi! - url. - Piangi! Piangi!
E afferr la testa del bambino spingendo il suo viso verso la piastra ar-
dente.
Nell'oscurit, Laura ascolt. Il rimbombo del suo cuore e il rombo del
suo respiro la intralciavano. "Vattene" disse a se stessa. "Non appartieni a
questo posto. Sei molto lontana da casa, e ti sei spinta troppo in l." Se un
ladro stava saccheggiando la casa di Bedelia Morse, erano affari suoi. Ma
non se ne and, e le sue dita cercarono a tentoni un interruttore della luce.
La mano urt qualcosa che tintinn allegramente e la fece sussultare. U-
n'altra dannata scultura mobile di ceramica. Stava facendo pi fracasso di
una fanfara.
Un attimo dopo, trov un interruttore e lo accese.
Un respiro caldo le alit sul collo.
Lei si gir di scatto, sulla destra, e si trov di fronte la faccia dell'uomo
che era l in piedi. Apr la bocca per gridare. Una mano guantata di nero si
alz, rapida come la testa di un cobra, e le chiuse la bocca prima che l'urlo
potesse uscirne.
Il viso del bambino era quasi sulla piastra. Piangeva ancora, ostinata-
mente, e Mary si prepar al grido di dolore.
Un grido venne.
- NO!
Qualcuno l'afferr alle spalle, spingendo lei e il bambino lontano dalla
piastra rovente. - No! Ges, no! - Un paio di mani s'interposero, tentan-
do di afferrare Drummer. Mary assest una gomitata all'indietro e ud un
grugnito di dolore quando arriv a segno. Una donna con i capelli rossi
stava lottando per prendere Drummer, e Mary non conosceva il suo viso.
La donna stava dicendo: - Mary, non farlo! No, ti prego, non farlo! - Le
sue mani tentarono di nuovo di afferrare il bambino, e Mary respinse con
violenza contro la parete la sconosciuta dai capelli rossi. Quello era il suo
bambino, poteva farne quello che voleva. Aveva rischiato la vita per avere
quel figlio, e nessuno glielo avrebbe portato via. La donna stava lottando
di nuovo con lei per strapparle Drummer, con la piastra incandescente alle
loro spalle e il bambino che piangeva. - Ascoltami! Ascolta! - supplica-
va la donna, mentre afferrava Mary per le spalle e si aggrappava a lei.
Mary guard la gola bianca della donna, e vide il punto in cui doveva af-
fondare le dita per schiacciarle la trachea. - Non fare del male al bambi-
no! Ti prego, non farlo! - disse la donna, ancora aggrappata a lei. -
Mary, guardami! Sono Didi! Sono Didi Morse!
Didi Morse? Mary sollev lo sguardo dalla sua gola vulnerabile e fiss
la faccia pesante, segnata da rughe profonde.
- No - rispose Mary alzando la voce per sopraffare il pianto di
Drummer. - No. Didi Morse era bella.
- Mi sono fatta operare. Ricordi quello che ti ho raccontato? Mi sono
fatta operare da un chirurgo plastico. Non fare del male al bambino, Mary.
Non fare del male a Drummer.
Chinirgia plastica. Didi Morse, col viso imbruttito da un bisturi, impianti
di silicone e un martello, che le aveva rotto il naso. Me lo sono fatto fare
quando sono entrata nella clandestinit aveva raccontato a Mary e E-
dward. Un chirurgo che lavorava su molte persone che volevano scompa-
rire. Didi aveva addirittura pagato per diventare brutta, e il chirurgo, che
faceva parte del movimento militante clandestino, l'aveva operata a St.
Louis. Didi Morse, ancora con gli occhi verdi e i capelli rossi, ma ormai
del tutto diversa. Che la pregava di non fare del male a Drummer.
- Fare del male... a Drummer? - mormor Mary. - Fare del male al
mio bambino? - Le vennero le lacrime agli occhi. Sentiva piangere
Drummer, ma il suono non le perforava pi il cervello. Era un pianto che
esprimeva una necessit innocente, e Mary si strinse al petto Drummer e
singhiozz rendendosi conto di quello a cui la stava portando la collera. -
Oh Dio, oh Dio, oh Dio - gemette, mentre il bimbo tremava fra le sue
braccia. - Sto male, Didi. Sto tanto male.
Didi spense il fornello elettrico. Aveva la clavicola dolorante per l'urto
contro il gomito di Mary, che le aveva quasi spezzato la schiena contro la
parete. - Vieni, sediamoci - le fece. Voleva allontanare Mary dal fornel-
lo. La vista della donna che stava per schiacciare il viso del bambino su
quella piastra incandescente era stata un orrore superiore a ogni descrizio-
ne. Strinse il braccio di Mary con un tocco premuroso. - Vieni, sorella.
Mary si lasci guidare fuori dalla cucinetta. Le lacrime le scendevano
lungo il viso, aveva i polmoni squassati dai singhiozzi. - Sto male - ri-
pet. - Ho qualcosa che non va, divento pazza. Oh Dio, non farei mai del
male al mio dolce Drummer! - Lo abbracci con forza. Il pianto del
bambino cominciava a scemare. Si trovavano nella stanza di Mary, al Ca-
meo Motor Lodge. Didi e Mary erano andate laggi dopo aver lasciato
Edward alle otto di sera, e avevano bevuto insieme un paio di bottiglie di
vino, parlando dei vecchi tempi. Mary aveva aperto il divano letto per Di-
di, ed era l che Didi stava dormendo, quando aveva sentito Mary uscire
dalla camera da letto per andare nella cucinetta. Poi Mary era tornata indie-
tro a prendere il bambino che piangeva, e il resto di quello che sarebbe po-
tuto succedere era stato evitato solo di stretta misura.
Mary sedette su una sedia e cominci a cullare Drummer, con il viso lu-
cente di lacrime e gli occhi rossi e gonfi. Drummer si stava calmando, co-
minciava ad avere di nuovo sonno. Didi si sedette sul divano letto in disor-
dine, con i nervi ancora scossi.
- Voglio bene al mio bambino - disse Mary. - Non lo vedi?
- S - rispose Didi. Ma quello che vedeva era una donna folle con un
neonato rubato fra le braccia.
- Mio - sussurr Mary. Gli baci la fronte e arruff le ciocche soffici
di capelli scuri. -  mio. Tutto mio.
Sardonicus.
Un lato della bocca dell'uomo era fissato in posizione aperta, da un ric-
tus orribile che scopriva i denti ridotti a mozziconi. Come Sardonicus,
pens Laura, mentre le stringeva sulla bocca la mano guantata. La guancia
dal lato che sogghignava era incavata, la mascella inferiore deforme e
sporgente in avanti come la mascella inferiore di un barracuda. Aveva gli
occhi neri, quello nella met sfigurata del viso infossato e vitreo. Un cam-
po di battaglia di cicatrici si stendeva dall'angolo della bocca sogghignante
alla guancia incavata. Nella gola aveva una presa color carne con tre fori.
Lo spettacolo era terrorizzante, ma Laura non aveva il tempo di restare
terrorizzata. Sferr un colpo con il crick, spinta dalla forza della dispera-
zione, e lo colp di striscio alla spalla sinistra. Fu abbastanza forte: l'uomo
barcoll all'indietro, apr la bocca distrutta ed emise un suono sibilante di
dolore simile a un tubo del vapore spezzato.
Subito si avvent di nuovo su di lei, cercando la gola. Laura arretr,
guadagnando spazio, e sferr un altro colpo con il crick. L'uomo alz il
braccio per parare il colpo; i loro avambracci si scontrarono con un impat-
to che intorpid la mano di Laura, ma fu l'uomo a perdere la presa sull'og-
getto che impugnava. Una piccola torcia elettrica cadde sul pavimento e
rotol sotto il tavolo della cucina.
Lui afferr il polso di Laura, e lottarono per il crick. L'uomo era alto e
sottile, coperto da una tuta nera con un berretto nero di lana. Aveva la fac-
cia pallida, del colore della luna. Sbatt Laura all'indietro contro un banco,
e oggetti di ceramica caddero a terra e si ruppero. Un ginocchio si sollev,
colpendo Laura fra le gambe; il dolore la fece urlare, ma lei strinse i denti
e tenne stretto il crick. Si spostarono qua e l per la cucina, urtando il tavo-
lo e rovesciandolo. L'uomo le afferr con una mano il mento e le spinse la
testa all'indietro, tentando di spezzarle il collo. Laura gli artigli la gola,
scavando solchi nella carne. Le sue dita trovarono la presa, e la strapparo-
no.
Lui si ritrasse, stringendosi la gola con le mani, col respiro che sfuggiva
sibilando dal sogghigno da predatore. Laura avanz su di lui, con gli occhi
allucinati. Alz il crick per assestare un altro colpo, nell'intento di sfondar-
gli la testa prima che potesse ucciderla. Lui emise un ringhio gutturale in
crescendo che forse esprimeva rabbia, e scatt prima che lei potesse vibra-
re l'arnese. Le intrappol il braccio, torse il corpo e la fece volare in aria,
scaraventandola come un sacco di patate dalla parte opposta della cucina.
Lei ricadde sulla spalla destra, e tutta l'aria le sfugg dai polmoni, mentre
urtava il pavimento.
Il tempo scalciava e roteava, suonava col ritmo sbagliato. Laura sent il
gusto del sangue. La spalla le pulsava di dolore, e la mano si era lasciata
sfuggire il crick. Quando riusc a radunare le forze per rialzarsi, si ritrov
sola nella cucina di Bedelia Morse. La porta di servizio era spalancata, le
foglie morte entravano sospinte dal vento. Laura sput un grumo di sangue
sul pavimento, e con la lingua trov la ferita all'interno della guancia, nel
punto in cui i denti si erano incontrati. "Sto bene" pens. "Sto bene." Ma
stava cominciando a tremare in modo irrefrenabile, ora che l'uomo col ghi-
gno scheletrico se n'era andato, e paura e nausea l'assalirono in tandem.
Riusc a malapena ad arrivare all'aperto, prima di vomitare vicino a una
delle sculture astratte. Continu ad avere conati di vomito, finch non le
rimase pi niente da rimettere, e allora sedette sul terreno lontano dallo
sporco, e inspir lunghe boccate di aria gelida. Fra le cosce aveva una pul-
sazione dolorosa. Sentiva diffondersi un'umidit calda e si rese conto, con
un lampo di collera, che quel figlio di puttana le aveva strappato di nuovo i
punti.
Si alz e rientr in cucina. La torcia era sparita. Il crick era rimasto. Fu
assalita dall'impulso di piangere, e quasi cedette a quell'amico brutale. Ma
non poteva essere sicura che avrebbe smesso di piangere, se avesse comin-
ciato, e cos rimase con le mani premute sugli occhi finch l'impulso pass.
Lo choc era in agguato in fondo alla mente, aspettando il suo turno per as-
salirla a tradimento. Ormai non c'era altro da fare che risalire in macchina
e tornare al Days Inn. L'indomani la spalla destra sarebbe stata tutta un li-
vido, e la schiena le faceva male nel punto in cui l'uomo l'aveva spinta
contro il banco.
Avrebbe dovuto parlarne a Mark. L'uomo con la presa nella gola, che
aveva fatto domande su Diane Daniells al vicino di casa. Chi era, e quale
posto aveva nel puzzle?
Laura riemp un bicchiere d'acqua al rubinetto, sputando sangue nel la-
vandino. Era tempo di andarsene. Tempo di lasciare la luce e tornare fuori
nell'oscurit. Recuper il crick e attese che il tremito si placasse. Non ac-
cadde. Respinse dalla mente l'immagine dell'uomo sogghignante che l'a-
spettava fuori, chiss dove. "Cos sia" si disse. E spense la luce, chiuse la
porta di servizio e si diresse verso la macchina. Non fu aggredita, anche se
sobbalzava a ogni rumore, immaginario o meno, e le sue dita si serravano
intorno al crick.
Laura sal sulla BMW, accese l'avviamento e i fari.
Fu allora che lo vide. Lettere a rovescio, incise nel parabrezza con un ta-
gliavetri. Tre parole: ASAC A ANROT
Rest seduta per un attimo, stordita, guardando quello che interpret
come un avvertimento. Torna a casa. E quale? Quella di Atlanta, che divi-
deva con un estraneo di nome Doug? Un posto dove vivevano i genitori,
pronti e ansiosi di regolare la sua vita?
Torna a casa.
- Non senza mio figlio - giur Laura, e sterzando dalla banchina stra-
dale si diresse verso Ann Arbor.
3
Il segreto
- Certe volte - disse Mary mentre Drummer dormiva fra le sue brac-
cia - divento furiosa. Non so perch. Mi fa male la testa, e non riesco a
pensare bene. Forse tutti si sentono cos ogni tanto, non  vero?
- Forse - ammise Didi, ma non lo credeva.
- S. - Mary sorrise alla sorella in armi, superata ormai la tempesta di
furore. - Mi ha fatto tanto piacere vederti, Didi. Non so dirti quanto. Vo-
glio dire... sei cos diversa e tutto, ma mi sei mancata tanto. Mi sono man-
cati tutti. Penso che sia stato intelligente da parte tua non farti vedere l,
vicino alla signora piangente. Avrebbe potuto essere una trappola, giusto?
- Giusto. - Era per quello che Didi era andata a Liberty Island a mez-
zogiorno, con il binocolo preso in prestito dal vicino Charles Brewer. Si
era sistemata in un punto di osservazione da cui poteva vedere i passeggeri
che sbarcavano dal battello, e aveva riconosciuto Mary, ma non Edward
Fordyce, finch non le si era avvicinato. Li aveva seguiti da Liberty Island,
li aveva visti entrare nel palazzo e aveva suonato il citofono del-
l'appartamento che apparteneva a Edward Lambert. La Ford marrone era
noleggiata e la sua vera auto, una Honda grigia a coda tronca, si trovava
nel parcheggio dell'aeroporto di Detroit. - E ora che farai? - chiese Didi.
- Non lo so. Mi trasferir nel Canada, penso. Entrer di nuovo nella
clandestinit. Solo che stavolta avr il mio bambino.
Non avevano ancora abbordato l'argomento scottante. Didi volle sapere:
- Perch lo hai preso, Mary? Perch non sei venuta sola?
- Perch - rispose Mary - lui  il dono per Jack.
Didi scosse la testa, senza capire.
- Volevo portare Drummer a Jack. Quando ho visto il messaggio, ho
pensato che venisse da lui. Ecco perch ho portato Drummer. Per Jack.
Capisci?
Didi capiva. Mand un sospiro lieve, e distolse gli occhi da Mary Terror.
La follia di Mary era evidente come la crosta di una piaga: era vero che
Mary era ancora astuta, alla maniera di un animale braccato, ma la dura
prova degli anni e dell'isolamento solitario l'aveva ridotta alla disperazio-
ne. - Hai portato il bambino per Jack e lui non si  fatto vivo. - Ora lo
sfogo di rabbia aveva pi senso per lei, ma la spiegazione era folle. - Mi
dispiace.
- Non ho bisogno di lui! - scatt Mary. - E non sentirti dispiaciuta
per me. Niente affatto! Io sto benissimo, ora che ho il mio bambino.
Didi annu, pensando al fornello elettrico incandescente. Se non fosse
stata l a fermarla, il viso del bambino sarebbe bruciato fino all'osso. Una
notte, forse non molto lontana nel futuro, Mary si sarebbe svegliata in pre-
da alla follia, e non ci sarebbe stato nessuno a salvare il bambino. Didi sa-
peva di aver fatto molte cose terribili, in vita sua. Erano cose che tornava-
no ad assalirla di notte, gemendo e sanguinando. Ossessionavano i suoi
sogni, e avevano sogghignato e farfugliato quando lei aveva tirato fuori il
rasoio e immerso i polsi nell'acqua calda. Aveva fatto cose terribili, ma
non aveva mai fatto del male a un bambino. - Forse non dovresti portarlo
con te - disse.
Mary guard Didi, con il viso simile a un blocco di pietra.
- Non puoi muoverti tanto in fretta con un bambino - prosegu Didi.
- Ti far rallentare.
Mary rimase in silenzio, cullando fra le braccia il bambino addormenta-
to.
- Potresti lasciarlo in una chiesa. Lasciare un biglietto dicendo chi .
Lo riporterebbero da sua madre.
- Io sono sua madre - disse Mary.
Terreno pericoloso, pens Didi. Stava camminando in un campo minato.
- Non vuoi che Drummer si faccia male, vero? Che succeder se la poli-
zia ti trova? Drummer potrebbe restare ferito. Ci hai pensato?
- Certo. Se i porci mi trovano, prima sparo al bambino e poi ne porto
via con me pi che posso. - Scroll le spalle. - Ragionevole.
Didi batt le palpebre, attonita, e in quel momento vide le tenebre dell'a-
nima di Mary Terror.
- Non posso permettere che ci prendano vivi - disse Mary. Riacquist
il sorriso. - Ora siamo insieme. Moriremo insieme, se cos dev'essere.
Didi si guard le mani conserte in grembo. Erano mani solide, con il
palmo largo e le dita tozze. Pens a proiettili che penetravano in un corpo,
e a una delle sue mani solide sulla pistola. Pens ai notiziari televisivi, alle
immagini della madre del bambino che lasciava l'ospedale di Atlanta, al
suo viso tormentato dalla pena, al suo corpo curvo sotto un peso terribile.
Pens al segreto, alla cosa che sospettava da cinque anni. La sua vita era
stata una strada tortuosa, insidiosa. Aveva distrutto i genitori, spingendo la
madre all'alcoolismo e il padre a un infarto che lo aveva ucciso nel 1973.
La fattoria ormai se n'era andata, reclamata dalla banca. La madre era in
una casa di cura, dove farfugliava e bagnava il letto. Per Bedelia Morse il
detto racchiudeva una crudele verit: indietro non si torna.
Lei aveva visto il messaggio sul numero di gennaio di Mother Jones.
Dapprima non aveva avuto intenzione di andare alla Statua della Libert il
18 febbraio, ma l'idea aveva continuato a tormentarla. Non era sicura di
sapere esattamente per quale motivo avesse deciso di andare. Forse era sta-
to per pura curiosit, oppure perch lo Storm Front era stato la sua vera
famiglia. Aveva comprato un biglietto di andata e ritorno dell'American
Airlines, ed era partita da Detroit il gioved sera.
Il volo di ritorno per Detroit partiva all'una e mezza di quel pomeriggio.
Non aveva progettato di dormire al motel di Mary, ma era pi pulito della
stanza dove stava, sulla Cinquantacinquesima Ovest a Manhattan. Adesso
era contenta di essere rimasta con Mary, per il bene del bambino. E molto
meno contenta di aver visto la vera natura di Mary Terror, anche se il noti-
ziario sull'agente dell'FBI colpito dal fucile avrebbe dovuto prepararla. Di-
di girava e rigirava il segreto nella sua mente, manipolandolo come il cubo
di Rubik.
Mary not il suo sguardo assente. - A che stai pensando?
- Al libro di Edward - ment Didi. Dietro sarcastiche insistenze da
parte di Mary, Edward le aveva spiegato che cosa stava scrivendo. - Non
sono sicura che a Jack piacerebbe.
- Farebbe giustiziare Edward - disse Mary. - Nessuna piet per i
traditori. Era quello che mi diceva sempre.
Didi guard il bambino fra le braccia di Mary. Un innocente, pens. Sta-
re l era un pericolo per lui. Le braccia di Mary lo circondavano come un
nido di vipere. - Tu hai detto... che volevi dare il bambino a Jack.
- Volevo fargli un dono. Ha sempre desiderato un figlio. Ecco che cosa
portavo per lui, la notte che fui ferita. - Era vero o no? Non riusciva a ri-
cordare esattamente.
- Allora pensi di tornare nella clandestinit? - Click, click, click; il
cubo di Rubik mentale al lavoro.
- Domani, dopo avere sistemato Edward. Allora punter verso il Cana-
da. Io e Drummer.
"Ha intenzione di uccidere Edward" cap Didi. E quanto tempo sarebbe
passato, prima che avesse un'altra crisi, e mutilasse o uccidesse il bambi-
no? Click, click: altri pezzi che giravano. Forse Edward meritava di mori-
re. Ma era un fratello in armi, e quello non contava forse qualcosa? Di si-
curo il bambino non meritava il destino che lo attendeva. Click, click. Didi
fiss le sue mani solide, e si rese conto che c'era dell'altra argilla - umana -
alla sua merc. - Mary? - disse piano.
- Cosa?
- Io... - Fece una pausa. Il segreto era rimasto nascosto tanto a lungo,
che era restio a venire alla luce. Ma due vite, quella di Edward e quella del
bambino, dipendevano dalla sua decisione. - Io... penso che forse... so
dov' Jack - disse.
Mary rimase immobile, con la bocca socchiusa.
- Non sono sicura. Ma penso che Jack potrebbe essere in California.
Nessuna risposta da Mary.
- Nella California settentrionale - aggiunse Didi. - Una cittadina
chiamata Freestone. Dista circa ottanta chilometri da San Francisco.
Mary si mosse: un brivido di eccitazione, come se tutto il sangue fosse
affluito improvvisamente di nuovo nel suo corpo. -  vicino alla casa -
disse. La sua voce era tesa e forzata.
- La Casa del Tuono.
Didi non era mai stata alla Casa del Tuono, ma ne aveva sentito parlare
dagli altri membri dello Storm Front. La Casa del Tuono si trovava sopra
San Francisco, nascosta nel cuore dei boschi che circondavano Drakes
Bay. Era il luogo di nascita dello Storm Front, dove i primi membri aveva-
no firmato col sangue il patto di lealt e dedizione alla causa. Didi sapeva
che era stata una casina di caccia abbandonata trenta o quarant'anni prima,
e che il nome derivava dal tuono continuo delle onde sugli scogli aguzzi di
Drakes Bay. La Casa del Tuono era stata il primo quartier generale dello
Storm Front, il loro "serbatoio di cervelli", da cui avevano avuto origine
tutte le missioni terroristiche sulla costa occidentale.
- Freestone - ripet Mary. - Freestone. - I suoi occhi si erano illu-
minati come lampade a spirito. - Perch pensi che sia l?
- Io sono iscritta al Sierra Club. Cinque anni fa, venne pubblicato sul
bollettino un articolo su un gruppo di persone, che avevano fatto causa alla
citt di Freestone perch aveva creato uno scarico di rifiuti, vicino a un'oa-
si per gli uccelli. C'era una loro fotografia alla riunione del consiglio co-
munale. Penso che uno di loro potrebbe essere Jack Gardiner.
- Non ne eri certa?
- No. Nella foto si vedeva solo un lato del viso. Ma l'ho ritagliata e
conservata. - Si protese in avanti. - Io ricordo le facce, Mary. O almeno,
le mie mani le ricordano. Vieni ad Ann Arbor e guarda quello che ho fatto,
e dimmi se  lui o no.
Mary era di nuovo silenziosa, e a Didi parve di vedere le rotelline che gi-
ravano nella sua testa.
- Non uccidere Edward - disse Didi. - Portalo con te. Anche lui vor-
r trovare Jack, per il libro. Se Jack  davvero a Freestone, puoi portare da
lui sia Edward sia il bambino, e lui potr decidere se Edward dev'essere
giustiziato o no. - Guadagnava tempo per Edward, pens. E tempo per s,
per escogitare un modo di sottrarre il bambino a Mary.
- California. La terra del latte e del miele - disse Mary. Annu con un
sorriso estatico. - S.  l che sarebbe andato Jack. - Abbracci Drum-
mer, svegliando bruscamente il bambino. - Oh, caro Drummer! Il mio
bambino dolce! - La sua voce s'innalz su una nota ebbra. - Andremo a
trovare Jack! Andremo a trovare Jack e lui ci amer tutti e due per sempre,
oh, s!
- Il mio aereo parte all'una e mezza - le disse Didi. - Io vi precedo.
Tu e Edward potete seguirmi.
- S. Seguirti. Ecco che cosa faremo. - Mary era raggiante come una
scolaretta, e quella vista spezz il cuore a Didi. Drummer cominci a pian-
gere. -  felice anche lui! - esclam Mary. - Lo senti?
Didi non poteva pi sopportare la vista del viso di Mary. Aveva qualco-
sa di letale, c'era qualcosa di brutale e spaventoso nella sua gioia maniaca-
le. " questo il frutto di ci per cui abbiamo lottato?" si chiese Didi. "Non
libert dall'oppressione, ma follia nella notte?" - Sar meglio che torni al
mio albergo - disse alzandosi dal divano letto. - Ti lascer il mio nume-
ro telefonico. Quando arriverai ad Ann Arbor, chiamami e ti dar le istru-
zioni per raggiungere la mia casa. - Scrisse il numero su un foglio di car-
ta intestata del Cameo Motor Lodge, e Mary lo infil nella borsa a tracolla
insieme ai Pampers, al latte artificiale e alla Magnum. Sulla porta, Didi
esit. I turbini di neve si erano placati, l'aria era immobile e greve di gelo.
Didi si costrinse a guardare la donna imponente negli occhi d'acciaio. -
Non farai del male al bambino, vero?
- Fare del male a Drummer? - Se lo strinse al petto, e lui emise un
gridolino afflitto, sentendosi svegliare cos brutalmente. - Non farei mai
del male al figlio di Jack, per niente al mondo!
- E lascerai decidere a Jack la sorte di Edward?
- Didi - disse Mary - tu ti preoccupi troppo. Ma ti voglio bene an-
che per questo. - Baci sulla guancia Didi, e lei trasal quando la bocca
ardente si stamp sulla sua pelle e poi si ritrasse. - Sii prudente - le rac-
comand Mary.
- Anche tu. - Didi guard di nuovo il neonato, l'innocente fra le brac-
cia del dannato, poi volse le spalle, e si allontan attraverso il parcheggio
per raggiungere la macchina.
Mary segu con gli occhi Didi finch part, poi richiuse la porta. Dietro
di essa, ball per la stanza con il bambino, mentre Dio cantava Light My
Fire nella sua mente.
Si avvicinava l'alba di una giornata nuova di zecca.
4
Crocevia
- Cristo - disse Bedelia Morse guardando la cucina devastata.
Il sole del pomeriggio penetrava obliquo dalle finestre. La casa era gela-
ta, e Didi vide il pannello mancante nella porta sul retro. C'erano foglie
secche sparse sul pavimento, il tavolo da cucina antico era rovesciato, con
due gambe scheggiate. Qualcuno si era introdotto in casa, evidentemente,
ma gli unici segni di devastazione erano in quella stanza. Comunque, non
aveva ancora controllato il suo laboratorio di ceramista. Guard da una fi-
nestra, vide che il lucchetto e la catena erano a posto. Non aveva molti og-
getti di valore; lo stereo era ancora nel soggiorno, e anche il piccolo televi-
sore portatile. Non aveva gioielli degni di questo nome, solo quelli che
creava alla ruota. Che cosa aveva cercato, allora, l'intruso?
Fu assalita dal terrore. Attravers un breve corridoio per passare in ca-
mera da letto, dove la valigia chiusa era posata sul letto, e apr l'ultimo cas-
setto del com. Era pieno di vecchie cinture, calze e un paio di logori blue-
jeans a zampa d'elefante. Il suo sospiro di sollievo fu esplosivo. Sotto i je-
ans c'era un album fotografico. Didi lo apr. All'interno c'erano vecchi arti-
coli di giornale ingialliti e fotografie sfocate, protetti dal cellofan. Sparato-
ria dello Storm Front nel New Jersey, diceva uno dei titoli. L'FBI d la
caccia ai terroristi fuggiti, strombazzava un altro. Membro dello Storm
Front ucciso nei disordini di Attica, annunciava un terzo. C'erano immagi-
ni di tutti i membri dello Storm Front; vecchie foto, scattate quando erano
giovani. Il suo ritratto la mostrava bella e sottile, mentre salutava il foto-
grafo stando in sella a un cavallo. L'aveva scattata suo padre, quando lei
aveva sedici anni. La foto di Mary Terrell in piedi, alta e bionda e graziosa
alla luce del sole estivo, le fece male agli occhi al solo guardarla, perch
ora sapeva la verit.
Didi sfogli con cura l'album fino alla fine. Gli ultimi articoli riguarda-
vano il rapimento di David Clayborne da parte di Mary. Ma prima c'era la
foto in bianco e nero dell'articolo che aveva ritagliato dal bollettino del
Sierra Club di cinque anni prima. Gruppo cittadino salva oasi per uccelli,
diceva il titolo. L'articolo era lungo cinque paragrafi e la foto mostrava una
donna in piedi su un podio di fronte a un consiglio comunale. Dietro di lei
erano sedute parecchie altre persone. Una di esse era un uomo che teneva
la testa rivolta a destra, come per parlare alla donna vicino a lui. O per evi-
tare la macchina fotografica, aveva pensato Didi quando l'aveva vista per
la prima volta. L'obiettivo aveva catturato una parte del profilo: attaccatura
dei capelli, fronte e naso. I nomi dei "Sei di Freestone", come si definiva-
no, erano Jonelle Collins, Dean Walker, Karen Ott, Nick Hudley, Keith e
Sandy Cavanaugh. Tutti di Freestone, California, diceva l'articolo.
Didi aveva sempre avuto occhio per le facce: la curva di un naso, la lar-
ghezza di un sopracciglio, il modo in cui i capelli ricadevano su una fronte.
Erano i dettagli a formare un viso. L'attenzione ai dettagli era uno dei suoi
punti di forza.
Ed era quasi certa che uno di quegli uomini, Walker, Hudley o Cava-
naugh, un tempo si era chiamato Jack Gardiner.
Rimise a posto l'album e chiuse il cassetto. Non c'era nessun indizio che
il cassetto fosse stato manomesso o che l'album fosse stato scoperto. Lei
and in soggiorno e gir intorno al telefono. Chiamare la polizia? Denun-
ciare un furto? Ma come, se non era stato rubato niente? Si aggir per la
casa, controllando armadi a muro e cassetti. Una scatola di metallo che
conteneva duecento dollari in banconote di piccolo taglio non era stata toc-
cata. I suoi vestiti, capi di confezione di Sears e Penney's, erano tutti appe-
si alle stampelle. Non mancava niente; perfino il riquadro di vetro che era
stato tagliato dalla porta era appoggiato sul banco della cucina. Pass da
una stanza all'altra del cottage, con il cubo di Rubik che scattava ma senza
nessuna soluzione in vista.
Squill il telefono, e Didi rispose dal soggiorno. - Pronto?
Una pausa. Poi: - Didi?
Se prima il cuore le batteva forte, ora lo stomaco parve balzarle in gola.
- Chi parla?
- Sono io. Mark Treggs.
- Mark? - Erano passati cinque o sei mesi dall'ultima volta che si era-
no parlati. Era sempre stata lei a chiamarlo, non viceversa. Faceva parte
della loro intesa. Ma c'era qualcosa di strano; poteva sentire la tensione
nella sua voce, e disse in fretta: - Cosa c'?
- Didi, sono qui. Ad Ann Arbor.
- Ann Arbor - ripet lei, stordita. Click, click, click. - Che cosa fai
qui?
- Ho portato qualcuno a trovarti. - Nella stanza al Days Inn, Mark
lanci un'occhiata a Laura, che stava in piedi vicino a lui. - Abbiamo a-
spettato che tornassi dalla gita.
- Mark, cos' questa storia?
" molto tesa" pens Mark. "Stanno per saltarle i nervi." - Fidati di me,
d'accordo? Non farei niente che possa danneggiarti. Mi credi?
- Qualcuno si  introdotto in casa. Mi ha messo sottosopra la cucina.
Ges, non so che cosa sta succedendo!
- Ascoltami, va bene? Mettiti tranquilla e ascoltami. Non ti farei mai
del male. Ci conosciamo da troppo tempo. Ho portato una persona che ha
bisogno del tuo aiuto.
- Cosa? Di che stai parlando?
Laura fece un passo avanti e afferr il telefono prima che Mark potesse
aggiungere altro. - Bedelia? - disse, e sent l'altra donna ansimare sen-
tendo la voce sconosciuta pronunciare il suo nome. - Non attacchi, per
favore! Mi conceda solo qualche minuto,  tutto quello che le chiedo.
Didi rimase in silenzio, ma il suo choc era quasi palpabile.
- Mi chiamo Laura Clayborne. Mark mi ha portata qui per vedere lei.
- Dal formicolio sulla nuca, Laura intu che Didi stava per sbattere gi il
telefono. - Non sto collaborando con la polizia o l'FBI - disse. - Giuro
su Dio che non  cos. Sto tentando di trovare il mio bambino. Lei sa che
Mary Terrell ha rubato il mio bambino?
Non ci fu risposta. Laura ebbe paura di avere gi perduto Bedelia Morse,
che il telefono sarebbe stato riattaccato e che lei sarebbe stata lontana pri-
ma che avessero il tempo di arrivare a casa sua.
Il silenzio si prolung, e Laura si sent tendere i nervi.
Il germe di un urlo cominci a formarsi, come un piccolo seme scuro,
nella mente di Laura. Quello che non sapeva era che lo stesso seme stava
crescendo nella mente di Bedelia Morse.
Infine, venne. Non un urlo, ma una parola nata da quel seme. - S.
"Sia lodato Dio" pens Laura. Aveva strizzato gli occhi, in attesa che
Didi attaccasse. Ora li riapr. - Posso venire a parlarle?
Un altro silenzio mentre Didi rifletteva. - Non posso aiutarla - disse.
- Ne  sicura? Non ha idea di dove potrebbe essere andata Mary Ter-
rell?
- Non posso aiutarla - ripet Didi, ma non attacc.
- Tutto quello che voglio  riavere il bambino - disse Laura. - Non
m'importa dove va Mary Terrell, o che cosa le accade. Devo riavere il mio
bambino. Non so nemmeno se  ancora vivo o no, e questo mi sta distrug-
gendo. La prego. La scongiuro: non pu aiutarmi per niente?
- Senta, io non la conosco - rispose Didi. - Potrebbe essere un agen-
te dell'FBI sotto copertura, per quanto ne so. Sono appena tornata a casa da
un viaggio, e qualcuno si  introdotto in casa mia mentre ero fuori.  stata
lei?
- No. Ma ho visto l'uomo che lo ha fatto. - E il suo corpo ricordava lo
scontro. La spalla destra era una massa di lividi di un blu verdognolo sotto
la camicia bianca e il maglione a coste inglesi, e un'altra fila di lividi cor-
reva lungo il fianco destro sotto i jeans.
- L'uomo. - La voce di Didi si fece pi aspra. - Quale uomo?
- Mi lasci venire da lei. Glielo dir quando arrivo.
- Io non la conosco! - Fu quasi un urlo di paura e di frustrazione.
- Mi conoscer - rispose Laura con fermezza. - Ora restituir il tele-
fono a Mark. Lui le dir che di me ci si pu fidare. - Gli porse il telefono,
e la prima cosa che Mark sent da Didi fu un furioso: - Bastardo! Mi hai
tradito, bastardo! Dovrei ucciderti per questo!
- Uccidermi? - ripet lui piano. - Non dici sul serio, vero, Didi?
Lei si lasci sfuggire un singhiozzo angosciato. - Bastardo - mormo-
r. - Mi hai fottuto. Io credevo che fossimo fratello e sorella.
- Lo siamo, e questo non cambier. Ma questa donna ha bisogno di
aiuto.  pulita. Lascia che veniamo a trovarti - disse Mark. - Te lo
chiedo come un fratello.
Laura si allontan da lui, apr la tenda e guard fuori, verso il freddo cie-
lo azzurro. Poteva vedere la sua macchina nel parcheggio, il parabrezza
sfregiato dall'avvertimento Torna a casa. Attese angosciata, finch Mark
non abbass il ricevitore.
- Ci vedr - le disse.
Durante il tragitto fino a casa di Didi, Mark le disse: - Stia calma. Non
vada in pezzi e non cominci a supplicare. Non servir.
- D'accordo.
Mark sfior le lettere incise nel parabrezza. - Quel figlio di puttana le
ha fatto un lavoretto, eh? Lo sapevo che quel tale mi suonava strano. Una
presa nella gola. - Grugn. - Mi domando che diavolo stesse cercando.
- Non lo so, e spero di non rivederlo mai pi.
Mark annu. Mancavano tre chilometri al cottage. - Senta - disse -
c' una cosa di cui devo avvertirla. Le ho detto che Didi si  fatta una pla-
stica, ricorda?
- S.
- Didi una volta era graziosa. Ora non lo  pi. Si  fatta operare dal
chirurgo plastico per diventare brutta.
- Diventare brutta? Perch?
- Voleva cambiare. Non voleva essere pi quella di prima, immagino.
Quindi, quando la vede, stia calma.
- Sar calma - rispose Laura. - Sar maledettamente calma.
Rallent e svolt con la BMW nel vialetto non asfaltato della casa. Men-
tre raggiungeva il cottage, vide la porta d'ingresso aprirsi. Ne usc una
donna grassoccia che indossava un maglione verde scuro e pantaloni color
kaki. Aveva lunghi capelli rossi che ricadevano a onde sulle spalle. Laura
aveva il palmo delle mani madido di sudore, i nervi scoperti. "Sta' calma"
si disse. Ferm la macchina e spense il motore. Il momento era arrivato.
Bedelia Morse rimase sulla soglia a guardare, mentre Laura e Mark
scendevano dalla macchina e si avvicinavano a lei. Laura vide il viso da
rospo e il naso storto della donna, e si domand che specie di chirurgo pla-
stico poteva avere acconsentito a fare un lavoro del genere. E quale tor-
mento interiore aveva spinto Bedelia Morse a volere un viso che era l'im-
magine della bruttezza?
- Stronzo - disse Didi a Mark, con voce gelida, e rientr in casa senza
aspettarli.
Nel soggiorno ordinato del cottage, Didi sedette su una sedia da cui po-
teva tenere d'occhio una finestra sulla strada. Non invit a sedersi Laura o
Mark; teneva lo sguardo fisso su di lui perch ricordava dai telegiornali il
viso angosciato di Laura, e le riusciva difficile guardarla. - Salve, Didi -
fece Mark, tentando un sorriso. -  passato tanto tempo.
- Quanto ti ha pagato? - domand Didi. Il fragile sorriso di Mark e-
vapor.
- Ti ha pagato, vero? Quante monete d'argento ti ha fruttato la mia te-
sta su un vassoio?
Laura disse: - Mark  stato un amico per me. Lui...
- Era anche amico mio, una volta. - Didi lanci una rapida occhiata a
Laura, e poi distolse subito lo sguardo. Gli occhi di Laura Clayborne erano
cavit profonde, e ardevano di un'intensit terribile. - Tu mi hai fottuto,
Mark. Mi hai venduto, e lei mi ha comprato. Giusto? Bene, eccomi qui. -
Didi s'impose di girare la testa e fissare Laura. - Signora Clayborne, io ho
ucciso. Sono entrata in una tavola calda insieme ad altri tre membri dello
Storm Front, e ho sparato a quattro poliziotti che non avevano altra colpa
che quella di portare l'uniforme blu e il distintivo. Ho aiutato a sistemare la
bomba che ha accecato una ragazza di quindici anni. Ho applaudito quan-
do Jack Gardiner ha tagliato la gola a un poliziotto, e ho aiutato a tenere
sollevato il corpo in modo che Akitta Washington e Mary Terrell potessero
inchiodargli le mani a una trave. Sono la donna contro la quale le madri
mettono in guardia i bambini. - Didi fece, un sorrisetto gelido, mentre le
ombre dei rami d'albero spogli le tagliavano il viso. - Benvenuta in casa
mia.
- Mark non voleva portarmi. L'ho tormentato finch non lo ha fatto.
- E questo dovrebbe farmi sentire meglio? O pi sicura? - Riun i
polpastrelli delle dita. - Signora Clayborne, lei non sa niente del mondo
in cui vivo. Ho ucciso, s; questo  il mio crimine. Ma nessun giudice e
nessuna giuria hanno dovuto condannarmi. Ogni giorno della mia vita, dal
1973 in poi, mi sono guardata dietro le spalle, spaventata a morte da quello
che poteva aspettarmi. Ho dormito forse tre ore per notte, nelle notti buo-
ne. A volte apro gli occhi nel buio, e mi ritrovo rannicchiata in un armadio
senza saperlo. Cammino per la strada e penso che una decina di persone
vedano attraverso questa faccia quella che ero un tempo. E a ogni respiro
so di avere rubato la vita ad altri essere umani. Di averli spenti come can-
deline, e di avere festeggiato il loro assassinio con dosi di acido a lume di
candela. - Annu, con gli occhi verdi velati dal dolore. - Non ho avuto
bisogno di una cella di prigione. Ne porto una sempre con me. Quindi se
vuole consegnarmi alla polizia, le dir una cosa: non possono farmi niente.
Io non sono qui. Sono morta, e sono morta da moltissimo tempo.
- Io non ho intenzione di consegnarla alla polizia - disse Laura. -
Voglio soltanto farle alcune domande su Mary Terrell.
- Mary Terror - la corresse Didi. -  stato... - stava quasi per dire
folle - ...stupido da parte sua prendere il bambino. Stupido.
- L'FBI ne ha perso le tracce dopo che ha fatto visita alla madre a Ri-
chmond. La madre ha detto che era diretta verso il Canada. Ha idea di do-
ve potrebbe essere andata?
Era quello il punto, pens Didi. Si guard le mani.
Laura guard Mark per riceverne appoggio, ma lui strinse le spalle e si
sedette sul divano. - Qualsiasi cosa lei possa dirmi su Mary Terrell po-
trebbe essere importante - disse a Didi. - Le viene in mente qualcuno
con cui potrebbe essersi messa in contatto? Qualcuno del passato?
- Il passato. - Didi lo disse con un sogghigno. - Non esiste un posto
del genere. Esiste solo una lunghissima strada da l a qui, e a ogni passo si
muore un po'.
- Mary Terrell aveva degli amici al di fuori dello Storm Front?
- No. Lo Storm Front era la sua vita. Noi eravamo la sua famiglia. -
Didi inspir a fondo e guard di nuovo dalla finestra, aspettandosi a ogni
istante che si fermasse l davanti una macchina della polizia. Se fosse suc-
cesso, non avrebbe lottato.
I giorni della lotta erano finiti. Rivolse di nuovo la sua attenzione a Lau-
ra. - Ha detto di aver visto l'uomo che si  introdotto in casa mia.
Laura parl del bagliore della torcia che aveva visto quella notte. - So-
no entrata, ho acceso le luci in cucina, ed eccolo l. Il suo viso... - Rab-
brivid al ricordo. - Il suo viso era sfigurato. Sogghignava; aveva delle
cicatrici, e il sogghigno era fisso. Occhi scuri, o castano scuro o neri. E a-
veva una cosa nella gola che somigliava a una presa elettrica. Proprio qui.
- Indic il punto esatto a Didi mettendosi le dita sulla gola.
- Lo ha visto anche il tizio che abita dall'altra parte della strada - ag-
giunse Mark. - Ha detto che l'uomo doveva inserire una spina nella gola
per parlare.
- Aspetta. - L'allarme interno di Didi aveva raggiunto l'apice. -
L'uomo  andato a casa del signor Brewer?
- Esatto. Ha chiesto dov'eri andata. Ha detto di essere un tuo amico.
- Ha chiesto di me per nome? Diane Daniells? - Non aveva ancora re-
stituito il binocolo a Charles Brewer, quindi non lo aveva ancora saputo.
Quando Mark annu, Didi ebbe l'impressione di avere ricevuto un pugno
allo stomaco. - Mio Dio - disse alzandosi. - Mio Dio. Qualcun altro
sa. Bastardo, qualcuno deve avervi seguiti.
- Aspetta un momento! Nessuno ci ha seguiti. In ogni caso, il tizio
chiedeva di te prima ancora che noi arrivassimo ad Ann Arbor.
Didi sentiva di perdere il controllo. L'uomo che era entrato in casa non
aveva preso niente. Conosceva il suo nuovo nome, e sapeva dove abitava.
Aveva chiesto al signor Brewer dove fosse andata. Sentiva una sorta di
cappio che le si stringeva intorno al collo: qualcun altro sapeva chi era.
- La prego, cerchi di pensare - insistette Laura. - C' qualcuno da
cui Mary Terrell potrebbe essere andata per avere aiuto?
- No! - Il viso di Didi si contorse, con i nervi sul punto di cedere. -
Ho detto che non posso aiutarla! Se ne vada e mi lasci in pace!
- Vorrei poterlo fare - disse Laura. - Vorrei che Mary Terrell non
avesse preso il mio bambino. Vorrei sapere se mio figlio  vivo o morto.
Non posso lasciarla in pace perch lei  la mia ultima speranza.
Didi si mise le mani sulle orecchie. - No! Non voglio sentirlo!
"Sa qualcosa" pens Laura. Si avvicin a Didi, le afferr i polsi e le sco-
st le mani dalle orecchie. - E invece mi sentir! - le assicur Laura,
con le guance accese dall'ira. - Mi stia a sentire! Se c' qualcosa che sa
sul conto di Mary Terrell, qualsiasi cosa, deve dirmela!  uscita di senno,
se ne rende conto? Potrebbe uccidere mio figlio in qualsiasi momento, se
non lo ha gi fatto!
Didi scosse la testa. L'immagine di Mary che accostava il viso del bam-
bino alla piastra ardente era troppo vicina. - La prego, mi lasci in pace.
Voglio soltanto essere lasciata in pace.
- E io voglio soltanto quello che  mio - ribatt Laura, sempre tenen-
do stretti i polsi di Didi. Si guardarono, abitanti di mondi diversi in rotta di
collisione. - Non vuole aiutarmi a salvare la vita del mio bambino?
- Io... non posso... - cominci Didi, ma la voce le s'incrin. Guard
Mark e poi di nuovo Laura, e cap che se non avesse aiutato quella donna
gli spettri che banchettavano sulla sua anima avrebbero sviluppato denti
pi aguzzi. Ma lei e Mary erano sorelle in armi! Lo Storm Front era stato
la sua famiglia. Non poteva tradire Mary.
Solo che la Mary Terrell che Didi aveva conosciuto tanto tempo prima
non c'era pi. Al suo posto c'era un animale selvaggio che non conosceva
altra causa che l'omicidio. Prima o poi, Mary Terror avrebbe ceduto, e il
bambino di quella donna sarebbe morto urlando.
Didi implor: - Per favore, mi lasci andare. - Laura esit alcuni se-
condi, poi lasci liberi i polsi di Didi. Lei si diresse alla finestra, dove ri-
mase ferma a guardare il mondo gelido. Click, click: il suo cubo di Rubik
girava, ma la risposta era gi visibile. - Lei... chiama il bambino Drum-
mer - disse Didi. Il cuore le doleva. Nel silenzio elettrico che segu, Didi
sent il respiro di Laura Clayborne. - Ho visto Mary e il suo bambino, ie-
ri.
- Oh Ges. - Era Mark che parlava a voce bassa, stordito.
- Stava bene - prosegu Didi. - Lei lo tratta bene. Ma... - S'inter-
ruppe, incapace di dirlo.
Una mano simile a una pinza d'acciaio l'afferr per la spalla. Didi guard
in faccia Laura, e scorse un bagliore del fuoco infernale. - Ma cosa? -
domand Laura, quasi incapace di parlare.
- Ma... Mary  pericolosa. Pericolosa per s, pericolosa per il suo bam-
bino.
- E questo che significa? Me lo dica!
- Mary ha detto... che se la polizia li trova... uccider prima il bambino
- Didi vide Laura fare una smorfia, come se fosse stata colpita - e poi
continuer a sparare finch la polizia la uccider. Non intende arrendersi.
Non lo far mai.
Laura si sent pungere gli occhi dalle lacrime. Erano lacrime di sollievo,
nel sapere che David era ancora vivo, e lacrime di orrore, nel sapere che
quanto diceva Bedelia Morse era vero.
Bisognava dire anche il resto. Didi si fece forza e continu. - Mary sta
venendo qui. Lei e Edward Fordyce. Faceva parte anche lui dello Storm
Front. Ora sono in viaggio per venire qui da New York. Dovrebbero arri-
vare qui entro domani.
- Accidenti - sussurr Mark, con gli occhi spalancati dietro le lenti.
- Incredibile.
Laura si sent sbilanciata, come se la stanza avesse cominciato a girarle
intorno lentamente. - Perch vengono qui?
A Didi parve che, una volta libero di scatenarsi, il tradimento fosse come
uno sciame di cavallette. Continuava a consumare tutto fino alla fine. -
Ve lo far vedere - disse, e prese il portachiavi dal gancio nel muro vici-
no alla porta d'ingresso.
Laura e Mark seguirono Didi fuori del cottage, fino alla costruzione di
pietra che era il laboratorio di Didi. Lei apr il lucchetto, sfil la catena e
apr la porta. Dall'oscurit gelida emanava un denso aroma di terra. Didi
accese la luce centrale, rivelando un laboratorio pulito con due ruote da va-
saio, scaffali di smalti e vernici e vari attrezzi per modellare l'argilla, di-
sposti su un vassoio. Un altro scaffale conteneva campioni di lavori di Didi
in varie fasi di realizzazione: portavasi e brocche pieni di grazia, vasella-
me, tazze e posacenere. Sul pavimento vicino a una delle ruote c'era una
enorme urna, con la superficie decorata in modo da somigliare alla cortec-
cia di un albero. Didi si sofferm ad accendere una stufa elettrica e osser-
v: - Questo  quello che vendo. L dietro ci sono i lavori che faccio per
me. - Accenn con la testa a una tenda chiusa sul fondo dello studio.
Didi si avvicin alla tenda e l'apr. Il cubicolo che c'era dietro era tap-
pezzato da un'altra serie di scaffali, e su di essi c'erano opere ben diverse
da quelle che Didi vendeva sotto il nome di Diane Daniells.
Laura vide una testa di argilla: il viso di una donna dai lunghi capelli
sciolti, con la bocca aperta in un grido e una dozzina di serpenti che scatu-
rivano dalla cima del cranio. Lei non riconobbe il viso, ma Mark s. Era
quello l'aspetto che aveva Didi, prima dell'intervento del macellaio. Un al-
tro viso, stavolta maschile, era spaccato a met, e un volto pi temibile,
demoniaco, cominciava a emergere in superficie. C'era una mano d'argilla
senza corpo che impugnava una rivoltella perfettamente modellata, con le
unghie delle dita trasformate in teschi sogghignanti. Sul pavimento c'era
una scultura pi grande; una donna - ancora una volta, come not Mark,
l'immagine di Bedelia Morse da giovane - in ginocchio, con le braccia le-
vate in atto di supplica e scarafaggi che le uscivano dalla bocca. Montate
su una parete c'erano apparentemente delle maschere mortuarie: facce sen-
za espressione, segnate da punti, chiusure lampo o cicatrici irregolari. A
Laura sembravano penitenti silenziosi, santi di un mondo infernale, e si re-
se conto di scrutare nell'abisso degli incubi di Didi Morse.
Didi prese in mano qualcosa che sembrava avvolto nella plastica nera.
Lo port a una delle ruote, dove lo sistem con cura e cominci a togliere
la plastica. Ci mise un minuto o due, lavorando con cura reverente. E
quando ebbe finito indietreggi, permettendo a Laura e Mark di vederlo in
pieno.
Era lo studio a grandezza naturale di una testa maschile. Il viso era bello
e pensoso, come quello di un principe sorpreso in riposo. L'argilla non era
stata smaltata o dipinta, e sul modello non c'era nessuna traccia di colore,
ma le dita di Didi avevano increspato il cuoio capelluto modellando cioc-
che di capelli. Il naso aveva una curva elegante, la fronte era alta e ricurva,
la bocca dalle labbra sottili e piuttosto crudeli sembrava sul punto di
schiudersi. Gli occhi esprimevano una regale assenza di curiosit, come se
giudicassero tutti gli altri un gradino sotto di lui. Era il viso, pens Laura,
di un uomo che conosceva il gusto del potere.
Didi tocc la ruota e la fece girare. La testa ruot lentamente. - Questa
l'ho modellata ricavandola da parte di un viso che ho visto in fotografia -
disse. - Ho rifinito la parte che la foto mostrava, e poi l'ho completata col
resto. Lei sa chi ?
- No - rispose Laura.
- Si chiama, o si chiamava, Jack Gardiner. Lord Jack, lo chiamavamo.
- Il capo dello Storm Front?
- Esatto. Era nostro capo, nostro fratello, nostro protettore. E il nostro
Satana. - La ruota si stava fermando. Didi la rimise in moto. - Le cose
che facevamo per lui... sono indescrivibili. Suonava le nostre anime come
violini, e ci faceva obbedire come animali ammaestrati. Ma era abile, e a-
veva occhi che ti facevano pensare che vedesse qualsiasi segreto potessi
cercare di nascondere. Jack Gardiner mise incinta Mary Terrell. Lei avreb-
be dovuto partorire il bambino nel luglio del 1972. Poi il mondo ci croll
addosso. - Didi alz gli occhi su Laura. - Mary perse il bambino. Lo
diede alla luce morto, nel bagno di una stazione di servizio. Cos vuole
portare Drummer, il suo bambino, a Lord Jack.
- Cosa? - Fu un gemito.
Didi raccont loro del messaggio su Mother Jones, che Mary aveva letto
su Rolling Stone. - Lei ha pensato che Jack la stesse aspettando. Ha preso
il suo bambino per darlo a lui. Invece era stato Edward Fordyce a pubbli-
care il messaggio, perch sta tentando di scrivere un libro sullo Storm
Front e voleva vedere chi si sarebbe presentato. Cos ora Mary ed Edward
stanno venendo qui. - Era arrivata di nuovo al segreto. La lealt fremeva
dentro di lei, come un serpente fra le ceneri calde. Ma a chi doveva essere
leale? A un ideale di libert che era morto? Un ideale che non era mai stato
vero, tanto per cominciare? Si sentiva come se avesse fatto un lungo viag-
gio massacrante, e fosse arrivata bruscamente a un crocevia decisivo. Una
strada conduceva dalla parte dov'era diretta: rettilinea, attraverso una landa
di incubi e antichi dolori che tornavano a tormentarla. La nuova strada si
affacciava su un luogo deserto, e nessuno poteva sapere quello che ci sa-
rebbe stato oltre.
Entrambe le strade erano insidiose. Entrambe le strade luccicavano di
sangue, sotto un cielo che incupiva. Il problema era: quale delle due poteva
portare alla salvezza di quel bambino?
Didi fiss il viso di argilla dell'uomo che un tempo aveva adorato, da
giovane, e che negli ultimi tempi aveva imparato a odiare. Decise la strada
da prendere. - Io... penso che Jack Gardiner sia in California.  l che
andranno Mary e Edward quando partiranno da qui. - Il serpente dentro
di lei s'irrigid a spirale, e spir fra le braci dopo un ultimo fremito. Didi
stava per piangere, ma non lo fece; ieri era passato, e le lacrime non pote-
vano farlo rivivere. - Ecco tutto - disse Didi. - E adesso? Ha intenzio-
ne di chiamare la polizia?
- No. Voglio incontrare Mary quando arriver qui.
La mascella di Mark sarebbe caduta a terra se non fosse stata attaccata al
viso. - Uh-huh! - esclam. - Neanche per sogno!
- Non intendo permetterle di andarsene da qui indisturbata! - scatt
Laura. - Non voglio che la polizia metta il naso in questa faccenda. Se
Mary Terror vede la polizia, il mio bambino  praticamente morto. Allora
che scelta ho?
- Mary la uccider - disse Didi. - Ha almeno due pistole con s, e
forse qualche altra arma che non ho visto. Non esiter un secondo a to-
glierla di mezzo.
- Dovr correre il rischio.
- Non ne avr la possibilit. Non capisce? Non pu farcela con lei!
-  lei che non capisce - ribatt Laura con fermezza. - Non c' altra
via.
Didi stava per protestare ancora, ma che poteva dire? La donna aveva
ragione. In uno scontro faccia a faccia con Mary Terror sarebbe stata ucci-
sa, su quello Didi non aveva dubbi. Ma quale altra possibilit avrebbe avu-
to? - Lei  pazza - disse.
- S,  vero - rispose Laura. - Non sarei qui se non lo fossi. Se devo
essere pazza come Mary Terror, allora cos sia.
- Certo - grugn Mark. - L'unica differenza  che lei non ha mai uc-
ciso nessuno.
Laura lo ignor, e continu a concentrare la sua attenzione su Bedelia
Morse. Ormai non c'era modo di tirarsi indietro, di chiamare Doug perch
l'aiutasse o la polizia perch portasse i cecchini ansiosi di sparare. Si senti-
va la bocca arida alla prospettiva della violenza imminente, e al pensiero
che la violenza potesse travolgere facilmente David. - Devo chiederle so-
lo un'altra cosa. Che m'informi quando arriver Mary.
- Non voglio il suo sangue sulle mie pareti.
- Che ne dice del sangue di mio figlio sulle sue mani? Quello lo vuole?
Didi inspir a lungo ed espir. - No. Non lo voglio.
- Allora me lo far sapere?
- Non potr impedirle di ucciderla - disse Didi.
- D'accordo. Non dovr piangere al mio funerale. Me lo far sapere?
Didi esit. Aveva assassinato persone che non volevano morire. Ora sta-
va per favorire l'assassinio di qualcuno che invocava la morte. Ma una vol-
ta partita Mary per la California, qualunque possibilit, per quanto esigua,
di riavere il bambino vivo sarebbe svanita. Didi teneva gli occhi bassi, ma
sentiva l'intensit ardente degli occhi di Laura fissi su di s. - Devono te-
lefonarmi appena arrivati ad Ann Arbor - disse infine. - Ho detto a
Mary che le avrei dato istruzioni per raggiungere la casa. Che Dio mi aiu-
ti... ma la chiamer appena ricever notizie da loro.
- Stiamo al Days Inn. Io ho la stanza 119 e Mark la 112. Aspetter vi-
cino al telefono.
- Intende dire che aspetter vicino alla sua lapide, non  vero?
- Pu darsi. Ma non mi butti ancora la terra addosso.
Didi alz gli occhi e guard Laura. S'intendeva di volti, e i volti la intri-
gavano. I lineamenti di quella donna dicevano che aveva condotto una vita
facile, viziata, una vita di relativa ricchezza e agio. Ma la sofferenza che
aveva patito era evidente, nelle cavit scure sotto gli occhi, nelle rughe sul-
la fronte e agli angoli della bocca dalle labbra serrate. C'era anche qualco-
s'altro nel suo viso, qualcosa che era nato da poco: si poteva definire spe-
ranza. Didi riconobbe in Laura una lottatrice, una donna destinata a so-
pravvivere, che non aveva paura di affrontare probabilit schiaccianti a suo
sfavore. Era stata cos anche Didi una volta, molto tempo prima che lo
Storm Front la sviasse e la forgiasse in un ricettacolo di sofferenza. Didi
concluse: - Le far sapere. - Tre parole: con quanta facilit si firmava
una condanna a morte.
Girarono intorno al cottage per raggiungere l'auto di Laura, e Didi vide
la scritta Torna a casa incisa sul vetro del parabrezza. Intendeva restituire
il binocolo al signor Brewer, per farsi dare una descrizione completa del-
l'uomo che aveva chiesto di lei. Era il genere di episodio che cinque anni
prima l'avrebbe indotta a preparare all'istante una valigia e a mettersi in
viaggio. Ora, per, sapeva la verit: non c'era nessun posto dove nascon-
dersi per sempre, e i vecchi debiti tornavano sempre a galla.
Mark, brontolando scontento, sal in macchina. Prima di imitarlo, Laura
fiss Didi con uno sguardo duro. - Mio figlio si chiama David - disse.
- Non Drummer. - E poi sal a bordo della BMW, avvi il motore e par-
t, lasciando Bedelia Morse sola fra le ombre che si allungavano.
5
Carta stradale dell'Ade
Il telefono cominci a squillare alle tre e 39 minuti del mattino di marte-
d. Un pugno gelido strinse il cuore di Didi. Si alz dalla poltrona dove
stava seduta, alla luce di una lampada, a leggere un libro su tecniche avan-
zate di scultura in argilla, e and al telefono. Sollev il ricevitore al terzo
squillo. - Pronto?
- Ce l'abbiamo fatta - disse Mary Terror.
Probabilmente avevano lasciato New York la mattina precedente e ave-
vano viaggiato tutto il giorno e tutta la notte, immaginava Didi. Mary non
voleva perdere tempo per avvicinarsi a Jack. - Edward  con te?
- S.  proprio qui vicino a me.
- Dove ti trovi?
- A un telefono pubblico in un distributore Shell di... - Mary s'inter-
ruppe, e Didi sent Edward dire: - Huron Parkway - in sottofondo. Dal
ricevitore giunse il suono di un bambino che piangeva. Mary disse: -
Grattalo dietro l'orecchio sinistro, gli piace - dando istruzioni a Edward.
Poi parl di nuovo al telefono: - Huron Parkway.
Didi cominci a dare indicazioni a Mary per raggiungere il cottage. Po-
teva sentire il nervosismo nella propria voce, e tent di parlare lentamente,
ma non serv a niente. - Ti senti bene? - la interruppe Mary all'improv-
viso. "Lei sa" pens Didi. Ma ovviamente non era possibile. - Mi hai sve-
gliato - rispose Didi. - Avevo un incubo.
Il bambino continu a piangere e Mary scatt. - Qua, dannazione! Dal-
lo a me e prendi tu il telefono! - Quando fu in linea Edward, che sembra-
va esausto, Didi ripet le istruzioni. - D'accordo - disse lui con uno sba-
diglio. - Svoltare a destra al secondo semaforo?
- No. A destra al terzo semaforo. Poi di nuovo a destra al secondo se-
maforo, e la strada devier verso sinistra.
- Capito. Credo. Hai mai provato a guidare un furgone con un bambino
che ti strilla nell'orecchio? E ogni volta che cercavo di spingerlo oltre i
cento, Mary mi saltava addosso. Ges, sono distrutto!
- Qui potrai riposarti - gli disse Didi.
- Andiamo, andiamo! - disse Mary in sottofondo. Il bambino aveva
smesso di piangere.
- Casa di pietra sulla destra - disse Edward. - A presto.
- Ci vediamo - replic Didi, e attacc.
Il silenzio era assordante.
Didi aveva indicato loro il percorso pi lungo. Sarebbero stati l dopo
quindici o venti minuti, se Edward non avesse smarrito la strada, istupidito
com'era. La mano di Didi rest sospesa sul telefono. I secondi passavano.
Il serpente della lealt aveva rialzato la testa dalle ceneri, e le sibilava un
avvertimento. Quello era il momento di decidere, e, una volta passato, non
ci sarebbe stato modo di tornare indietro.
Sent gli spettri addensarsi alle sue spalle. Affilarsi i denti sulle ossa dei
polsi, impazienti di rosicchiarle il cranio. Aveva dato la sua parola. In un
mondo di falsit, non era l'unica cosa vera che restava?
Didi sollev il ricevitore. Form il numero che aveva gi cercato sulle
pagine gialle e chiese al portiere la stanza 119.
Due squilli. Poi la voce di Laura, subito all'erta: - Sono pronta.
Laura indossava ancora i jeans e il maglione a coste, e aveva dormito per
brevi periodi di quindici minuti ciascuno, prima che il suono immaginato
del telefono la svegliasse di scatto. Ascolt quello che Didi aveva da dirle,
poi attacc e si diresse all'armadio. Dal ripiano in alto prese l'automatica
Charter Arms calibro 32 che aveva comperato Doug. Spinse nell'impu-
gnatura un caricatore da sette proiettili e lo chiuse con uno scatto del pal-
mo. Le fece male alla mano. Azion la sicura avanti e indietro, abituandosi
alla sensazione dell'arma carica. La pistola odorava ancora di olio, aveva
ancora un aspetto maligno; ma ora lei aveva bisogno del suo peso e della
sua potenza e, che dovesse usarla o meno, era un talismano potente. La fe-
ce scivolare nella borsa. Poi indoss il cappotto e lo abbotton per difen-
dersi dal freddo. La nausea le palpit all'improvviso nello stomaco. Si pre-
cipit in bagno e attese, ma non accadde niente. Aveva il viso in fiamme,
scintille di sudore sulle guance. Non era il momento di svenire. Quando fu
ragionevolmente sicura che non avrebbe vomitato e che non sarebbe sve-
nuta, torn verso l'armadio e mise nella borsa un altro caricatore, aggiun-
gendo forza al talismano.
Aveva una paura fottuta, come aveva detto Stephen Stills alla folla riuni-
ta a Woodstock.
Usc dalla stanza con la borsa a tracolla. Fu investita dall'aria gelida, uno
choc salutare. Si diresse verso la stanza di Mark, e strinse la mano a pugno
per bussare alla porta.
Rimase immobile l, col pugno chiuso, e pens a Rose Treggs e ai due
bambini. Il vento si muoveva intorno a lei; immagin di sentirvi il suono
delle campanelle che richiamavano Mark a casa. Gli aveva pagato i tremila
dollari. Lui l'aveva portata da Bedelia Morse. L'accordo era stato rispetta-
to, e lei non avrebbe coinvolto ancor pi Mark in quello che stava per ac-
cadere. Abbass il pugno e lo schiuse.
Il mondo aveva bisogno di altri scrittori che non si curassero affatto del-
le liste dei bestseller e che scrivessero col sangue che sgorgava dal cuore.
Laura gli augur in silenzio ogni bene. Poi volt le spalle alla porta di
Mark, e raggiunse la macchina.
Si allontan dal Days Inn e punt in direzione della casa di Didi, con le
mani strette sul volante e i topi della paura che le scorrazzavano nello sto-
maco.
Sei chilometri a ovest di Ann Arbor, Didi era seduta sulla poltrona del
soggiorno, con la luce della lampada che faceva brillare i fili bianchi in
mezzo al rosso dei suoi capelli. Aspettava chi avrebbe portato per primo
alla sua porta il destino. La sua mente era a riposo, il cubo di Rubik era
fermo. Aveva scelto la sua strada, e il serpente era morto.
Vide dei fari tra gli alberi.
Didi si alz su gambe prive di peso. Il cuore aveva cominciato a batterle
forte, come il pugno della Morte su una porta sprangata. I fari risalirono il
vialetto, e dietro i loro coni bianchi c'era un malandato furgone verde oli-
va. Si ferm vicino alla porta d'ingresso con un lieve stridio di freni logori.
Didi sent i denti affondare nel labbro inferiore. Usc all'aperto con i jeans
sbiaditi e il comodo maglione grigio con le toppe di pelle marrone ai gomi-
ti. Era la sua tenuta da lavoro; i jeans erano macchiati di colore, e briciole
di argilla aderivano al maglione. Guard Mary scendere dal furgone dalla
parte del passeggero, portando il bambino in una culla portatile. Edward,
un uomo stanco, si distric dal volante. - Trovata! - esclam. - Non
me la sono cavata tanto male, vero?
- Venite dentro - li invit Didi, e si fece indietro per lasciarli entrare.
Mentre Mary le passava accanto, Didi sent l'odore animalesco di sporco.
Edward entr traballando sulle gambe, si sfil il parka e si accasci sul di-
vano. - Gente! - esclam, con i falsi occhi azzurri velati. - Ho il sedere
addormentato!
- Preparo del caff - disse Didi, e torn nella cucina rimessa in sesto,
dove un giornale era fissato col nastro adesivo al posto del pannello di ve-
tro mancante.
- Devo cambiare Drummer - le disse Mary. Mise il bambino sul pa-
vimento e tir fuori dalla borsa a tracolla la Magnum, poi ripesc una sal-
viettina Handi Wipe e un pannolino Pampers. Il bambino era irrequieto,
braccia e gambe in movimento, il viso imbronciato come per piangere, ma
non ancora deciso.
- Un topolino delizioso, non  vero? - Edward si appoggi allo schie-
nale del divano, si sfil con un calcio i mocassini lucidi e appoggi i piedi
in alto. - Posso dirlo, ora che non mi strilla nell'orecchio.
-  un bravo bambino. Il bravo bambino della mamma, ecco chi .
Edward guard Mary cambiare Drummer, mentre Didi versava l'acqua
nella caffettiera. Per lui era chiaro che Mary andava pazza per il bambino.
Quando il giorno prima lo aveva chiamato alle sette di mattina per dirgli
che dovevano andare ad Ann Arbor, lui avrebbe giurato che aveva una ro-
tella fuori posto. Non aveva nessuna intenzione di girare per il Michigan in
compagnia di una donna che aveva un bersaglio dell'FBI dipinto sulla
schiena, non importava che fosse una sorella o meno. Ma poi lei gli aveva
parlato di Jack Gardiner, e quello aveva impresso una svolta nuova al suo
pensiero. Se era vero che Jack era in California, e Didi poteva condurli da
lui, il libro sullo Storm Front non avrebbe potuto avere un punto di forza
pi efficace di un'intervista con Lord Jack in persona. Naturalmente, non
poteva sapere come l'avrebbe presa Jack, ma Mary sembrava del parere
che fosse una buona idea. Aveva detto che si era sbagliata a saltargli ad-
dosso per il libro, che si era lasciata dominare dalle impressioni iniziali.
Sarebbe stato un bene, gli aveva detto, far sapere al mondo che lo Storm
Front era ancora vivo. Edward stava pensando pi alla pubblicit sul pe-
riodico People che a una dichiarazione politica, ma Mary gli aveva perfino
promesso di aiutarlo a convincere Jack a rilasciare un'intervista. Se Didi
aveva ragione, e se Jack era in California. Due grossi se. Ma valeva la pena
di prendere qualche giorno di congedo per malattia dalla Sea King per
scoprirlo. Mary port in cucina il pannolino sporco, cercando un secchio
dei rifiuti, e l trov Didi che guardava fuori da una finestra verso la strada.
- Che cosa stai guardando?
Didi si trattenne dal sussultare per pura forza di volont. - Niente - ri-
spose. - Sto aspettando il caff. - Aveva visto una macchina passare
lentamente e sparire.
- Scordati il caff. Voglio sapere di Jack. - Mary si affianc a Didi e
guard dalla finestra. Nient'altro che buio. Pure, Didi era nervosa. Si senti-
va dalla voce, e poi evitava il contatto visivo. Il radar di Mary entr in a-
zione. - Fammi vedere - disse.
Didi lasci il caff a filtrare e prese l'album fotografico dalla camera da
letto. Quando torn nel soggiorno, Mary era seduta su una poltrona col
bambino fra le braccia, e Edward era ancora steso sul divano. La borsa a
tracolla era vicina a Mary, con la Magnum compatta in cima al miscuglio
di latte artificiale, Pampers, salviettine Handi Wipe e giocattoli per il bam-
bino. - Eccolo qui. - Didi mostr l'articolo e la foto a Mary, e Edward si
alz a fatica dal divano per dare un'occhiata.
- Proprio qui. - Didi sfior l'immagine del viso dell'uomo.
Mary studi la foto. - Quello non  Jack - decise Edward dopo un
minuto o due. - Quel tizio ha il naso troppo grande.
- Il naso della gente diventa pi grande con l'et - gli spieg Didi.
Edward guard di nuovo. Scosse la testa, in parte deluso e in parte solle-
vato di non dover continuare a viaggiare con Mary Terror. - No. Non 
Jack.
Didi volt all'indietro le pagine coperte di plastica. Come in una mac-
china del tempo, le date sugli articoli regredivano. Si ferm su una foto di
Jack Gardiner giovane, che sorrideva con arroganza, splendido in abbi-
gliamento da hippie, e con i lunghi capelli biondi che ricadevano a cascata
sulle spalle. Il titolo dell'articolo diceva Leader dello Storm Front in testa
alla lista dei ricercati dell'FBI e la data era il 7 luglio 1972. - Allora -
disse Didi, tornando all'articolo per il Sierra Club - e adesso. Non vedi la
somiglianz?
Edward sfogli l'album in avanti fino alla foto pi recente, poi torn a
quella vecchia. Mary rest seduta col bambino in braccio, gli occhi scuri e
insondabili. - E va bene, somiglia un po' a Jack - disse Edward. - For-
se.  difficile dirlo. - Guard con pi attenzione. - No, non direi.
- Tieni Drummer. - Mary lo porse a Edward, e lui prese il bambino
con una punta di fastidio. Poi Mary prese l'album e cominci un andirivie-
ni fra le due fotografie. Si ferm a un articolo su un'altra pagina. - Merda
- disse piano. - Quel figlio di puttana si  salvato.
- Cosa? - Didi sbirci sopra la sua spalla.
- Il porco figlio di puttana a cui ho sparato quella notte uscendo dalla
casa. - Mary batt col dito sul foglio di plastica che copriva l'articolo di
giornale, che portava il titolo Agente dell'FBI sopravvive all'attacco. C'era
una foto di un uomo steso su una barella, con una maschera di ossigeno sul
viso, che veniva caricato su un'ambulanza. - Te lo ricordi, Edward?
Edward guard. - Oh, s. Credevo che lo avessi fatto secco.
- Lo credevo anch'io. Di solito un colpo alla gola  efficace. Didi si
sent gelare il sangue nelle vene. - Un... colpo alla gola?
- Proprio cos. L'ho colpito due volte. Una volta al viso, una volta alla
gola. Gli avrei fatto saltare quel cervello fottuto, ma non avevo pi proiet-
tili. Edward, qui dice che si chiamava Earl Van Diver. Trentaquattro anni,
di Bridgewater, New Jersey. Una moglie e una figlia. - Rise piano, una
risata terribile. - Senti questa: la figlia si chiama Mary.
Anche Didi stava leggendo l'articolo. Si era dimenticata di avere ritaglia-
to quell'articolo da un quotidiano di Philadelphia, alcuni giorni dopo lo
scontro armato di Linden. Aveva messo da parte tutto quello che riusciva a
trovare sullo Storm Front: il suo libro di ricordi, come una carta stradale
dell'Ade. Earl Van Diver. Uscito dalla prognosi riservata, diceva l'articolo.
Gravi danni al viso e alla laringe.
"Oh mio Dio" pens Didi.
- Me lo ricordo - disse Mary. - Scommetto che anche lui si ricorda
di me. - Pass oltre, all'articolo e alla foto sul bollettino del Sierra Club.
Aveva creduto che fosse facile, che avrebbe riconosciuto Jack subito, ma
la foto mostrava solo una parte della testa di un uomo biondo. Lesse i nomi
degli uomini nell'articolo: Dean Walker, Nick Hudley, Keith Cavanaugh.
Nessuno di essi aveva un significato per lei, un ordito magico. Il cuore le
era diventato di piombo. Drummer aveva cominciato a emettere un pianto
miagolante, e quel suono le faceva dolere la testa. - Non saprei - disse.
Didi le prese di mano l'album. Dov'erano Laura e Mark? Ormai avrebbe-
ro dovuto essere l! Aveva lo stomaco tutto aggrovigliato dalla tensione. -
Vieni a vedere quello che ho fatto - propose. - Poi dimmi che ne pensi.
Nel laboratorio, con il lampadario centrale acceso, Mary gir intorno al-
la testa di argilla ancora posata sulla ruota da vasaio. Didi pos vicino ad
essa l'album, aperto alla pagina della foto. Il pianto del bambino era diven-
tato pi forte, e Edward stava facendo del suo meglio per calmarlo. Mary
si ferm, fissando il viso di Lord Jack.
- L'ho ricavato dalla foto - disse Didi. Nella sua voce si era insinuato
di nuovo un tremolio nervoso. - Sembra Jack. Pi vecchio, lo so. Ma
penso che sia lui.
Il piombo si era incrinato ed era caduto dal cuore di Mary. Era diventato
un falco, che volava verso il sole. Era Jack. Pi vecchio, s. Ma ancora bel-
lo, ancora regale. Sollev il foglio di plastica dell'album fotografico e tir
fuori l'articolo e la foto. Era possibile? Dopo tanti anni? Era davvero pos-
sibile che Lord Jack fosse a Freestone, California, e questo fotografo aves-
se ripreso una sezione del suo viso? Voleva crederci con intensit dispera-
ta.
Il pianto del bambino era stridulo, una richiesta di attenzione. Edward lo
cullava, ma lui non voleva smettere. I nervi di Didi erano sul punto di ce-
dere. - Dallo a me - disse, ed Edward obbed. Lo cull anche lei, mentre
Mary continuava ancora a spostare lo sguardo dall'immagine al busto di
argilla. Il bambino, avvolto in un piumino bianco, era caldo fra le sue
braccia, e lei sent gli odori del latte artificiale e della rosea carne del pic-
colo. - Shhh - fece. - Shhh. - I suoi occhi azzurri la guardarono, bat-
tendo le ciglia. -  un bravo bambino. David  un bravo barn...
Era andato. Impossibile rimangiarselo. Era volato nell'aria fino alle o-
recchie di Mary Terror.
Anche se il laboratorio era gelido, Didi sent minuscole goccioline di su-
dore sgorgarle sulla nuca. Mary fece ancora una volta il giro della ruota
mentre ripiegava l'articolo in un quadratino. Lo mise in una tasca dei pan-
taloni di velluto a coste marrone. Quando guard di nuovo Didi, Mary sor-
rideva leggermente, ma i suoi occhi erano pericolosi come canne di fucile.
- Il mio bambino si chiama Drummer. Lo sapevi. Perch lo hai chiamato
David?
Non c'era niente da dire. Mary le venne incontro con un sorriso tagliente
come un rasoio. - Didi? Ridammi Drummer, per favore.
In piedi davanti alla porta del laboratorio, Laura sent Mary Terror cal-
pestare un grumo di argilla che si schiacci sotto la scarpa. Il cuore le bat-
teva con la violenza di un tuno, il viso era irrigidito dalla paura. Nella de-
stra stringeva l'automatica Charter Arms, con la sicura tolta. "Adesso o mai
pi" pens. "Che Dio mi aiuti." Entr nel corridoio di luce che usciva dalla
porta, e punt la pistola verso la donna massiccia che aveva rapito suo fi-
glio. - No - sent se stessa dire con la voce roca di un'estranea.
Mary la vide. Ci vollero forse quattro secondi perch il viso le dicesse
qualcosa. La mente di Mary lavorava come un topo sorpreso in una trappo-
la che si chiude. Aveva lasciato in casa la borsa a tracolla e la Magnum. La
Colt era nascosta sotto il sedile di guida del furgone. Ma aveva ancora due
armi.
Mary allung un braccio, agganci Bedelia Morse alla gola, e con uno
strattone la interpose fra s e la pistola di Laura. Poi serr saldamente l'al-
tra mano sulla bocca e sul naso del bambino, impedendogli di respirare. Il
piccolo cominci a scalciare, in cerca d'aria.
- Togli il dito dal grilletto - ordin Mary. - Punta la pistola in basso.
6
La luce fa male
Laura non obbed. Le tremava la mano, e anche la pistola. Il viso di Da-
vid si stava chiazzando di rosso, le sue mani artigliavano l'aria.
- Soffocher in pochi secondi. Poi ti piomber addosso, e tu non sai un
accidente di come si uccide.
L'ira divamp nella mente di Laura. La grossa mano della donna era
stretta con forza sulle narici e sulla bocca di David. Laura poteva vedere i
suoi occhi, dilatati dal panico. Didi non poteva muoversi, con la gola stret-
ta dall'altro braccio di Mary. Edward disse: - Aspetta un minuto. Aspetta
- ma a chi fosse rivolto il suo balbettio non era chiaro.
- Togli il dito dal grilletto - ripet Mary, con la voce assurdamente
calma. - Punta la pistola a terra.
Laura non aveva scelta. Obbed.
- Prendi la pistola, Edward. - Lui esit. - Edward! - La voce di
Mary scatt come una frusta. - Prendi la pistola!
Lui avanz, afferr l'automatica e la tolse dalla mano di Laura. I loro oc-
chi s'incontrarono. - Mi spiace - disse lui. - Non sapevo...
- Zitto, Edward. - Mary tolse la mano dalla faccia del bambino. Lui
ansim e poi dalla sua bocca scatur uno strillo che quasi distrusse ci che
restava della salute mentale di Laura. - Portami la pistola - disse Mary.
- Ascolta. Noi non dobbiamo...
- PORTAMELA!
- Okay, okay! - Lui consegn la pistola a Mary, che punt la canna
contro i capelli rossi di Didi e le tolse il bambino tenendolo con un braccio
solo. Gli strilli continuarono, mentre Mary indietreggiava da Didi e punta-
va la pistola su Laura. - Chi c' con te?
Lei stava per rispondere: "La polizia". No, no; Mary avrebbe certamente
ucciso David. - Nessuno.
- Bugiarda! I porci sono l fuori?
- Sarei qui, se ci fossero loro? - Laura non aveva pi paura. La paura
era sfumata. Non c'era tempo per avere paura, con la mente occupata dal
tentativo di escogitare un modo per arrivare a David.
Mary disse: - In piedi contro la parete. Didi, anche tu. Muoviti, putta-
na!
Didi prese posto accanto a Laura, col viso basso e le lacrime sulle guan-
ce. Aspettava il proiettile dell'esecuzione. Laura non volle distogliere lo
sguardo da Mary Terror. Fiss la donna, imprimendosi per sempre nella
mente il suo viso brutale dalla mascella dura.
- Edward, va' in casa a prendere la mia borsa e la culla portatile. Metti-
le nel furgone. Ce la filiamo. - Edward fece come gli veniva ordinato. Il
bambino continuava a piangere, ma l'attenzione di Mary era concentrata
sulle due donne. - Che tu possa marcire all'inferno - disse a Didi. - Mi
hai tradito.
- Mary... ti prego, ascolta. - La sua voce era roca per la pressione del
braccio di Mary sulla trachea. - Lascia andare il bambino. Lui non appar-
tiene a...
- E mio! Mio e di Jack! - Chiazze rosse apparvero sulle guance di
Mary, che aveva gli occhi infiammati. - Io mi fidavo di te! Eri mia sorel-
la!
- Non sono pi quella di una volta. Voglio aiutarti, Mary. Ti prego, la-
scia qui David.
- SI CHIAMA DRUMMER! - grid Mary. La pistola rest ferma,
puntata nello spazio fra Laura e Didi.
- Si chiama David - ribatt Laura. - David Clayborne. Comunque lo
chiami, sai qual  il suo vero nome.
All'improvviso, Mary sorrise. Fu un sogghigno crudele, e lei attravers a
lunghe falcate il laboratorio e si ferm con l'automatica che sfiorava il naso
di Laura. Ci volle tutto l'autocontrollo di Laura per non tendere le braccia
verso David, ma le tenne ferme lungo i fianchi e il suo sguardo incontr
quello di Mary. - Coraggiosa - disse Mary. - Stronza coraggiosa. Ti
mander gi per lo scarico. Ti mander gi nel buco nero. Pensi che ti pia-
cer?
- Penso... che non sei altro che un'impostura. Hai un bambino che non
 tuo. Stai cercando un uomo che si  dimenticato di te. - Laura vide l'o-
dio di Mary divampare, come l'esplosione di una bomba al napalm. Conti-
nu, avanzando tra le fiamme. - Non conti niente, e non credi in niente. E
la bugia peggiore  quella che racconti a te stessa, che quando porterai Da-
vid a Jack Gardiner, ridiventerai giovane.
Mary non pot sopportare che il nome di Jack uscisse dalla bocca di
quella donna. Con un gesto fulmineo, colp Laura al viso con la canna del-
l'automatica. Si sent uno scricchiolo e Laura cadde sulle ginocchia, con la
testa che pulsava di dolore. Il sangue sgocciol sul pavimento dalle narici,
dal naso quasi fratturato. Sulla guancia le era apparso un cordone in rilievo
dai bordi bluastri. Laura non emise un gemito, mentre un pulviscolo nero
le danzava davanti agli occhi.
- Tirala su - ordin Mary a Didi. - Abbiamo una faccenda da sbrigare.
Mary le fece uscire in gruppo dal laboratorio, Laura barcollante e Didi
che la sosteneva. Edward stava aspettando vicino al furgone. Lei gli con-
segn l'automatica e prese la Colt sotto il sedile di guida. - Entrate nel
bosco - ordin Mary, tenendo Drummer con un braccio. - Via dalla
strada. Via.
- Forse potresti semplicemente rinchiuderle a chiave da qualche parte
- disse Edward mentre camminavano. - Sai? Chiuderle a chiave e la-
sciarle l.
Mary non rispose. Proseguirono, in mezzo al bosco di querce e pini, con
le foglie e i ramoscelli che scricchiolavano sotto i piedi. - Non c' biso-
gno di ucciderle - ritent Edward, col fiato bianco nell'aria ghiacciata. -
Mary, mi senti?
Lei lo sentiva, ma non rispose. Quando furono arrivati a un centinaio di
metri dal cottage, ordin: - Alt. - Ormai i suoi occhi si erano abituati al
buio. Strapp la borsa dalla spalla di Laura, meditando di cercare i contanti
e prendere le carte di credito. - Di fronte a me - ordin alle due donne, e
indietreggi di alcuni passi.
- Ti prego... non farlo - implor Didi.
Click. Mary aveva tirato indietro il cane della Colt. Il bambino era silen-
zioso, e piccole nuvolette bianche gli sfuggivano dalle narici.
- Mary, no - disse Edward, in piedi vicino a lei. - Non farlo, va bene?
- Nessuna ultima parola? - chiese Mary. Laura parl, con un lato del
viso che cominciava a gonfiarsi. - Marcisci all'inferno.
- Abbastanza buona. - Mary punt la pistola contro la testa di Laura,
col dito sul grilletto. Due colpetti, e ci sarebbero state due fottute borghesi
di meno al mondo.
Cominci a premere il grilletto.
Si sent uno sparo: un rapido pop! che echeggi fra i boschi.
Edward barcoll verso di lei, le urt il braccio, e la Colt spar con un
colpo pi secco, mentre il proiettile si perdeva fra gli alberi sopra la testa
di Laura. Qualcosa di caldo e umido era spruzzato sul viso di Mary, sulla
sua spalla e sul bambino. La coperta bianca era punteggiata di macchioline
scure. Guard Edward, e vide che una parte della sua testa era scomparsa,
e il vapore si levava nell'aria dal cervello messo a nudo che trasudava.
- Oh - gemette Edward, con il viso ridotto a una maschera di sangue.
- La luce fa male.
Giunse un altro sparo. Lei vide la vampata sulla destra, nel bosco. Il
proiettile si conficc nel tronco di un albero alle spalle di Mary e le punse
il cuoio capelluto con frammenti di corteccia di pino. Edward si aggrappa-
va al suo braccio. - Mamma? Mamma? - Gli sfugg un singhiozzo dalle
labbra sbavanti. - Eddie bravo bambino.
Mary lo spinse da parte. In quel momento, un terzo proiettile fuoriusc
dal petto di Edward con uno spruzzo caldo, e lei sent la pallottola sfiorarle
il maglione passandole vicino alla schiena. Edward cadde, gorgogliando
come un tubo intasato. Lei lasci cadere la borsa di Laura e spar due colpi
verso la fiammata dell'arma, mentre il rumore della Colt faceva gridare di
nuovo Drummer. Un fucile ad alta precisione, pens. Un'arma da porco.
Un tiratore scelto, come minimo. Si allontan da Laura e Didi, e cominci
a correre verso il cottage con il bambino stretto nel braccio e il sangue e il
cervello di Edward Fordyce sul viso.
Il fucile cant di nuovo, spezzando un ramo a meno di quindici centime-
tri dalla testa di Mary. Lei spar un altro colpo, vide volare le scintille
quando il proiettile rimbalz su una roccia. Poi corse a perdifiato, slittando
sulle foglie e lasciandosi dietro le urla del bambino come una scia.
Qualcuno che sparava, pens Laura. Che sparava a Mary Terror. David
fra le sue braccia. David sulla traiettoria dei proiettili. Aveva visto anche
lei la fiammata dello sparo, la rivide mentre un altro proiettile cercava
Mary. La sua pistola. In mano a Edward. Laura fece tre passi in avanti e
cadde sopra il corpo che fremeva, afferr l'automatica e la strapp dalle di-
ta di Edward.
Poi si alz in piedi, mir verso l'oscurit in cui si annidava il tiratore e
premette il grilletto. La pistola le schizz quasi via di mano, mentre il rin-
culo le spaccava i timpani. Continu a sparare, un secondo proiettile e poi
un terzo, squarciando il tessuto della notte. L'altra arma tacque. Oltre il fra-
gore della pistola, Laura sent il rombo del furgone di Mary Terror che par-
tiva. - Sta fuggendo! - grid Didi. "Chiavi della macchina!" pens Lau-
ra. Raccolse da terra la borsa e cominci a correre verso la casa.
Mary Terror ingran la retromarcia per discendere il vialetto, mentre
Drummer piagnucolava nella culla portatile. La vide nel retrovisore: una
BMW parcheggiata sulla strada, che bloccava il viale. Premette l'accelera-
tore, e la parte posteriore del furgone urt contro lo sportello del passegge-
ro della BMW, accartocciandolo con uno schianto di metallo e vetro. La
BMW trem e gemette, ma non cedette il passo. Lei aveva il viso coperto
di sudore, il sapore del sangue di Edward sulle labbra. Lott per ingranare
la prima, risal ruggendo il vialetto per urtare di nuovo la macchina e sco-
starla. I fari sorpresero Laura che correva, con la pistola in mano, seguita
da Bedelia Morse. Non c'era tempo da perdere. Mary strinse i denti, mise
di nuovo il furgone in retromarcia e lo fece uscire dal vialetto, abbattendo
dei pini giovani e riducendo in frantumi una delle sculture astratte di Didi.
Il furgone ammacc il paraurti anteriore della BMW, e Mary gir di scatto
il volante per raddrizzare le ruote, acceler ancora una volta, e il furgone
scatt in avanti con uno stridio di gomme. Si allontan a tutta velocit, di-
retta a ovest.
Laura raggiunse la macchina, vide le luci di coda del furgone in lonta-
nanza, con tutti e due i fanalini rossi frantumati, prima che il veicolo supe-
rasse una curva e scomparisse. Sent Didi ansimare forte alle sue spalle, si
gir e punt la pistola sul viso di Didi. - Sali in macchina.
- Cosa?
- Sali in macchina! - Tent di aprire lo sportello posteriore sul lato
destro, ma i cardini erano bloccati. Laura afferr Didi per un braccio e la
spinse dalla parte opposta, dove apr lo sportello del posto di guida. Didi
s'impunt, cerc di liberarsi, ma Laura le piant la canna della pistola sotto
la mascella e ogni resistenza cess. Quando Didi fu salita, Laura si mise al
volante, ripesc le chiavi dalla borsa imbrattata di sangue e accese il moto-
re. Qualcosa produsse un tintinnio metallico e stridette sotto il cofano, ma i
quadranti non mostravano nessuna spia accesa. Laura schiacci l'accelera-
tore, e l'auto ammaccata lasci striature di gomme simili a quelle del fur-
gone.
Il finestrino dalla parte di Didi era rotto, e un vento gelido fischiava nel-
la macchina mentre il tachimetro superava i novanta. Laura abbord la
curva a cento all'ora, sbandando sulla corsia di sinistra. Non si vedevano
pi fanalini davanti, ma c'era un'altra curva. Il piede di Laura non si spost
verso il freno. Spinse l'auto oltre la curva, fin sulla banchina stradale e
quasi nel bosco prima di riportarla in carreggiata. Laura guard il tachime-
tro: l'ago stava superando i centodieci. Didi era schiacciata sul sedile po-
steriore, con i capelli rossi che svolazzavano al vento, il viso stravolto dal
terrore al riverbero verde del cruscotto.
Una terza curva rischi di far finire la BMW fra gli alberi, ma Laura si
tenne aggrappata al volante che sussultava. Poi c'era un lungo rettilineo,
con due luci bianche in fondo. Laura si asciug con l'avambraccio il naso
che sanguinava e lasci correre la macchina, col motore che ruggiva men-
tre il tachimetro indicava 130. Ma anche il furgone andava veloce, col fu-
mo nero che sbuffava dal tubo di scappamento accartocciato. Ai lati della
strada, gli alberi spogli scorrevano in una massa scura e confusa. Laura si
avvicin abbastanza da leggere i numeri sulla targa della Georgia, e poi si
accesero gli stop; Mary stava rallentando per affrontare un'altra insidiosa
curva a destra. Dovette frenare anche Laura, e rimase indietro mentre le
gomme abbordavano la curva, poi le gir a destra, a sinistra e infine le
raddrizz su un altro rettilineo. Allora Mary pigi sull'acceleratore, e il
furgone schizz in avanti con un accenno di testacoda che fece bloccare il
respiro nei polmoni di Laura. Se il furgone finiva fuori strada, David pote-
va restare ucciso. Si rese conto che non poteva speronare il furgone, co-
stringerlo a deviare sulla banchina, o sparare un proiettile a una gomma.
Una qualsiasi di quelle mosse poteva far perdere a Mary il controllo del
volante. Una pallottola sparata contro una gomma poteva perforare la car-
rozzeria del furgone, oppure colpire il serbatoio della benzina. David sa-
rebbe morto nel relitto in fiamme, come per uno dei proiettili di Mary.
Laura ridusse la velocit, cominci a lasciare un certo vantaggio al furgo-
ne. L'ago del tachimetro scese: 120... 110... 100... 95. Mary mantenne la
velocit costante intorno ai 110 e il furgone si allontan, seguito da uno
sbuffo di fumo scuro. Laura vide un cartello sulla destra: I-94, 9 KM.
L'interstatale in direzione ovest, pens.
La canna dell'automatica premette contro la tempia destra di Laura.
Didi aveva raccolto la pistola dal sedile a fianco. - Ferma la macchina
- disse Didi.
Laura prosegu, mantenendo ora la velocit costante a 95 chilometri l'o-
ra.
- Ferma la macchina! - ripet Didi. - Voglio scendere!
Laura non rispose, con l'attenzione concentrata sulla strada e sul furgone
davanti a lei. Mary Terror voleva prendere l'interstatale perch era la via
pi veloce per la California.
- Ho detto ferma la macchina! - grid Didi per sopraffare il frastuono
del vento.
- No - rispose Laura.
Didi rest seduta, stordita e impotente, con la pistola in mano.
Le narici di Laura cominciavano a essere intasate dal sangue. Si soffi il
naso con la mano, sopportando un dolore lancinante che si estese alla
guancia e alle ossa, poi si ripul la macchia scarlatta sui jeans. - Non ho
intenzione di perdere Mary.
Le emozioni di Didi esplosero come una bandiera sfilacciata. - Se non
fermi la macchina ti ammazzo! - grid. - Ti faccio saltare il cervello!
Laura non lasci l'acceleratore. - Tu non sei pi un'assassina - disse
senza nemmeno guardare nella direzione di Didi.
-  acqua passata. Inoltre, te la senti di tornare a casa tua e di cercare di
spiegare alla polizia per quale motivo Edward Fordyce giace morto nel bo-
sco?
- Ferma la macchina, ho detto. - La voce di Didi era pi fiacca.
- Dove andrai, se lo faccio?
- Trover un posto! Non preoccuparti per me!
La testa di Laura pulsava di un dolore intenso, il sangue nelle narici co-
minciava a coagularsi. Doveva respirare con la bocca per trovare aria.
"Quella strega mi ha ridotto male" pens.
- Ho bisogno di te - disse.
- Ho gi distrutto la mia vita per te!
- Allora non hai nient'altro da perdere. Ho bisogno del tuo aiuto per
riavere il bambino. Devo continuare a seguire Mary Terror per tutta la
strada fino in California. Fino all'inferno, se necessario.
- Sei pazza! Uccider il bambino, prima che tu riesca a prenderla.
- Lo vedremo - ribatt Laura.
Didi stava per chiederle di nuovo di scendere, quando un paio di fari ba-
lenarono nello specchietto retrovisore. Didi guard indietro, vide una mac-
china guadagnare terreno su di loro. - Cristo! - esclam. - Penso che
siano i poliziotti! - Scost la pistola dalla tempia di Laura.
Laura guard avvicinarsi la macchina. Quella dannata stava letteralmen-
te volando, correndo a oltre 130 all'ora. Niente sirena o luce azzurra, per il
momento, ma il cuore le era salito in gola. Non sapeva che fare: premere
l'acceleratore o il freno? E poi l'auto fu su di loro, con i fari ardenti come
soli bianchi nello specchietto retrovisore. Laura sterz di scatto a destra
mentre l'auto l'affiancava e la superava con uno stridio di gomme. Era una
grossa Buick, blu scuro o nera, vecchia forse di sei o sette anni ma intatta,
e lo spostamento d'aria del suo passaggio rischi di mandare fuori strada la
BMW. La Buick scatt, tagli la strada a Laura e prosegu. Aveva la targa
del Michigan e un adesivo che diceva Quando le pistole saranno fuori leg-
ge, solo i fuorilegge avranno la pistola sul paraurti posteriore.
Dal furgone, Mary vide arrivare il nuovo venuto. Drummer piangeva an-
cora, dato che la culla portatile si era rovesciata in una delle curve. Porci,
pens lei. "Ecco che arrivano i porci fottuti." Aveva il viso appiccicoso per
il sangue di Edward, frammenti del suo cranio e del suo cervello spiaccica-
ti sui vestiti. Arm il cane della Colt e abbass il finestrino, poi diminu la
pressione sull'acceleratore, mentre la grossa auto lasciava la sua corsia e
cominciava a sorpassarla.
- Avanti - disse al vento. - Vieni avanti, porcellino!
La Buick le si affianc e rimase l, procedendo come lei a 120 sulla stra-
da secondaria. Mary non vedeva contrassegni della polizia o dell'FBI, e
non riusciva nemmeno a vedere la faccia del conducente. Ma di colpo l'au-
to sterz sulla destra, e si sent uno schianto metallico quando urt il fur-
gone. Il volante vibr. Mary lanci un'imprecazione e il furgone sband
verso la banchina sulla destra. Lei lott contro il peso, mentre i boschi scu-
ri si protendevano ad abbracciare lei e Drummer. Riport il furgone sulla
carreggiata, e di nuovo la grossa auto la caric di fianco, tentando di solle-
vare il furgone dall'asfalto come un toro infuriato. La macchina colp per la
terza volta, e nell'aria sprizzarono scintille quando le parti metalliche fece-
ro attrito fra loro. Il furgone fu spinto di lato, col volante che cercava di
sfuggire alla stretta di Mary. Lei guard a sinistra, vide il finestrino del
passeggero abbassarsi, azionato da un alzacristalli elettrico. La macchina
scatt in avanti, col conducente quasi alla sua altezza. Ci fu un crack sono-
ro, una vampata, e un rumore metallico risuon nel retro del furgone.
Proiettile, pens Mary. Arma da fuoco. Quel figlio di puttana le stava
sparando.
Le balen alla mente, tutt'a un tratto, che chiunque fosse a bordo della
grossa Buick era il bastardo che aveva ucciso Edward. Quella non era esat-
tamente la procedura dei porci. Quel fottuto stava cercando di ucciderla,
quello era sicuro.
Premette di nuovo l'acceleratore, sfrecciando oltre un cartello che diceva
I-94, 3 KM. La Buick rimase affiancata. Un altro crack e una vampata, e
lei sent il sibilo del proiettile che rimbalzava dentro il furgone. La Buick
rimase con lei, sfiorando i 130 chilometri all'ora. Mary si tenne aggrappata
al volante con una mano e spar un colpo con l'altra. Il proiettile non and
a segno, ma la Buick rest indietro di alcuni metri. Poi balz in avanti e ur-
t di nuovo la fiancata del furgone, spingendolo verso la banchina stradale.
Mary spar ancora una volta, tentando di colpire il motore della Buick. Le
gomme del furgone slittarono sulla ghiaia, mentre la coda del veicolo
sbandava. Passarono due secondi in cui Mary pens che il furgone si sa-
rebbe rovesciato, ma poi le gomme ritrovarono l'asfalto e l'urlo si spense
nella gola di Mary. La Buick, con il lato destro graffiato e ammaccato,
cominci a riportarsi alla pari con lei. Mary teneva gi l'acceleratore
schiacciato a tavoletta, spingendo il furgone al limite della potenza. La
Buick stava arrivando, con il muso lungo e sfregiato che avanzava. Mary
lasci cadere la Colt, infil la mano nella borsa a tracolla e tir fuori la
Magnum Compact.
Prima che potesse sparare un colpo, la BMW che era scattata in avanti
alle sue spalle sterz nella corsia di sinistra e urt contro il paraurti poste-
riore della Buick. La collisione fece sussultare il dito che stava premendo
il grilletto di una pistola, e il proiettile si conficc nella fiancata del furgo-
ne meno di venti centimetri pi indietro del cranio di Mary Terror.
Mary spar in basso con la Magnum, facendo un rumore esplosivo e av-
vertendo il rinculo nell'avambraccio e nel braccio. La gomma anteriore de-
stra della Buick scoppi, e, mentre il conducente pigiava sul freno, Laura
diede uno strappo a destra al volante della BMW e manc la Buick di
quindici centimetri, portando il suo paraurti anteriore destro proprio a ri-
dosso del furgone in corsa. La Buick, con la gomma a pezzi, attravers la
corsia di sinistra e scese un pendio finendo in un folto di alberi e cespugli.
- Sta' indietro! Indietro! - stava gridando Didi, e Laura si butt sul
freno proprio mentre Mary faceva lo stesso. I paraurti cozzarono come
spade. Laura sterz a sinistra, vide la rampa dell'interstatale proprio davan-
ti a s. E poi anche Mary Terror la imbocc, con il furgone che vomitava
fumo nero dallo scappamento. I-94 OVEST, segnalava il cartello. Mary
usc dalla rampa immettendosi sull'autostrada, allung una mano verso il
basso e raddrizz la culla portatile di Drummer. Stava ancora piangendo,
ma avrebbe dovuto vedersela da solo. Lei lanci un'occhiata al retrovisore,
vide la BMW indietro di una cinquantina di metri, che rallentava. Ridusse
anche lei la velocit a circa 95 chilometri l'ora. Chiunque guidasse la
Buick avrebbe dovuto cambiare la ruota, e a quell'ora lei sarebbe gi spari-
ta.
Ma Laura Clayborne era nell'auto dietro di lei. Forse c'era anche Bede-
lia. Traditrice, pens. Una pallottola non bastava per lei, doveva essere
sventrata e squartata per i corvi, come le carogne della peggiore specie.
La BMW manteneva la distanza. Mary rimise la Magnum nella borsa a
tracolla. Stava tremando, ma presto le sarebbe passata. A quell'ora di mat-
tina l'interstatale era quasi deserta, eccettuato qualche camion che traspor-
tava merci. Mary cominci a rilassarsi, ma il suo sguardo seguitava a spo-
starsi verso i fari della BMW. "Avrei dovuto forare le gomme quando ne
avevo la possibilit" pens. Perch la puttana non aveva portato i porci?
Perch era venuta sola? Stupida, ecco che cos'era. Stupida e debole.
- Che cosa hai intenzione di fare? - chiese ai fari. - Seguirmi fino in
California? - Scoppi a ridere: un latrato aspro, nervoso.
- Si chiama Earl Van Diver - stava spiegando Didi a Laura. - Un
agente dell'FBI. Mary gli spar alla gola nel 1972, nello scontro a fuoco di
Linden. Penso che abbia scoperto chi sono, ma non vuole me. - Accenn
con la testa al furgone. - Vuole Mary.
Laura aveva acceso il riscaldamento al massimo, ma l'interno della
BMW era ancora sgradevolmente freddo, col vento che ululava intorno a
loro. Non restava altro da fare. Nient'altro che tenere d'occhio quel furgone
con i fanalini rotti. Prima o poi, Mary avrebbe dovuto fermarsi per fare
benzina. Avrebbe avuto sonno, fame e sete. Avrebbe dovuto deviare, pri-
ma o poi. E allora... allora cosa?
Laura controll l'indicatore del carburante. Poco meno di mezzo serba-
toio. Se lei avesse dovuto fermarsi prima, Mary avrebbe fatto perdere le
sue tracce. Poteva uscire dall'interstatale, tentare di nascondersi finch non
fosse sicura che Laura non poteva ritrovarla. Ma a Mary interessava una
sola direzione, e una sola meta. Fra quei due punti c'erano oltre tremila-
duecento chilometri, e chi poteva sapere che cosa sarebbe potuto accadere
in quella spaventosa distanza?
- Voglio scendere - disse Didi. - Non vengo con te.
Laura rimase in silenzio, il naso chiuso dal sangue coagulato e la guan-
cia ferita che stava diventando di un nero bluastro.
- Lo giuro su Dio! - le grid Didi. - Non verr con te!
Laura non rispose. Quella mattina aveva visto uccidere un essere umano.
Aveva la borsa macchiata del suo sangue, e nella macchina c'era odore di
morte. Sentiva l'orrore di quello che aveva visto logorarle la mente, distrar-
la dal compito che si era prefissa, e fece l'unica cosa che poteva fare: smise
semplicemente di pensare a Edward Fordyce, e releg il ricordo del suo
corpo che fremeva in un posto da cui non sarebbe stato facile rievocarlo.
Doveva pensare a una cosa e a una cosa soltanto: David, nel furgone che li
precedeva di una cinquantina di metri. Mary Terror al volante. Armata e
pericolosa. Tremiladuecento chilometri fra lei e un uomo che poteva essere
Jack Gardiner oppure no.
- Voglio scendere! Alla prima stazione di servizio!
Ne superarono una qualche minuto dopo. Era tutta illuminata.
Il furgone prosegu, mantenendo la velocit costante di 105 chilometri
l'ora.
Didi rimase in silenzio. Si mise le mani sulle orecchie, per escludere l'ur-
lo del vento.
"Ti fermerai da qualche parte" pensava Laura. "Forse fra dieci chilome-
tri. Forse fra cinquanta. Ma ti fermerai, e quando lo farai io sar proprio l,
dietro di te."
Lanci un'occhiata all'automatica posata sul sedile dove l'aveva lasciata
Didi. L'impugnatura aveva una macchia scarlatta. Poi riport l'attenzione
sui fanalini rotti, e spazz via la domanda insistente: come avrebbe fatto a
portare via David a Mary Terror, senza che la donna gli piantasse una pal-
lottola in testa?
Per poco non pianse, ma respinse le lacrime. Il viso le sembrava di cuoio
teso su ferro rovente. Le lacrime non avrebbero alleviato il dolore, e non
l'avrebbero aiutata a riavere David vivo. Non aveva certo bisogno che le si
gonfiassero gli occhi, quello era sicuro.
- Sei pazza - disse Didi. Un'ultima frecciata: - Ci farai ammazzare
tutt'e due, e anche il bambino.
Non ottenne risposta da Laura, ma il commento si era conficcato nella
sua mente come una spina. Laura si concentr sul compito di mantenere
una distanza costante di cinquanta metri circa dal furgone. Non c'era biso-
gno di spiare Mary. Solo di farla sentire comoda e tranquilla, l nel furgo-
ne, con le due pistole e il bambino che chiamava Drummer.
Sarebbe cresciuto col nome di David, giur Laura, a costo di morire.
Il furgone e la BMW, entrambi ammaccati e malconci dopo il primo
scontro, filavano a ovest sull'interstatale tranquilla. Mary Terror controlla-
va la benzina e seguitava a guardare indietro verso la macchina di Laura,
prendendo nota della sua posizione. Quando il pianto di Drummer si cal-
m, Mary cominci a cantare Light My Fire a voce bassa, divagando.
"Seguimi" stava pensando. Il suo sguardo scatt di nuovo verso i fari
della BMW. "Bene. Seguimi, cos potr ucciderti."
Il furgone e la macchina correvano. Pi indietro, alla rampa di accesso,
circa mezz'ora dopo, Earl Van Diver strinse l'ultimo bullone e sgonfi il
martinetto gonfiabile. Portava un berretto di lana nera e una tuta mimetica
verde e marrone, col viso pallido e ossuto graffiato dal fogliame. Ripose
gli attrezzi al loro posto nel bagagliaio, dove erano custoditi il fucile di
precisione e scatole di munizioni insieme al microfono direzionale Super-
Snooper e al registratore. Prese dal bagagliaio una scatola nera, della gran-
dezza di un palmo, che applic con cuscinetti adesivi alla parte inferiore
del cruscotto. Poi colleg un filo all'accendisigari elettrico, accese il moto-
re e azion un interruttore sulla scatola nera. Una piccola spia rossa lam-
peggi, ma sul quadrante non si vedeva ancora nessun numero. Sul para-
brezza posteriore c'era un'antenna che somigliava a quella di un telefono
cellulare, ma serviva a uno scopo diverso. Van Diver stabil un altro colle-
gamento, la presa dell'antenna con la scatola nera. Ancora niente numeri.
Andava bene cos. Il congegno di rilevamento magnetico che aveva fissato
al mozzo della ruota anteriore destra del furgone di Mary Terror non pote-
va segnalarla sul quadrante, finch non arrivava nel raggio di sei chilome-
tri circa. Era stata una precauzione, per un'evenienza del genere.
Sotto il sedile aveva ricavato un nascondiglio in cui la sua automatica
Browning poteva essere introdotta ed estratta con facilit. Sarebbe stata
usata prima che avesse finito con Mary Terror.
E se le altre due donne si mettevano di mezzo, erano morte anche loro.
Earl Van Diver riport la Buick sulla carreggiata e prosegu fino alla
rampa dell'interstatale. A ovest verso la California, pens. In cerca di Jack
Gardiner. Era tutto sul nastro, le loro voci catturate dal microfono direzio-
nale SuperSnooper e dal microfono amplificatore senza fili che aveva si-
stemato in un vaso di ceramica nel soggiorno di Bedelia Morse. In Cali-
fornia, la terra delle noci e della frutta.
Era un buon posto per uccidere un incubo.
La velocit della Buick rimase costante fra i 110 e i 120, mentre l'asfalto
cantava sotto la gomma nuova. Van Diver, giustiziere in una missione da
tempo attesa, puntava sul bersaglio.
...
.
...
FINE Parte 2.